/ Magazine / Altri articoli / ETSA, come incidere sulle politiche europee dei servizi per il tessile?
La carta d’identità di ETSA. Lo statuto, l’atto costitutivo, funzioni, compiti e obiettivi. Quali sono le policy sul tappeto, cosa bolle in pentola e quali sono le priorità d’azione, ne parliamo con Elena Lai, segretaria generale di ETSA (European Textile Service Association) associazione europea che si occupa dei servizi del tessile. ETSA ha il suo quartier generale a Bruxelles e oltre alle lavanderie industriali da voce e rappresenta i suppliers di macchinari, tessili, detergenza collegati al mercato delle lavanderie industriali. Fanno inoltre parte dell’Associazione anche le associazioni dei singoli paesi. Un’associazione contenitore, quindi, che raccoglie differenti anime della manutenzione e della cura del tessile
“Bruxelles è un luogo strategico in quanto come associazione siamo in grado di interfacciarci direttamente con le istituzioni del vecchio continente a partire dalla Commissione europea da cui scaturisce tutta la legislazione europea. Siamo attivi sin dalle prime fasi dell’iter legislativo in cui prende corpo la normativa e cerchiamo di influenzarne l’indirizzo avendo il polso del mercato rappresentando le lavanderie industriali. Svolgiamo un ruolo attivo anche nei confronti del Parlamento europeo e degli Stati membri. Ad ogni Trilogue e quindi ad ogni negoziazione che avviene con le tre istituzioni europee, l’ETSA ha sempre influenzato dall’inizio lo sviluppo normativo in modo da preservare gli interessi di categoria seguendo il percorso di “formazione della legge” in modo completo.
Il Consiglio, il Parlamento e la Commissione possono anche organizzare riunioni informali interistituzionali, note come “triloghi”, per aiutarli a raggiungere un accordo. A tali riunioni partecipano rappresentanti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione
Dobbiamo spiegare il settore, le sue esigenze e necessità, in alcuni casi i servizi per il tessile come il nostro sono incorporati nella grande industria tessile ma il nostro mercato specifico ha una sua filosofia, una sua identità, una sua tipicità. Noi siamo circolari da molto prima che si affacciasse e si proponesse l’agenda del Green Deal. Quando sono arrivata a ETSA mi sono posta come obiettivo l’importanza che le istituzioni europee capiscano cosa si intenda per circolarità nei servizi del tessile. Perché siamo più virtuosi degli altri nella circolarità? Nel 2021 c’è stata la possibilità di diventare ambasciatori del clima per la Commissione europea (nell’ambito del famoso Green Deal) andiamo in giro per l’Europa a illustrare le nostre best practices ma anche lavorare in sinergia con altri segmenti del settore in modo da diventare un modello di circolarità attraverso analisi, portando dati sempre legati ai dossier legislativi, le direttive e l’evoluzione normativa europea. Questo è quello che fa ETSA in cooperazione e di concerto con i rappresentati delle associazioni nazionali”.

Quali sono i dossier aperti in questo momento?
“Il primo fronte aperto è quello della Waste framework directive e tutti i vari schemi di European producer responsibility (EPR) che inizialmente riguardava solo il mercato della moda ma adesso sta coinvolgendo tutti i servizi del tessile e diventerà cruciale nel 2025. Il Parlamento Europeo si chiede, dobbiamo applicare questo sistema anche al workwear e ai DPI? Noi come industria chiediamo di temporeggiare in quanto in questi casi specifici è più complicato: i DPI sono realizzati in un certo modo, contengono sostanze specifiche e il loro riciclo deve essere studiato appositamente. Cosa diciamo noi di ETSA? Abbiamo bisogno di tempo, è necessario investire risorse e individuare soluzioni idonee. Sicuramente anche per il workwear e dispositivi di protezione individuale arriverà il momento del riciclo però è necessario procedere a tappe e non a strappi.
Trattando i famosi EPR Schemes ci saranno inevitabilmente delle imposte da pagare e saranno “colpiti” coloro che collocano il prodotto sul mercato ma non sarà coinvolta solo l’azienda manifatturiera tessile, ma anche chi fa manutenzione cioè la lavanderia industriale. Ci saranno un paio di anni di advocacy e di lobby. Dobbiamo capire come il sistema di EPR debba essere sviluppato a livello europeo, al momento solo alcuni paesi europei lo contemplano: l’Olanda e la Francia hanno fatto da apripista ma anche gli altri Stati dovranno adeguarsi. La Commissione europea cos’ha detto: faremo un delegated act al fine di armonizzare il sistema degli EPR a tutta l’Europa. ETSA ha bisogno di sentire tutti i Paesi coinvolti per comprendere come può essere interpretata questa necessità di adeguamento dal nord Europa al sud Europa. Ascoltare tutte le voci e pensare ad un modello che soddisfi tutti”.
“L’ecodesign Regulation e in particolare il Digital Product Passport (DPC) che sta suscitando una grandissima discussione. In tale contesto ETSA è stata coinvolta recentemente in un progetto europeo denominato CIRPASS 2 in cui si definiranno alcune li- nee guida del Digital Product Passport per diversi settori, tra i quali quello tessile. All’interno di questo progetto c’è una parte pilota definita Lighthouse Pilot in cui si parla e si sta discutendo dei Workwear e dei DPI, siamo ancora al preambolo, in una fase embrionale e il nostro ruolo è quello di essere osservatori privilegiati. Le lavanderie industriali sono molto aggiornate sui cambiamenti necessari sia dal punto vista della trasformazione digitale che di quella Green. Le lavanderie più piccole hanno e avranno maggiori difficoltà ad adeguarsi (e le Associazioni nazionali di ETSA dovranno supportarle) a differenza di quelle più grandi che dispongono al loro interno di dipartimenti di innovazione e che riescono a gestire probabilmente con meno difficoltà la transizione”.
“Un filone importante quello dei PFAS in cui come ETSA abbiamo avuto un ruolo straordinariamente attivo in termini di Advocacy perché c’è una grande parte del settore e in particolare delle lavanderie che si occupa del Processo di Reimpregnation per i DPI che devono mantenere tutte quelle sostanze essenziali per la sicurezza in ambito lavorativo. C’è una grande discussione a livello europeo che viene condotta dall’ECHA e dalla Commissione europea. L’ETSA ha fornito importante materiale sia all’ECHA che alla Commissione su come il nostro settore Workwear/DPI abbia bisogno di tempo per studiare alternative alle PFAS(alcune delle nostre lavanderie e dei nostri supplier già lo fanno), ma al momento bisogna garantire la sicurezza per i cittadini Europei e alcune di queste sostanze servono a garantire la sicurezza delle uniformi e quindi di vite umane (pensate ai vigili del fuoco per esempio). Abbiamo bisogno un periodo di deroga per adeguarci,. Questo abbiamo chiesto per il nostro settore. Molta carne al fuoco, quindi”.
La Commissione Europea ha adottato nuove misure restrittive per limitare l’uso dei composti perfluoroalchilici e polifluoroalchilici, i cosiddetti PFAS noti anche come “forever chemicals per la loro resistenza alla decomposizione nell’ambiente. La restrizione, introdotta nel quadro del regolamento REACH sul contrasto dei rischi legati alle sostanze chimiche, mira a ridurre l’esposizione a questi composti attraverso specifiche applicazioni commerciali, laddove esistano alternative più sicure e dove il rischio non è adeguatamente controllato. Le nuove misure riguardano diversi prodotti di uso quotidiano, come alcuni tessuti (in particolare le giacche antipioggia), alcuni Dispositivi di protezione individuale, gli imballaggi alimentari, le miscele di consumo (inclusi gli spray impermeabilizzanti), e alcuni cosmetici (come prodotti per la cura della pelle). Anche l’uso nelle schiume antincendio per formazione e test sarà soggetto a restrizioni, senza compromettere la sicurezza nelle operazioni di spegnimento. Le nuove restrizioni entreranno in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, con periodi di transizione che varieranno tra i 18 mesi e i 5 anni, a seconda dei settori coinvolti. Questo lasso di tempo permetterà alle aziende di trovare soluzioni alternative per sostituire i PFHxA nei prodotti di largo consumo, stimolando al contempo l’innovazione verso alternative chimiche più pulite e sostenibili
“Il tema delle skills, è cruciale, fare in modo di trovare personale adeguato per lavanderie ma anche per i fornitori. Le nuove generazioni spesso non capiscono le opportunità lavorative che il nostro settore può offrire, non solo dal punto di vista operativo (nelle lavanderie o manifatture), ma anche a livello manageriale e soprattutto in relazione agli ambiti della sostenibilità e delle competenze digitali/robotica dove si potrebbero aprire numerose opportunità. Ilmondo della lavanderia ha molteplici sfaccettature e diversi ambiti di interesse che davvero possono sorprendere. A questa esigenza si inserisce anche la necessità di aggiornamento professionale in quanto l’innovazione è galoppante: robotica, artificial intelligence, è necessario puntare al mantenimento e alla fidelizzazione della forza lavoro”.

“Tutto ciò lo affrontiamo con i nostri associati nei nostri working group, ricerca, innovazione, tutela ambientale, reclutamento e adeguamento della forza lavoro. Spesso le aziende sono spaventa- te di fronte alla condivisione dei segreti dell’’innovazione, in fin dei conti siamo in un mercato competitivo. Tuttavia il ruolo dell’ETSA è quello di fare comprendere come in tali condizioni si possa non solo difendere la quota di mercato ma anche migliorare il proprio business quando le sinergie si fondano su esigenze comuni, sia delle larghe imprese che di quelle piccole/medie (PMI). La futura Horizon partnership “Textile for the Future” di cui ETSA è grande sostenitrice, in sinergia con la European Technology Platform e con l’EURATEX, due nostri partners, ne è un esempio”.

In termini di igiene proprio con la crisi sanitaria si è inaugurata una nuova presa di coscienza e consapevolezza dell’importanza del fattore “I”, come procedete e cosa state facendo a questo proposito?
“Un contributo importante non viene solo dalle nostre grandi aziende, ma anche dalle nostre singole associazioni nazionali e in particolare del grande lavoro che è stato fatto da Assosistema in Italia nello specifico, in tema di Reusable. L’Italia ha fatto da apri pista a livello europeo ed è nella sostanza un modello anche per altri Paesi dell’Unione. Per le lavanderie l’igiene è elemento essenziale, pensiamo a sanità, RSA ma anche al tovagliato tessile riutilizzabile viene sanificato dopo ogni uso attraverso un sistema di pulizia e igienizzazione dalla lavanderia industriale. Stiamo organizzando un gruppo di lavoro interno su questo aspetto. Dobbiamo lavorare sul consumatore finale cercando di fare capire quale sia il beneficio di usare un tessuto riutilizzabile anziché il prodotto monouso. Possiamo fare molto in termini promozionali ed educativi. Pensiamo all’uso della carta, l’impatto in termini di inquinamento è devastante senza considerare il pericolo incombente della deforestazione. Da questo punto di vista, possiamo fare molto agendo guardando con attenzione le novità apportate al livello europeo dal Green Public Procurement, e a decreti italiani che hanno chiaramente evidenziato i vantaggi nelle gare d’appalto per quanto concerne la fornitura di reusable.
Gli studi e le analisi dei dati ci rafforzano nel compito di cercare di fare capire all’utente finale la necessità del reusable. Dobbiamo cercare gli strumenti più adeguati per meglio promuovere questo importante messaggio, che alla fine diventa un doppio vantaggio per l’industria ma anche per i cittadini…” conclude Elena Lai.
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