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Lavanderie industriali sempre più Hi-Tech: dati, incentivi e sfide future

di 
MARZIO NAVA

Intervista all’ingegnere industriale, Marcello Marconi, esperto di Industria 4.0, Transizione 5.0 e iperammortamento

 

1 INTERVISTA DETERGO_APRILE_2026

Iniziamo dal tema dell’iperammortamento e dell’interconnessione. Quanto è centrale questo requisito, soprattutto nel contesto della lavanderia industriale?

“L’interconnessione è sempre stata uno dei pilastri delle misure legate a Industria 4.0, dall’iperammortamento passando per il credito d’imposta, ritornando oggi alla deduzione dal reddito. Parliamo di un concetto che, nei fatti, non è cambiato in dieci anni: ciò che conta davvero è la capacità di valorizzare i dati. La normativa nasce pensando alla manifattura tradizionale, ma si applica perfettamente anche alla lavanderia industriale, che è a tutti gli effetti una fabbrica altamente automatizzata. In questo settore, il dato è fondamentale perché tutto si basa sui volumi: più si analizzano i processi produttivi, più emergono opportunità di ottimizzazione. Ci sono imprese che si limitano a una visione minima, da requisito minimo appunto, ad esempio monitorando la produzione su un PC, e altre che investono profondamente nella valorizzazione del dato, arrivando a studiare parametri molto specifici come l’umidità residua o il fabbisogno energetico. Nel mio peregrinare per industrie di lavanderia dalla Valle d’Aosta a Ragusa ho visto declinare il concetto di valorizzazione del dato nei modi più vari”.

Chi è? Marcello Marconi

Ingegnere Meccanico con PhD in Ingegneria Industriale; Professore a contratto di Sicurezza negli Impianti Industriali presso l’Università degli Studi “Guglielmo Marconi” in Roma; Esperto in Innovazione Tecnologica e Manager dell’Innovazione qualificato presso il MIMIT; Amministratore Delegato di Idea-Re S.r.l., Centro di Trasferimento Tecnologico Industria 4.0 del MiMIT con specifica competenza sull'attività 2.15 - Produzione di materiale tecnico o documentale sulle tecnologie 4.0; Laboratorio di Ricerca iscritto nella sezione “Laboratori di Ricerca Pubblici e Privati” nell’Anagrafe Nazionale delle Ricerche; consorziata di BI-REX (Big Data Innovation and Research Excellence), Centro di Competenza nazionale ad alta specializzazione sul tema Big Data.

Restando sui dati, quali sono quelli davvero rilevanti e tracciabili nelle lavanderie industriali?

“La normativa non impone quali dati raccogliere: è “aspecifica”. In pratica, ogni macchina genera i propri dati e questi devono essere utilizzati. Ci sono i dati “classici”, come quelli legati alla produzione: cliente, lotto, avanzamento della commessa. Poi c’è l’interconnessione tra macchine (machine-to-machine), che consente lo scambio diretto di informazioni lungo la linea produttiva. Un’evoluzione interessante è rappresentata dall’uso di tecnologie come RFID, che permettono di tracciare i capi anche fuori dalla lavanderia: ingresso, uscita e perfino distribuzione. Questo consente controlli molto avanzati, ad esempio sulle perdite o sul ciclo di vita dei materiali tessili. Infine, stanno diventando sempre più importanti i dati energetici, soprattutto con la Transizione 5.0 (normativa piuttosto controversa) che aveva fatto un mix tra dato classico e quello energetico. Le lavanderie consumano enormi quantità di energia, sono imprese altamente energivore, quindi monitorare elettricità, vapore e consumi è strategico, anche se in alcuni casi la sensoristica capillare può essere costosa e peraltro non sempre coperta da agevolazione, come avvenuto paradossalmente proprio in Transizione 5.0”.

Parliamo di automazione: quanto è evoluto oggi il settore delle lavanderie industriali?

“È sorprendentemente evoluto. Parliamo di impianti che lavorano tonnellate di biancheria al giorno con pochissimo personale, a velocità elevatissime e con sistemi di controllo qualità molto sofisticati. La lavanderia è un’azienda molto complessa. Quando ho iniziato a occuparmene, circa dieci anni fa, sono rimasto colpito dal livello tecnologico. Scanner, sistemi automatici di selezione e controllo errori rendono queste fabbriche estremamente efficienti. Dal punto di vista normativo, alcune macchine – come la lavacontinua – è stata oggetto di interpretazione, perché la legge concepita ormai una decina di anni fa, era pensata per altri settori. Tuttavia, oggi è consolidato che la lavacontinua rientri tra i beni agevolabili, in particolare tra le macchine che effettuano trasformazioni di natura chimico-fisica, e a questa considerazione si è arrivati utilizzando il concetto di “analogia” su definizioni nate per industrie di tipo completamente diverso.

Un tema molto attuale è quello del cumulo degli incentivi, ad esempio con ZES o Nuova Sabatini. Qual è la situazione?

“Siamo in una fase di attesa, perché manca ancora il decreto attuativo aggiornato all’iperammortamento come concepito nel 2026 dalla nuova legge di Bilancio. Tra le questioni aperte c’era l’elemento non di poco conto del Made in UE che è stato risolto attraverso l'art. 7 del Decreto fiscale 38/2026. La disposizione normativa ha infatti eliminato la clausola che limitava l'agevolazione ai soli beni strumentali prodotti all'interno della UE e dello Spazio economico europeo. Tuttavia, la direzione è chiara: la possibilità di cumulare più agevolazioni è stata esplicitata. Questo è fondamentale, perché combinando strumenti come credito d’imposta, bandi regionali e Nuova Sabatini si può arrivare a coprire la stragrande maggioranza dell’acquisto del bene. In particolare, le ZES stanno avendo un impatto enorme nel Sud Italia, creando una crescita industriale molto significativa. Come sottolineato dal Corriere della Sera recentemente i distretti industriali di Napoli, Bari, Catania e Lecce sono più vivaci nella crescita rispetto a quelli del nord. Per le imprese, avere una strategia chiara sul cumulo degli incentivi è oggi decisivo”.

Cos’è la ZES

La ZES Unica (Zona Economica Speciale) per il Mezzogiorno è un'area delimitata che dal 1° gennaio 2024 comprende tutte le regioni del Sud Italia (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna), di recente estesa ad alcune aree dell’Umbria e delle Marche. Offre incentivi fiscali (credito d'imposta) e semplificazioni amministrative per incoraggiare nuovi investimenti e lo sviluppo delle imprese.

La manutenzione rientra tra le spese agevolabili?

“No, e il motivo è semplice: la normativa agevola investimenti in beni, materiali o immateriali. La manutenzione è prevalentemente un costo di esercizio, non un bene, quindi resta esclusa. Tuttavia, esistono altre “cose” che possono rientrare, come gli impianti tecnici di servizio – ad esempio trasformatori o sistemi energetici – se funzionali e nella percentuale legata alle macchine interconnesse. Su questo punto, però, attendiamo chiarimenti circa la permanenza dell’eleggibilità anche nella nuova disciplina, come abbiamo già sottolineato. Il governo ha due strade: mantenere questa nuova normativa in perfetta continuità con industria 4.0 – e questa sarebbe la scelta di gran lunga più lineare e di immediata attuabilità - oppure può fare come con Transizione 5.0, dove sono state introdotte molte novità in contraddizione con la disciplina “Industria 4.0”, ma si creerebbe oggettivamente un problema perché industria 4.0 è una disciplina ormai rodata e che ha funzionato molto bene”.

Si parla sempre più di ergonomia in termini di sicurezza sul lavoro. Che ruolo hanno nelle agevolazioni?

“È un tema emergente ed importante. L’Industria 4.0 prevede quattro gruppi di beni agevolabili e uno di questi - il terzo - riguarda proprio ergonomia e sicurezza. Nel settore delle lavanderie industriali non è ancora molto diffuso, ma si stanno affacciando tecnologie interessanti, come gli esoscheletri indossabili per il sollevamento dei carichi. Grazie alla diffusione dell’IoT (in- ternet industriale) e alla riduzione dei costi della sensoristica, oggi soluzioni avanzate sono accessibili. E le aziende sono pronte a investire, purché ci sia un ritorno economico”.

Cos’è l’esoscheletro?

Un esoscheletro è una struttura indossabile con telaio, snodi, sensori e attuatori elettrici o elettromeccanici. Quando l’operatore piega schiena o braccia, i sensori rilevano movimento e carico; una centralina comanda i motori, che generano coppia sugli snodi e trasferiscono parte dello sforzo al telaio. Così il peso viene redistribuito su spalle, bacino e gambe, riducendo fatica, sovraccarico muscolare e rischio d’infortunio durante i sollevamenti ripetitivi.

Concludiamo con la perizia tecnica asseverata, requisito fondamentale per accedere ai benefici. Qual è la sua esperienza?

“La perizia è un passaggio cruciale. Serve a certificare che il bene possiede tutti i requisiti richiesti, in particolare l’interconnessione. Nella mia attività mi occupo sia di perizie sia di contenzioso tributario. Questo mi permette di vedere anche cosa succede quando le cose non sono fatte correttamente. Il consiglio è semplice: non considerare la perizia come un adempimento formale, ma come uno strumento di validazione tecnica. Una perizia fatta bene tutela l’azienda oggi e soprattutto in caso di controlli futuri che peraltro sono assai frequenti sia da parte della guardia di finanza che dall’Agenzia delle Entrate”. L’evoluzione delle lavanderie industriali dimostra come anche settori tradizionali possano diventare altamente tecnologici. Tra dati, automazione ed efficienza energetica, il vero vantaggio competitivo passa dalla capacità di integrare innovazione e strategia degli investimenti, sfruttando al meglio le opportunità offerte dalle politiche industriali. •

 

DETERGO MAGAZINE # APRILE 2026

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