/ Magazine / Altri articoli / Tessili, svolta UE sulla circolarità, ETSA chiede regole su misura per i servizi professionali

Tessili, svolta UE sulla circolarità, ETSA chiede regole su misura per i servizi professionali

a cura di 
MARZIO NAVA

Bruxelles accelera sulla riforma del settore tessile. Con la presentazione della terza milestone dello studio preparatorio del Centro comune di ricerca (JRC), la Commissione europea compie un nuovo passo verso un sistema più sostenibile, circolare e regolato per i prodotti tessili. Al centro del confronto con gli stakeholder, svoltosi il 15, 16 e 19 gennaio, temi cruciali come durabilità, riciclabilità, impatto ambientale e sostanze problematiche. Ma anche digitalizzazione e tracciabilità, con il Passaporto digitale dei prodotti (DPP) destinato a diventare uno strumento chiave per il futuro del settore. L’obiettivo dell’UE è chiaro: armonizzare le regole sulla gestione dei rifiuti tessili e rendere misurabili i risultati delle politiche di economia circolare.

2 NORMATIVA_DETERGO_FEBBRAIO_2026

Il messaggio di ETSA: la circolarità esiste già nei servizi tessili.

 

Nel dibattito è intervenuta l’European Textile Services Association (ETSA), che ha ribadito il proprio sostegno alle ambizioni europee, ma ha anche lanciato un messaggio preciso: il modello dei servizi tessili professionali non può essere assimilato a quello dei tessili per uso domestico. Secondo l’associazione, i sistemi B2B basati sui servizi raggiungono già elevati livelli di circolarità grazie a processi industriali consolidati: lavaggi professionali, lunga durata dei prodotti, riparazioni e riutilizzo controllato. Un modello che, sottolinea l’ETSA, segue logiche operative e cicli di vita profondamente diversi rispetto ai flussi guidati dai consumatori.

Etichettatura ed ecodesign: serve un approccio differenziato.

L’ETSA ha inoltre chiesto che le future norme europee sull’etichettatura tengano conto di queste differenze. In particolare, l’associazione propone requisiti minimi per le etichette fisiche e un maggiore ricorso al DPP, per evitare costi e oneri amministrativi legati alla rietichettatura. Sul fronte dell’ecodesign, il messaggio è altrettanto chiaro: le regole dovrebbero privilegiare la durabilità e le prestazioni nei lavaggi industriali, piuttosto che basarsi esclusivamente su criteri legati ai materiali.

I prossimi passi.

La Commissione europea ha inviato un nuovo questionario sulla terza fase dello studio. L’ETSA, L’ha condiviso con i propri membri contribuendo attivamente alla definizione del rapporto finale. Una partita che non riguarda solo il settore tessile, ma l’intero modello europeo di economia circolare.

EPR, cresce l’allarme del settore: i modelli statali rischiano di frenare la transizione circolare

Il sistema europeo di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), uno dei pilastri dell’economia circolare dell’Unione Europea, è al centro di un crescente scontro tra istituzioni e industria. Negli ultimi mesi, diversi Stati membri hanno iniziato a orientarsi verso modelli di gestione statale delle organizzazioni per la responsabilità del produttore (PRO). Una scelta che sta sollevando forti preoccupazioni tra gli operatori del settore, che temono un indebolimento dell’efficacia del sistema e un rallentamento degli investimenti.

 

Il nodo: chi governa l’EPR.

Secondo gli addetti ai lavori, un sistema EPR efficace dovrebbe essere guidato dai produttori, armonizzato a livello europeo e basato su una chiara separazione dei ruoli tra autorità di regolamentazione, organismi di controllo e operatori. È quanto previsto dalla Direttiva quadro sui rifiuti. I modelli statali, avvertono le imprese, rischiano invece di confondere queste funzioni. Il risultato potrebbe essere una minore trasparenza nella gestione delle tariffe EPR e una riduzione degli incentivi a investire in infrastrutture per il riciclo e la gestione dei rifiuti.

Costi più alti e meno innovazione.

Il settore lancia un allarme anche sul fronte economico. Approcci nazionali frammentati e sistemi di governance poco chiari potrebbero tradursi in un aumento dei costi operativi, incertezza normativa e minore attrattività per gli investimenti. Le conseguenze sarebbero particolarmente rilevanti per i nuovi regimi EPR, come quello previsto per il comparto tessile, dove l’innovazione e la scalabilità delle soluzioni sono decisive per raggiungere gli obiettivi europei.

Una partita strategica per l’UE.

Per gli operatori, la posta in gioco va oltre il dibattito tecnico: è la capacità dell’Europa di conciliare competitività industriale e transizione ecologica. Un quadro EPR prevedibile, armonizzato e guidato dai produttori resta, secondo il settore, una condizione essenziale per sostenere l’economia circolare e la leadership europea nel riciclo.

DETERGO MAGAZINE # FEBBRAIO 2026

Condividi

Leggi anche