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Lavanderia BEZZI, dal 1887 un unico obiettivo: crescere in qualità

In un settore essenziale come quello delle lavanderie industriali, la storia conta. Alla Lavanderia Bezzi conta da oltre un secolo. Dal 1887 a oggi, quattro generazioni hanno attraversato guerre, boom economico, crisi energetiche e rivoluzioni tecnologiche. Oggi alla guida ci sono i fratelli Marco e Luca Bezzi, con ruoli distinti ma perfettamente complementari.

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Partiamo dall’organizzazione interna. Chi fa cosa?

“Io sono Marco Bezzi”, dice Marco. “Lui è Luca Bezzi. Siamo fratelli e ci siamo divisi equamente i compiti”. La divisione è netta: “Marco è nella pancia della produzione”, interviene Luca. “Io sono più commerciale. Mi occupo dei clienti, dei contratti, della parte burocratica”. Marco annuisce: “Lui va in giro, tiene i rapporti, chiude i contratti. Qualcuno deve andare a prendere il grano”. Dietro la battuta c’è una struttura chiara: produzione e mercato si parlano continuamente, ma con responsabilità ben definite. “Ci confrontiamo sempre, ma ognuno sa qual è il suo perimetro di attività”.

Quando nasce la vostra storia imprenditoriale?

“Abbiamo una data precisa: 1887. Ha iniziato il bisnonno di nostro padre. All’epoca non esistevano lavanderie industriali. Si lavorava per i privati. Andavano al fosso di San Siro a lavare i panni, li stendevano nei prati. Se arrivava la pioggia, si correva a ritirare tutto. Negli anni ’70 mio padre, Adriano Bezzi, prende in mano l’azienda e avvia una fase di crescita strutturata. Ha dato un’impostazione più imprenditoriale. È lì che inizia la vera espansione. Sono anni in cui l’economia viaggia a ritmi straordinari con una burocrazia meno oppressiva. Il marchio è rimasto quello di famiglia. Siamo conosciuti come la lavanderia di Milano. A un certo punto tutti sceglievano nomi inglesi o americani. Noi abbiamo deciso di tornare alle origini e diventare èl lavandèe de Milan.

Quanto pesa il territorio nel vostro modello di business?

“Tantissimo”, risponde Luca. “Il 99% del nostro lavoro è su Milano. La specializzazione per noi è stata una scelta strategica tanto è vero che facciamo quasi esclusivamente ristorazione. C’è una sola eccezione: un convitto di suore, cliente storico da oltre quarant’anni. È il nostro portafortuna. Non si tocca. Nostro padre Adriano ci ha sempre detto: con le suore si continua a lavorare. Lavorando nel centro di Milano serviamo realtà che arrivano a 20mila tovaglioli al mese. Tra i gruppi strutturati della ristorazione cittadina figurano marchi con più locali sotto la stessa insegna che concentrano volumi significativi. I “grandi clienti” rappresentano circa il 40% del fatturato. «È uno zoccolo duro. Ma non è che fai fatica a tenerli: se li tratti bene e dai servizio, restano. Devi viziarli”.

Tra i vostri clienti avete contratti di lunga durata o puntate anche su quelli spot?

“Il modello è fondato sul noleggio di tovagliato personalizzato. Il 95% del lavoro è noleggio”, spiega Luca. “E sono contratti a lungo termine. Non si lavora a magazzino, ma su partita: Il tovagliolo è del cliente, loggato, personalizzato. C’è un tessitore dedicato. Questo crea fidelizzazione: il cliente si lega anche attraverso il prodotto. La personalizzazione è fondamentale per la nostra clientela”.

Come avete vissuto il periodo della pandemia?

“Per noi è stato uno stop totale”, racconta Marco. “Se la ristorazione è chiusa, noi siamo chiusi. Il tempo del fermo è stato utilizzato per riorganizzare: abbiamo fatto manutenzioni, sistemato impianti, rivisto processi. Alla riapertura il fatturato è tornato a crescere. A seguito del Covid siamo andati sempre crescendo", dice Luca. "La crescita è stata organica: più volumi dai clienti esistenti, qualche nuovo cliente acquisito, più personale in lavanderia, più acquisti di materie prime".

 

L’energia continua ad essere una variabile importante? Quali sono le principali voci di costo?

“Forza lavoro ed energia, rispondono all’unisono. Il personale incide per circa il 30-35%. L’energia, soprattutto il gas, è stata la variabile più difficile da gestire. Rispetto al periodo pre-crisi parliamo di un +30% di incremento rispetto al periodo prima della crisi energetica e geopolitica, ma forse anche +50% nei momenti peggiori. Durante il picco dei prezzi, raccontano, è stato chiesto loro di anticipare 90mila euro di fideiussione per continuare a ricevere la fornitura di gas. Una situazione mai vista prima. Oggi i prezzi si sono assestati, ma su livelli più alti rispetto al passato. Ci siamo abituati e quindi una parte dei costi più alti non può che riflettersi inevitabilmente sull’aumento dei prezzi finali. Il contesto è oggettivamente cambiato”.

In azienda avete investito in automazione?

“Negli ultimi due anni l’azienda ha investito in modo importante in nuovi macchinari, sfruttando gli incentivi 4.0. Un’ottima occasione, era il momento giusto per modernizzare e rinnovare il parco macchine”, spiega Marco.

In quanti anni è previsto l’ammortamento delle grandi macchine?

“L’ammortamento medio è intorno ai cinque anni. Non possiamo allungare i tempi in quanto l’innovazione corre. Dopo qualche anno le macchine vanno aggiornate e il parco macchione completamente rivisto”.

Avete quantificato il ritorno degli investimenti?

“Non al centesimo, ma su alcune linee abbiamo verificato e stimiamo almeno un +20% di incremento di produttività. Le nuove macchine sono ergonomiche e intuitive. Riduci la fatica dei lavoratori, migliori la postura, puoi inserire più facilmente nuovo personale. È un beneficio sia produttivo sia umano”.

Come affrontate la manutenzione dei macchinari in azienda?

“Nel periodo in garanzia abbiamo il supporto delle case produttrici, poi generalmente” dice Marco, “mi occupo io della manutenzione ordinaria è qualche decennio che lavoro in azienda. Oggi la manutenzione è un mix tra competenza interna e assistenza da remoto. Molte macchine sono collegate in rete non è così semplice manutenerle. Se manca la rete internet, la lavanderia si ferma. È un cambio di paradigma rispetto a quando tutto era meccanico, per mio papà Adriano che è stato il vero propellente della lavanderia che si possa fermare la produzione per l’assenza di rete è inconcepibile”.

L’organizzazione del lavoro è cadenzata in quanti turni?

“Oggi la nostra lavanderia, sottolinea Luca, impiega circa 50 dipendenti, tutti assunti direttamente. Non risentiamo delle fasi della stagionalità come avviene per molte altre lavanderie. Possiamo contare su una stabilità del flusso di lavoro. Solitamente ci sono piccole flessioni durante agosto e subito dopo le festività natalizie, invece abbiamo riscontrato dei picchi di lavoro durante la primavera per la corposa offerta fieristica come per il salone del Mobile. Lavoriamo con un unico turno e con i nostri dipendenti abbiamo deciso di non fare orari improbabili proprio per non affaticare e sfibrare noi ed il nostro personale. A tutti deve essere garantita una vita fuori dal contesto di lavoro. L’orario di lavoro va dalle 7 alle 17, con straordinari retribuiti e lavoro il sabato mattina. Cerchiamo di mantenere uno spirito familiare. Quando eravamo in otto, nostra madre cucinava per tutti. Oggi siamo cinquanta, ma lo spirito è rimasto lo stesso. Ticket giornalieri, momenti di condivisione, torte per i compleanni: sono piccole cose che fanno aggregazione. Puntiamo sulla fidelizzazione dei dipendenti, l’obiettivo è realizzare un vero e proprio spirito di corpo”.

Per le Olimpiadi invernali che hanno visto coinvolta in modo prepotente Milano, qual è stato il flusso di lavoro?

“Abbiamo avuto molto lavoro soprattutto dai ristoranti in centro città ma anche quelli in zona Sempione”, ma in generale in tutta la città la ristorazione ha girato a pieno ritmo”, sottolinea Luca.

 

Nel rapporto con la clientela avete delle curiosità degne di essere raccontate?

“La curiosità maggiore è data da ciò che soprattutto negli ultimi anni troviamo quando arriva il materiale da lavare”, spiega Marco. “Nel corso degli anni nelle tovaglie abbiamo trovato di tutto, dal denaro agli orologi, dagli orecchini ai differenti modelli di cellulari. Le posate non sono neanche degne di menzione. Una volta abbiamo trovato infagottato nella tovaglia persino un culatello intero. Rispetto al passato i ritmi di lavoro anche del personale di servizio dei ristoranti sono aumentati e necessariamente anche la cura del tovagliato da conferire in lavanderia è inevitabilmente cambiato. Noi se il prodotto viene trattato male e subisce dei danni, derivanti non da semplice usura, lo eliminiamo e il danno lo addebitiamo al cliente. Siamo sempre molto trasparenti”.

 

 

Avete difficoltà a trovare personale?

“Ci sono periodi più complessi di altri”, spiega Luca, “ma non abbiamo mai riscontrato criticità strutturali. Probabilmente questo dipende dall’attenzione che abbiamo sempre dedicato al giusto equilibrio tra un ambiente di lavoro sereno e una leva retributiva motivante. Nel tempo abbiamo costruito un contesto professionale in cui le persone si sentono valorizzate. Anche gli straordinari, ad esempio, vengono generalmente accolti con disponibilità dal nostro personale e, in accordo reciproco, continuiamo a organizzarci in questo modo. Siamo inoltre un’azienda aperta ai giovani, perché crediamo rappresentino il futuro e un investimento fondamentale per la crescita. La continuità aziendale per noi è un valore concreto: mio nipote Stefano, figlio di Marco, è già socio dell’azienda, mentre Daniele, marito della figlia di Marco, ricopre il ruolo di direttore. È un passaggio generazionale che stiamo costruendo con responsabilità e visione nel lungo periodo”.

La vostra è una lavanderia che oscilla tra tradizione e modernità, è questa la sintesi feconda?

“Dal bucato steso nei prati di San Siro alle linee automatizzate connesse in rete, come Lavanderia abbiamo attraversato oltre un secolo senza perdere la propria identità. Siamo la lavanderia di Milano, ripetono i fratelli. Una definizione che è insieme radicamento territoriale, orgoglio familiare e visione industriale. Siamo alle porte di Milano e siamo al servizio della città, conclude Marco”. Perché dietro ogni tovagliolo perfettamente stirato c’è una storia lunga 139 anni. E una famiglia che continua a scriverla.

 

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