/ Magazine / MICROPLASTICHE A SEGUITO DEL LAVAGGIO, QUALI RIMEDI? QUALI CONTROMISURE?
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MARZIO NAVA
Il danno che provocano all’ambiente le microplastiche è inversamente proporzionale alla loro dimensione. Ma cosa sono le microplastiche? Sono piccolissimi pezzi di materiale plastico solitamente di una misura inferiore ai 5 mm. I principali indiziati che rilasciano le microplastiche sono i tessuti sintetici composti da microfibre. Tessuti che perdono questi minuscoli frammenti a forma di filamento durante la fabbricazione, l'uso, lo smaltimento, ma soprattutto durante il lavaggio. Le microfibre sono spesso legate ad additivi chimici, come ftalati e bisfenolo A ma anche ad altre sostanze, come coloranti questi ultimi oltremodo tossici e nocivi per la salute umana. Dalle lavatrici le microplastiche giungono direttamente nelle acque reflue che se adeguatamente trattate da impianti di ultima generazione rimuovono fino al 99% delle microfibre dall'acqua. La fast fashion, la moda usa e getta, gli indumenti di scarso valore e dal prezzo abbordabile sono inevitabilmente sul banco degli imputati. Come le aziende che operano nel lavaggio sia nella produzione di macchinari, sia nell’ambito della detergenza professionale riescono ad arginare l’inquinamento delle acque che inficia la salute di tutti?
Incontriamo Ruggero Sammarco, Operations Director Laundry di CHRISTEYNS ITALIA il quale sottolinea, “l’Unione europea o meglio la Commissione europea già al termine del 2023 aveva inviato una raccomandazione sull’imposizione di alcuni limiti a proposito dell'aggiunta intenzionale di microplastiche a prodotti disciplinati dalla legislazione REACH dell'UE sulle sostanze chimiche, in cui rientrano tutte le particelle di polimeri sintetici inferiori a cinque millimetri che siano organiche, insolubili e resistenti alla degradazione. Fra i prodotti comuni interessati da questa restrizione vi sono detergenti, ammorbidenti per tessuti, glitter ecc. La dead line per l’utilizzo di questo tipo di prodotti è stata fissata per il 2027. Per quanto riguarda le microplastiche nei detergenti non c’è mai stata una particolare proliferazione. Il problema è che il detergente deve lavare quotidianamente tessuti che contengono microplastiche come nylon, poliestere, tessuti acrilici ecc. ma non c’è modo nel processo chimico di lavaggio di degradare le microplastiche. Le aziende che trattano le acque reflue stanno studiando batteri sintetici che possano “mangiare” polimeri plastici e ciò è all’attenzione anche dell’Unione europea. È chiaro che ridurre a zero una molecola di poliestere o di nylon in un bagno di lavaggio è pressoché impossibile, mancano le concentrazioni in termini di contatto e tutto il corollario che ne consegue. Perciò il contributo che può dare la detergenza è confinato all’abbandono delle microplastiche nell’uso soprattutto degli ammorbidenti e poi è necessario lavorare perché le microplastiche che vengono espulse dai tessuti non vengano continuamente rimesse in circolo con processi di filtrazione o degradazione batterica postumi. Il problema delle microplastiche è parallelo a quello dei PFAS, in quanto questi ultimi si legano alle molecole di microplastica andando a costituire un macro problema in quanto in questo modo diventano difficilmente filtrabili. Qualunque tessuto che contenga nella sua composizione fibre plastiche determinerà questo genere di problema ma se è finissato in modo adeguato, la fibra è lunga e la ritorcitura idonea ne rilascerà di meno (di microplastiche), ma il problema tuttavia esiste. I tessuti sintetici che non le emettono (microplastiche) - ma è tutto da dimostrare - sono i monofilamenti dei tessuti che vengono utilizzati per le camere bianche che sono talmente contingentati che necessariamente non possono essere utilizzati tutti i giorni”, conclude Sammarco.
“In Imesa stiamo affrontando questo argomento da qualche tempo, in particolare per quanto riguarda l’aspetto scarico acque e impatto ambientale", ci dice Enrico Allario, Chemical Manager IMESA. "Il nostro settore ricerca e sviluppo sta valutando diverse opzioni e auspichiamo di essere pronti prima possibile. Intorno alle microplastiche c’è una diatriba in corso. Se applichiamo un filtro ad una macchina il filtro stesso deve essere dotato di un “setto filtrante” sottile che nello stesso tempo però non provochi un’ostruzione dello scarico. La chiave di volta è dotarsi di un filtro autopulente. Ma come renderlo autopulente senza che le microplastiche vengano rilasciate nell’ambiente? Cercare di contenere la proliferazione di microplastiche già dalle macchine per il lavaggio è un aspetto propedeutico all’azione di trattamento delle acque reflue. Ci sono, come detto, problematiche tecniche del funzionamento dello scarico stesso, il nodo da sciogliere è proprio questo. L’azienda che riuscirà a risolvere questo problema avrà un vantaggio competitivo sulle altre. In Francia dal 1° gennaio di quest’anno hanno obbligato i costruttori di macchine per il lavaggio ad uso domestico all’utilizzo di un filtro, quindi presumo che prossimamente questo obbligo possa essere esteso anche alle macchine professionali e industriali. La questione dei costi non è irrilevante perché le aziende disposte ad investire sono molto poche, sarebbe necessario un’imposizione che venga dalle autorità legislative nazionali ed europee. Le aziende che si occupano di acque reflue non la considerano una priorità? La risposta è equivalente a quella dei costruttori di macchinari per il lavaggio, al momento oltre a non essere conveniente non c’è nessuna regolamentazione che obblighi a determinati comportamenti. Tuttavia, secondo noi nell’arco dei prossimi tre/cinque anni, si dovrà arrivare ad una svolta o comunque alla definizione di una disciplina per la questione microplastiche a seguito del lavaggio”.
“Le microfibre sono tra le forme più pervasive di inquinamento, con un impatto ancora poco conosciuto sulla salute umana e sull’ambiente” spiega la Prof.ssa Tania Martellini, Professore Associato all’Università di Firenze. “La loro struttura filamentosa facilita l’ingestione da parte di organismi marini, interferendo con la nutrizione e accumulandosi lungo la catena alimentare. Inoltre, la composizione polimerica delle microfibre le rende un vettore ideale per contaminanti tossici.” Per contrastare questa emergenza, ÈCOSÌ ha avviato una collaborazione con l’Università di Firenze, cofinanziando un dottorato di ricerca dal titolo “Inquinamento da micro e nanoplastiche: strategie di mitigazione per ridurre il loro rilascio da tessuti sintetici durante i processi di lavaggio e il loro impatto ecologico” della Dott.ssa S.B. Cabigliera, nel programma PON – Ricerca e Innovazione. “Stiamo sviluppando soluzioni innovative, come sistemi avanzati di filtrazione e l’impiego di nanomateriali magnetici per la rimozione delle microfibre,” continua la Prof.ssa Martellini. “Stiamo anche studiando la degradazione batterica dei polimeri plastici, con risultati promettenti pubblicati su riviste scientifiche.” La nostra missione è anticipare le normative e sviluppare soluzioni sostenibili” afferma il Dott. Daniele Cantagalli, R&D Manager di ÈCOSÌ. “Grazie a questa collaborazione, possiamo integrare tecnologie innovative nei nostri prodotti, riducendo il rilascio di microfibre e promuovendo una chimica sempre più responsabile.” “L'Unione Europea sta già adottando misure contro l’inquinamento da microplastiche, ma per la Prof.ssa Martellini è necessario un approccio più ampio: “Solo unendo regolamentazione, ricerca e industria possiamo affrontare questa sfida con soluzioni efficaci.” Con questa iniziativa, ÈCOSÌ conferma il proprio impegno nell’innovazione responsabile, traducendo la ricerca scientifica in tecnologie concrete per un futuro più sostenibile.
“Il mercato sulla necessità di contenere le microplastiche non è ancora particolarmente attento e ricettivo, ci dice Vittorio Maglione, Country Manager Italia di ALLIANCE LAUNDRY SYSTEMS. Salvo il nord Europa gli altri Paesi sono in ritardo. Come azienda abbiamo predisposto sulle macchine per il lavaggio una filtrazione dotata di vasca. Non le nascondo che la richiesta della clientela di questa filtrazione è molto forte sul lavaggio MOP in quanto essendo in microfibra rilascia molte microplastiche determinando impurità nell’acqua molto elevate. Quale sarà il futuro per quanto riguarda il contenimento delle microplastiche? Secondo noi questa è una materia che deve essere trattata principalmente da coloro che trattano la depurazione delle acque reflue. La cosa ottimale sarebbe centralizzare il sistema di filtrazione predisponendo una sorta di “filtro collettore” in cui confluiscano tutti gli scarichi di differenti macchinari. Un impulso forte e determinato da parte delle aziende, come spesso avviene, non può che arrivare da una regolamentazione europea e dal recepimento/ adeguamento delle singole normative nazionali. Al momento è una tematica di marketing e soprattutto di vendita e per farla diventare argomento generalizzato dei produttori di macchinari sarà necessario, non solo aumentare la consapevolezza, ma anche fare crescere l’interesse e il mercato intorno a questa tematica. Per la nostra azienda abbiamo anche delle richieste da parte di grandi aziende del facility che anche per una policy etica richiedono una filtrazione adeguata sulle macchine per il lavaggio. È necessario uno studio ed un investimento economico in ricerca e sviluppo molto preciso e circostanziato e per fare questo le aziende hanno bisogno di una prospettiva di sviluppo economico. Al momento le aziende non sono neanche in grado di definire un budget di investimento perché non sanno se ci sarà e come sarà la regolamentazione europea e anche le differenti disposizioni nazionali in questa materia. È necessario chiarire quali sono i parametri normativi, ad esempio qual è il minimo residuo da trattenere? Quale dovrà essere la dimensione delle microplastiche? Filtrazione microplastiche e depurazione qual è il limite? In questi casi la definizione delle regole fa la differenza”. .
Come azienda produttrice di macchinari per il lavaggio cosa avete pensato e/o nel caso realizzato per affrontare il problema delle microplastiche a seguito del lavaggio? Lo chiediamo a Marco Niccolini General Sales and Mkt Director di RENZACCI. “Come azienda ci poniamo all’avanguardia dell’economia circolare e sostenibile con l’esclusivo sistema di filtrazione PLASTIC GUARD, che contribuisce in modo decisivo alla lotta contro l’inquinamento da plastiche facendo delle lavatrici ad acqua, non solo un indispensabile strumento al servizio del professionista del lavaggio, ma anche un insostituibile aiuto per prevenire l’inquinamento da plastiche nell’ambiente che ci circonda. PLASTIC GUARD è semplice ed avanzato allo stesso tempo, dato che si basa su un principio di funzionamento che vede innanzitutto la presenza di uno speciale filtro che previene lo scarico in fogna delle particelle plastiche che si liberano dai capi impedendo così che inquinino i nostri fiumi ed i nostri mari entrando nella catena alimentare umana. Un comodo sistema di monitoraggio del sistema avvisa l’operatore quando c’è necessità di pulire lo speciale filtro, operazione questa che può essere effettuata in modo estremamente semplice e rapido senza perdite di produttività del lavoro. Le particelle plastiche possono essere così recuperate e riciclate. L’avanzato sistema RENZACCI PLASTIC GUARD consente dunque di combinare l’efficienza e la redditività della propria attività con l’attuazione di un processo produttivo al servizio della sostenibilità e dell’economia”.

Come abbiamo visto anche dai colloqui precedenti in questo approfondimento l’argomento microplastiche induce ogni azienda a prendere le mosse da studi e riflessioni particolarmente accurate o meglio scientifiche ne parliamo con Samuele Sansoni, Direttore Ricerca e Sviluppo di MONTEGA®. “Sul tema microplastiche ci rifacciamo a 3 importanti divisioni: le microplastiche intenzionalmente aggiunte ai prodotti; le microplastiche derivanti dall’usura di materiali in corso d’opera; le microplastiche derivanti dalla degradazione di materiale il cui fine vita non è correttamente gestito. Ai fini di ciò che rientra nella nostra competenza come professionisti della detergenza, sono le prime due tipologie a interessarci. La quantità di microplastiche intenzionalmente aggiunte rintracciabili nei detergenti in realtà è molto esigua: nel grafico che riportiamo si vede una stima generale della provenienza delle microplastiche intenzionalmente aggiunte nei prodotti. Se consideriamo che quel 11,8% riservato ai detergenti fa riferimento più che altro ai detergenti per superfici, è chiaro che sono le microplastiche derivanti dall’usura di ciò che laviamo il focus e non quello con cui laviamo. Per farlo è utile un altro dato: un progetto datato 2020 della Commissione Europea ha stimato l'entità dei rilasci annuali di microplastiche emesse dal lavaggio degli indumenti in 13.000 tonnellate all'anno solo in Europa. Come ridurre questo dato? Le condizioni di lavaggio e i prodotti usati rivestano un ruolo centrale nel controllo di questo fattore visto che non possiamo, come produttori di detergenti, andare ad incidere sulla qualità delle fibre da lavare né sulle scelte dei consumatori. Possiamo ragionevolmente pensare che tanto più sono aggressive le condizioni di lavaggio, tanto più alta sarà la degradazione del tessile lavato e quindi il rilascio di microplastiche dai tessuti sintetici. Ma è possibile immaginare un lavaggio efficace e al tempo stesso non aggressivo su, ad esempio, un tovagliato in poliestere reduce da un servizio di catering? La sfida è aperta e Montega® l’ha raccolta puntando sullo sviluppo di un detersivo che può garantire performance eccellenti a pH né troppo acidi né troppo basici e, soprattutto, un detersivo con una altissima selettività di azione rivolta specificatamente alla macchia, e non una generale condizione di lavaggio aggressiva che attacca sì la macchia, ma anche la fibra. Come produttore di detersivi questo è l’impegno e la prospettiva. Poi ad ogni attore della filiera compete la sua parte: dai produttori di macchinari ai produttori di articoli tessili fino ai consumatori che devono riscoprire il valore intrinseco della fibra naturale o artificiale a discapito di quella sintetica o comunque orientarsi su articoli, e detergenti, di qualità”. •
DETERGO MAGAZINE # MARZO 2025
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