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SELF-SERVICE, QUALI LE TRAIETTORIE DEL CAMBIAMENTO?

di 
MARZIO NAVA

Negli ultimi anni le lavanderie self service hanno seguito traiettorie di cambiamento significative, evolvendosi da semplici spazi funzionali a luoghi ibridi e sempre più tecnologici. La crescita è trainata da nuovi modelli di consumo, dall’urbanizzazione e da una forte attenzione a igiene, sostenibilità ed efficienza energetica. Sul piano tecnico, si diffondono macchinari con sensori intelligenti che regolano automaticamente acqua e detergenti, sistemi di sanificazione a ozono e controllo da remoto tramite app, che permettono di monitorare i cicli e ridurre gli sprechi. Il confronto con le aperture all’estero, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, evidenzia format ancora più evoluti: casse automatiche cashless, integrazione con piattaforme digitali e gestione centralizzata degli impianti. Cresce anche l’offerta di servizi specializzati e personalizzati. In questo scenario, la lavanderia non è più solo un luogo di passaggio, ma diventa spazio di socialità: ambienti curati, connessione Wi-Fi e aree relax trasformano l’attesa in un momento di relazione, contribuendo a creare micro-comunità urbane e a ridefinire il ruolo sociale di questi spazi. Qual è secondo la vostra esperienza e modello di business la strada da percorrere?

IMESA

Il mercato delle lavanderie self-service continua a crescere in Italia, trasformandosi da semplice servizio di quartiere a vero modello di business. A tracciare il quadro sono Stefano Randon, Area Manager Far East, USA, Canada e UK, e Fabrizio Giomo, Area Manager Italia di IMESA SpA, azienda specializzata nella produzione di macchine per il lavaggio professionale. “Negli ultimi anni il settore ha registrato una crescita significativa, espandendosi dalle grandi città fino ai piccoli comuni”, spiega Giomo. “Per molti operatori rappresenta oggi una seconda fonte di reddito e un’interessante opportunità di investimento. Parallelamente è aumentato l’interesse di nuovi imprenditori, spesso attratti dal comparto senza conoscerne fino in fondo le esigenze tecniche e gestionali. Anche la clientela è cambiata: il pubblico delle lavanderie self-service è sempre più ampio ed eterogeneo”. “Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti restano il mercato di riferimento. Le laundromat americane hanno dimensioni molto più grandi rispetto a quelle europee e i sistemi di pagamento tradizionali sono ormai stati completamente sostituiti da soluzioni cashless”, osserva Randon.

Secondo Giomo, anche il comportamento dei clienti italiani presenta caratteristiche peculiari: “l’utente italiano ha aspettative molto elevate sulla qualità del lavaggio e tende a utilizzare il self-service soprattutto per capi ingombranti o difficili da gestire in casa. La clientela straniera, invece, lo utilizza abitualmente per ogni tipo di bucato”. “Il settore sta inoltre evolvendo verso modelli di servizio più complessi e integrati. Nelle grandi città, dove molte lavanderie restano aperte 24 ore su 24, questi spazi stanno diventando veri punti di riferimento per studenti, lavoratori turnisti, single e turisti. L’apertura h24 richiede però investimenti importanti in sicurezza, videosorveglianza e controllo accessi”, sottolinea Giomo. “In questo contesto, aggiunge, la diffusione dei pagamenti digitali rappresenta anche uno strumento di prevenzione contro furti e vandalismi”. “La digitalizzazione è ormai un elemento centrale. Oggi quasi tutte le funzionalità possono essere gestite tramite app”, afferma Randon. “Imesa è stata tra le prime aziende del settore a introdurre sistemi Wi-Fi IoT e piattaforme dedicate alla gestione delle lavanderie self-service. La prossima frontiera sarà la manutenzione predittiva, con sistemi capaci di monitorare le macchine da remoto e prevenire eventuali guasti. Accanto all’innovazione tecnologica, restano centrali sostenibilità, riduzione dei consumi e analisi del ciclo di vita dei prodotti”. “IMESA non si limita alla vendita dei macchinari ma accompagna il cliente nella progettazione completa dell’attività: dalla scelta della location agli aspetti tecnici e impiantistici. Offriamo supporto anche nello sviluppo del layout del locale, lasciando però piena libertà di personalizzazione”, spiega Giomo. “Diversamente da altri operatori, Imesa non impone formule di franchising, anche se negli Stati Uniti questo modello continua a essere dominante e sta iniziando a diffondersi anche in Italia”. “Guardando al futuro, Randon immagina una convergenza tra lavanderia self-service e servizi “drop & wash”, fino ad arrivare al modello “drop, wash & fold”, che include consegna, lavaggio e piegatura dei capi. È una formula ad alto valore aggiunto che risponde alle esigenze di un cliente sempre più orientato al risparmio di tempo”. “Tra dieci anni”, conclude Giomo, “le lavanderie saranno probabilmente più grandi, digitalizzate e multifunzionali, con offerte personalizzate, programmi di lavaggio su misura e numerosi processi automatizzati. I piccoli punti di quartiere continueranno a esistere, ma avranno un ruolo sempre più complementare rispetto ai nuovi format evoluti”.

ITALHYDRO

Nel mondo delle lavanderie self service si parla spesso di macchine, consumi energetici, layout, casse automatiche e design dei punti vendita. Molto meno, invece, di quello che accade “dietro le quinte”: la gestione delle acque reflue. Eppure è proprio qui che si sta giocando una delle partite più delicate per il settore. A raccontarlo è Luca Dal Lago Amministratore e Responsabile Tecnico e Sviluppo di ITALHYDRO, azienda specializzata nel trattamento delle acque in ingresso e reflue, che negli ultimi mesi ha registrato una crescita della domanda proveniente proprio dal comparto delle lavanderie self service.

Il motivo?

“Un quadro normativo diventato più rigoroso, con controlli sempre più frequenti sugli scarichi delle lavanderie, oggi spesso assimilati a quelli industriali. Fino a qualche anno fa molte piccole lavanderie self service venivano considerate assimilabili al civile. Oggi invece lo scarico viene sempre più spesso classificato come industriale, soprattutto in base ai quantitativi trattati e ai parametri delle acque reflue”. Un cambiamento che ha costretto molti operatori ad adeguarsi. Da qui nasce l’idea di sviluppare un sistema compatto, pensato specificamente per il mondo self service.

Mi parlava di un “filtro invisibile” che cambia il self service…

“Il nostro prodotto di punta si chiama ITH - LAVASELF 600 un impianto compatto a carboni attivi progettato per trattare piccoli volumi d’acqua, tipici delle lavanderie di quartiere. Il principio è semplice quanto efficace: le acque provenienti dalle lavatrici vengono raccolte in una vasca, completa di filtro a griglia e convogliate verso un sistema di filtrazione a carboni attivi, capace di trattenere carichi organici e residui chimici attraverso un processo fisico di assorbimento. Le porosità del carbone attivo catturano le molecole dei detergenti e le particelle organiche. È una tecnologia semplice da gestire, ma molto efficace. La capacità di trattamento del modello più diffuso è di circa 600 litri l’ora, dimensionata per lavanderie con scarichi attorno ai due metri cubi giornalieri”.

Ma la vera sfida non era solo tecnica. Era soprattutto logistica…

“Le lavanderie self service hanno pochissimo spazio disponibile, per questo abbiamo sviluppato sistemi plug and play con vasca incorporata, progettati per essere installati nei locali tecnici senza impattare sul layout del negozio. Vediamo numeri in crescita anno dopo anno. Molti installatori e rivenditori di lavanderie ci chiedono ormai direttamente questo tipo di soluzione. Il tema, infatti, potrebbe presto diventare strutturale per tutto il comparto self service: chi progetta lavanderie “chiavi in mano” dovrà sempre più integrare anche il trattamento delle acque reflue”.

Passate senza soluzione di continuità dalle lavanderie di quartiere… alla Bundesliga

“Lei si riferisce al caso curioso che dimostra come una tecnologia nata per piccoli impianti possa spingersi molto più in alto. Abbiamo sviluppato una soluzione speciale per il Werder Brema, storico club della Bundesliga tedesca. In questo caso il sistema è stato integrato con un impianto di recupero dell’acqua e abbattimento delle microplastiche destinato alla lavanderia interna della squadra. Il progetto aveva anche una forte componente d’immagine. Dal nostro sistema base siamo arrivati a una soluzione molto più complessa, derivata dalle tecnologie industriali. Un’applicazione lontana dalle classiche lavanderie self service di quartiere, ma che dimostra quanto il tema dell’acqua – tra sostenibilità, normativa e risparmio – sia destinato a diventare sempre più centrale anche nel mondo del lavaggio automatico”.

RENZACCI SPA

“Il processo di forte trasformazione dei self service iniziato nei primi anni Duemila si è ormai compiuto”, spiega Marco Niccolini, Global Sales And Marketing Director di RENZACCI SpA. “Oggi il self service è utilizzato da tutti e questo ha modificato profondamente sia il tipo di servizio richiesto sia il modo in cui le lavanderie vengono progettate e gestite. Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda la tipologia di lavaggi. Cresce infatti la richiesta di trattare capi ingombranti e voluminosi: piumoni, copridivani, tende e trapunte sono oggi tra gli articoli più frequentemente portati nelle lavanderie self service. Le tradizionali macchine da 5 o 6 kg non rappresentano più la risposta ideale per chi investe nel settore. Oggi le macchine vanno valutate più in termini di volume che di semplice capacità. L’evoluzione del mercato riguarda anche il modello di business. Gli investitori cercano sempre più partner in grado di offrire un supporto completo: dalla progettazione del punto vendita al training operativo, fino all’assistenza tecnica e al marketing. Il vero valore aggiunto oggi è il servizio a 360 gradi. Non basta vendere le macchine: bisogna accompagnare il cliente prima, durante e dopo l’apertura.

Un ruolo centrale è assunto dal digitale. Gli imprenditori apprezzano la possibilità di monitorare in tempo reale l’andamento della lavanderia, controllare i cicli effettuati, confrontare gli incassi e intervenire rapidamente in caso di anomalie o guasti. La connettività diventa così uno strumento operativo e gestionale strategico. Il cliente apprezza soprattutto la comodità: parcheggio, facilità di accesso e servizi accessori. Tra questi, stanno crescendo rapidamente i servizi di disinfezione dedicati ad articoli che non necessitano di lavaggio tradizionale. Dopo la pandemia, la sensibilità verso igiene e sanificazione è aumentata sensibilmente, soprattutto tra famiglie, anziani e soggetti fragili. Oggi molti clienti portano a disinfettare caschi, passeggini, giochi per bambini o valigie. La lavanderia diventa un punto di riferimento non solo per il lavaggio, ma anche per la sanificazione. In crescita anche il “Pet Corner”, servizio dedicato agli accessori degli animali domestici, sempre più richiesto nelle lavanderie di nuova generazione”. Sul piano internazionale, Niccolini evidenzia una specificità del modello italiano rispetto a quello europeo e statunitense. “Nel nostro mercato è molto diffusa la richiesta di dosaggi automatici non solo di detergenti e ammorbidenti, ma anche di prodotti igienizzanti”, afferma. “Il modello italiano punta molto sul concetto di pulito associato a salute e sicurezza. Negli Stati Uniti prevale invece un approccio diverso: più macchine, maggiore frequenza d’uso, ma minore attenzione ai servizi accessori. Il modello europeo - e italiano in particolare - punta invece su spazi più contenuti ma con una maggiore qualità media dell’esperienza di lavaggio ed asciugatura”. Un altro tema cruciale è quello dei pagamenti. “Bisogna offrire contemporaneamente contanti, moneta elettronica e pagamenti via smartphone”, spiega Nicolini. “La diffusione del self service in tutte le fasce sociali rende inefficace puntare su un solo sistema”. Guardando al futuro, il manager vede nell’intelligenza artificiale uno degli elementi destinati a trasformare la gestione delle lavanderie: controllo delle macchine, suggerimenti personalizzati ai clienti e gestione intelligente dei flussi. “Ma la vera sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione, sostenibilità economica e tutela dei dati personali”.

ELECTROLUX PROFESSIONAL

Secondo Fabrizio Gandolfi, distributore esclusivo a livello nazionale per le lavanderie self-service aperte al pubblico di ELECTROLUX PROFESSIONAL, oggi il cliente non cerca più soltanto un luogo dove lavare i propri capi, ma un’esperienza completa fatta di qualità, comfort e servizi aggiuntivi. “Le lavanderie si sono trasformate. Prima erano utilizzate soprattutto da chi non aveva la lavatrice o viveva fuori casa. Oggi il cliente vuole qualità nel lavaggio e nell’asciugatura, ambienti moderni, spazi relax, aree snack e servizi integrati”.

Che cosa sta cambiando questo settore?

“L’ingresso diretto dei grandi produttori nel mercato, oppure attraverso partner esclusivisti, ha contribuito ad alzare il livello qualitativo del settore. Nel caso di Electrolux Professional, il canale self-service viene gestito tramite la nostra rete esclusiva nazionale attiva dal 1992, con diversi format tra cui OndaBlu, Lavagettone e Freewash. OndaBlu rappresenta il marchio più strutturato: un franchising “leggero”, senza fee d’ingresso e con royalties restituite sotto forma di consumabili. L’obiettivo è garantire standard uniformi in tutta Italia: stessi macchinari, stessi programmi di lavaggio e stessa qualità del servizio”.

Qual è per voi il valore aggiunto?

“Uno dei principali punti di forza di Electrolux Professional è proprio la riconoscibilità del marchio, elemento importante in un’attività rivolta direttamente al consumatore finale. Il cliente sa cosa aspettarsi quando entra in una lavanderia con macchine Electrolux Professional: qualità, affidabilità e rispetto dell’ambiente. Grande attenzione viene riservata anche alla personalizzazione dei programmi di lavaggio. A differenza di molte realtà concorrenti, i programmi vengono differenziati in base ai tessuti, regolando non solo temperatura ma anche l’azione meccanica, i livelli dell’acqua e la detergenza utilizzata”.

In termini di business…

“Il business si dimostra altamente replicabile. Il nostro network conta circa 1.000 lavanderie sviluppate da 350 investitori, con una media di 2-3 punti vendita per cliente. Chi apre spesso reinveste e apre altre lavanderie. Un altro elemento centrale è il supporto completo offerto agli investitori: analisi geo-marketing, progettazione, pratiche burocratiche, impianti, ricerca di finanza agevolata e assistenza post-vendita”.

Possiamo cercare di delineare il futuro del settore, come lo immagina?

“Guardando al futuro, immaginiamo lavanderie sempre più digitali e automatizzate. Cresce infatti il peso dei pagamenti cashless, che in alcune strutture supera già il 65% delle transazioni. È inoltre in sviluppo una nuova app, “Flow Wash”, che consentirà agli utenti di verificare le macchine disponibili, pagare tramite QR code e individuare la lavanderia più vicina del network. Tra le nuove frontiere anche l’introduzione di sistemi di stiratura self-service automatizzati e spazi sempre più orientati alla socialità e al tempo libero. Infine, il settore guarda anche al pet care: molte lavanderie stanno introducendo aree dedicate al lavaggio di accessori per animali domestici, utilizzando detergenti specifici e ipoallergenici”. Per Gandolfi il futuro del self-service sarà quindi sempre più orientato a qualità, tecnologia e servizi integrati, trasformando la lavanderia in uno spazio moderno, multifunzionale e ad alto potenziale imprenditoriale.

 

KONA SRL

Il settore delle lavanderie industriali guarda sempre più all’automazione e ai servizi self-service. Tra le soluzioni più innovative che stanno emergendo sul mercato c’è “Bianco24”, il sistema sviluppato da KONA Srl in collaborazione con ABG SYSTEMS, pensato per la gestione automatizzata della biancheria destinata soprattutto a B&B, case vacanza e affittacamere. A spiegarci i dettagli del progetto è Dino Guidetti, Responsabile Commerciale di KONA Srl.

Come nasce Bianco24 e quale problema risolve?

“Il locker intelligente nasce da una necessità molto concreta delle lavanderie industriali: gestire in modo efficiente la clientela di piccole dimensioni, che spesso risulta costosa da servire attraverso i canali tradizionali di ritiro e consegna. Il sistema funziona tramite armadi automatizzati accessibili 24 ore su 24 tramite app e QR code. Il cliente, dopo la registrazione e il precaricamento del credito, può ritirare i kit di biancheria pulita e riconsegnare quella sporca in totale autonomia, con un monitoraggio costante e sicuro di ogni operazione. Il vero cuore della piattaforma è il software proprietario sviluppato da Kona. La vera particolarità sta nel fatto che il numero degli sportelli non corrisponde al numero dei clienti servibili: un locker da 12 sportelli, infatti, può arrivare a gestire un numero molto superiore di strutture ricettive, grazie a una logica software che ottimizza i flussi di consegna e restituzione. Inoltre, la tecnologia RFID consente la completa tracciabilità dei capi: ogni prelievo o riconsegna aggiorna automaticamente il magazzino virtuale del cliente e quello della lavanderia, con tempi di sincronizzazione inferiori al minuto”.

Per quale tipologia di capi viene utilizzato, nello specifico, questo servizio?

“Attualmente il sistema viene impiegato soprattutto per la biancheria piana e da bagno destinata al settore dell'ospitalità diffusa, come B&B e affittacamere. La restituzione dei capi sporchi avviene tramite basket dedicati che identificano automaticamente quantità e tipologia dei prodotti inseriti. All'occorrenza, i locker possono essere utilizzati anche per distribuire kit di cortesia, prodotti per le pulizie o altri accessori destinati agli ospiti delle strutture.

È invece più complesso, almeno per il momento, l'impiego nel settore degli abiti da lavoro e dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), che richiederebbe hardware con logiche di distribuzione differenti. Ci tengo a sottolineare che il sistema Bianco24 è completamente modulare e personalizzabile, sia nella configurazione fisica sia nell’interfaccia software, che può essere brandizzata con i loghi e i colori della lavanderia cliente”.

Quali feedback state ricevendo dal mercato?

“La risposta del mercato è estremamente positiva. Sono già cinque i punti self-service operativi sul territorio, e un sesto è in fase di apertura. Si tratta di veri e propri store aperti 24 ore su 24, nati grazie a imprenditori del settore della lavanderia che hanno creduto fortemente nel progetto. I locker non sono gestiti direttamente da Kona, ma vengono acquistati dalle lavanderie industriali o da investitori privati, che utilizzano poi la nostra piattaforma software”. Con la crescita costante dell’ospitalità diffusa e delle formule di gestione automatizzata, il modello dei locker intelligenti è destinato a ritagliarsi uno spazio sempre più centrale nella logistica della biancheria professionale.

 

ALLIANCE LAUNDRY SYSTEMS

Da servizio di quartiere a vero e proprio asset imprenditoriale. Il mercato delle lavanderie self service in Italia sta vivendo una trasformazione profonda, spinto da investimenti sempre più consistenti, digitalizzazione e nuovi modelli di consumo. A raccontarlo è Vittorio Maglione, referente di SPEED QUEEN per l’Italia, azienda specializzata nella realizzazione di lavanderie “chiavi in mano” di ALLIANCE LAUNDRY SYSTEMS. “All’inizio erano attività medio-piccole, molto di quartiere, con poche macchine. Oggi invece il mercato sta crescendo con lavanderie grandi e strutturate. Un’evoluzione che riguarda anche il pubblico: «Non è più un servizio pensato soltanto per studenti o comunità straniere. La clientela è diventata trasversale, dall’utenza tradizionale alle piccole attività”.

Quali sono le peculiarità del modello italiano?

“Rispetto agli Stati Uniti – modello di riferimento del settore – il mercato italiano presenta una peculiarità precisa: In America conta soprattutto il servizio. In Italia invece la lavanderia deve essere anche bella, confortevole e accattivante. L’estetica aiuta a creare fiducia. Per questo l’azienda Alliance punta su un modello “concept store”, curando layout, arredi e comunicazione. Noi non vendiamo solo macchinari, ma un format completo». La formula non è quella del franchising. È una sorta di licenza di marchio, senza royalty. Forniamo il progetto, il concept e un supporto marketing generale”.

Quali sono gli elementi di sviluppo che caratterizzano il settore?

“Sul fronte tecnologico il settore corre verso digitalizzazione e controllo remoto. Oggi convivono contanti, carte e app, ma il futuro appare segnato: Tra qualche anno il pagamento sarà quasi tutto cashless. Anche gestione e manutenzione degli impianti sono sempre più monitorate a distanza. Ma il vero cambiamento riguarda il profilo dell’investitore. Oggi il nostro interlocutore guarda soprattutto al ritorno economico. Non entra nel dettaglio delle macchine: vuole sapere quanto può rendere il progetto. Le nuove lavanderie, infatti, hanno dimensioni importanti: la media oggi è di 16-18 macchine, con superfici da almeno 150 metri quadrati. Determinante è soprattutto la scelta della location. Facciamo analisi di geomarketing: popolazione, reddito, densità abitativa. Se una zona non funziona, preferiamo dire di no. La crescita riguarda tutta Italia, dal Nord al Sud, con esempi significativi in Sicilia, Roma, Milano e Torino.

Quali sono le valutazioni di mercato?

Secondo le stime dell’azienda, il mercato italiano è ancora lontano dalla saturazione. Oggi il self service intercetta forse il 5-7% della popolazione. C’è ancora una grande fetta di utenti potenziali da conquistare. Il nodo resta culturale: esistono ancora resistenze legate all’idea di condividere gli spazi di lavaggio. Per questo la nuova frontiera sarà la comunicazione diretta al consumatore. La chiave è il B2C: bisogna lavorare sulla mentalità delle persone, sul cliente finale e rendere il servizio sempre più naturale Non a caso, molti investitori già presenti nel settore sono pronti ad aprire nuove strutture: il problema non è trovare clienti imprenditori, ma le location giuste”. E sui servizi collaterali - stiro, consegne o attività ibride - Maglione è netto: “spesso quando una lavanderia aggiunge troppi servizi significa che il core business non sta funzionando”. Il futuro, almeno secondo Speed Queen, passa quindi da grandi spazi, molte macchine e un servizio sempre più automatizzato, digitale e accessibile.

BRENTARENO

Lavanderie self service, il settore cambia pelle: “Diventeranno stazioni multiservizio di quartiere. Stiamo assistendo ad una crescita degli affitti brevi di case sempre più ridotte in termini di spazio ciò comporterà inevitabilmente esternalizzare il servizio di lavanderia. Clienti più esigenti, tecnologia da remoto, e lavanderie sempre più grandi e connesse”. È questa la fotografia del mercato self service tracciata da BRENTARENO, realtà attiva nel settore Lavanderie self service da trent’anni con oltre 2.200 Impianti realizzati dal 1996 ad oggi, che racconta un comparto in piena trasformazione, sospinto da nuove abitudini di consumo e dall’evoluzione dei servizi urbani. “Negli ultimi anni il profilo della clientela è cambiato profondamente. Oggi chi entra in una lavanderia self-service non cerca soltanto convenienza, ma qualità di lavaggio, ambienti moderni, rapidità e affidabilità. Una domanda alimentata soprattutto da professionisti, lavoratori con ritmi intensi e utenti che privilegiano servizi immediati ed efficienti”.

Quali sono oggi le principali differenze tra i differenti mercati internazionali?

“Il confronto con il mercato internazionale evidenzia differenze marcate. Negli Stati Uniti il self-service continua a svilupparsi attraverso maxi strutture con decine di macchine dedicate al lavaggio quotidiano della biancheria domestica. In Europa, e in particolare in Italia, il servizio è invece utilizzato soprattutto per capi voluminosi, piumoni e grandi carichi. Le asciugatrici restano il servizio più richiesto, spesso assenti o poco performanti nelle abitazioni private. A trainare il mercato italiano sono soprattutto B&B e affitti brevi, che negli ultimi anni hanno aumentato in modo significativo il volume di lavoro delle lavanderie. Il modello è rimasto sostanzialmente invariato, ma è cresciuto fortemente l’utilizzo. Una crescita che ha spinto il settore verso strutture più grandi, professionali e tecnologicamente evolute”.

App, pagamenti digitali, prenotazioni online e controllo remoto: quanto sono diventati centrali?

“La digitalizzazione è infatti uno degli elementi centrali della nuova fase del comparto. Attraverso sistemi IoT, i clienti possono prenotare macchine, selezionare i cicli di lavaggio e monitorare il servizio direttamente da remoto. Per i gestori, invece, il controllo digitale consente di verificare consumi, fasce orarie di maggiore affluenza e performance dei macchinari, riducendo anche gli interventi tecnici in presenza. Non solo vendita di macchinari. Brentareno punta oggi su un modello “full service”, seguendo il cliente dalla progettazione alla realizzazione completa del punto vendita: impianti, layout, assistenza tecnica, detergenza e persino supporto nella scelta della location. Un approccio che riflette l’evoluzione del settore verso formule imprenditoriali sempre più strutturate”.

Quale sarà secondo voi la nuova frontiera del self-service? Il futuro sarà sempre più orientato verso servizi ibridi tra self-service e assistenza?

“Guardando al futuro, il self-service potrebbe trasformarsi in qualcosa di più di una semplice lavanderia. Diventeranno stazioni multiservizio, è possibile immaginare spazi ibridi capaci di integrare servizi per il quartiere: hub per il ritiro pacchi, formule miste tra lavanderia tradizionale e automatica, fino a modelli che uniscono bar e lavanderia.

La lavanderia self-service, insomma, sembra destinata a diventare un nuovo presidio urbano di prossimità: più tecnologico, multifunzionale e sempre più integrato nella vita quotidiana delle città”.

GIRBAU ITALIA

“Il settore delle lavanderie self-service sta vivendo una trasformazione profonda, spinta da digitalizzazione, sostenibilità e nuovi modelli di consumo. Le aziende distinguono oggi due tipologie di clienti: chi entra per la prima volta nel business, con una conoscenza limitata del mercato, e gli operatori già attivi nel settore, interessati a tecnologie avanzate, gestione da remoto e formule chiavi in mano. Cresce infatti la domanda di sistemi capaci di monitorare consumi, incassi e funzionamento delle macchine in tempo reale”, ci racconta Iker Pejenaute, Direttore Generale di GIRBAU ITALIA. “L’Italia resta uno dei mercati più maturi d’Europa, ma rispetto ad altri Paesi continua a soffrire una forte competizione sul prezzo, spesso a discapito della qualità del servizio. In altri paesi europei, invece, il valore attribuito all’esperienza del cliente e all’affidabilità del servizio è più elevato. Gli Stati Uniti mantengono un ruolo di riferimento, grazie a una cultura del self-service consolidata e alla minore diffusione delle lavatrici domestiche. Le lavanderie self-service stanno inoltre cambiando ruolo nell’ambito urbano: da semplici spazi funzionali a veri punti di prossimità di quartiere. Se il modello h24 non è ancora dominante, la sua crescita è favorita dalle tecnologie di controllo remoto e dalla possibilità di gestire gli impianti a distanza. App, pagamenti digitali, prenotazioni online e monitoraggio da remoto sono ormai considerati standard di mercato. La prossima evoluzione sarà l’ingresso dell’intelligenza artificiale e della manutenzione predittiva: strumenti che permetteranno di prevenire guasti, ridurre i fermi macchina e migliorare l’efficienza operativa. Parallelamente aumenta l’attenzione alla sostenibilità, con richieste di macchinari a basso consumo energetico e idrico, sistemi intelligenti per il dosaggio dei detergenti e riduzione degli sprechi”.

Nell’ambito del self service qual è il modello di business?

“Le aziende del settore non vendono più soltanto macchinari, ma propongono modelli completi di business: consulenza sulla progettazione del punto vendita, layout, posizionamento commerciale e analisi della location. La scelta dell’area resta infatti decisiva per il successo dell’attività, considerando visibilità, accessibilità, parcheggi e concorrenza. Anche il franchising è in crescita in Italia, seppur con dinamiche differenti rispetto agli Stati Uniti, grazie al vantaggio di offrire modelli già strutturati e supporto operativo”.

Quale sarà il futuro?

“Il futuro del self-service sarà sempre più orientato verso formule ibride, che combinano autonomia del cliente e servizi di assistenza, anche da remoto. Le lavanderie potrebbero trasformarsi in hub multiservizio di quartiere, integrando ritiro e consegna, locker automatizzati e collaborazioni con altre attività locali. Secondo gli operatori, tra dieci anni il settore sarà dominato da lavanderie altamente digitalizzate e automatizzate. Continueranno a esistere piccoli punti di quartiere, ma cresceranno anche format più grandi e multifunzionali, capaci di offrire servizi integrati e un’esperienza sempre più smart e connessa”.

DOMUS LAUNDRY

Il settore delle lavanderie self-service sta vivendo una trasformazione profonda: da semplice servizio di lavaggio a business sempre più tecnologico, connesso e orientato all’esperienza cliente. A delineare il nuovo scenario è Eduard Colomer Mallol, Export Director di DOMUS LAUNDRY, secondo cui il mercato si sta muovendo verso modelli “smart”, dove digitalizzazione, sostenibilità e gestione remota diventano elementi centrali della competitività. “Il cliente oggi cerca rapidità, praticità, pagamenti cashless e un’esperienza fluida. Parallelamente, gli investitori puntano su attività più autonome e redditizie. È in questo contesto che DOMUS sviluppa il concept Clean&Go, una lavanderia connessa che integra macchinari efficienti, controllo IoT, sistemi di pagamento avanzati e design moderno del punto vendita.

Ci sono modelli differenti nel mondo, in particolare tra Europa e Stati Uniti?

Le differenze tra Europa e Stati Uniti restano marcate. Negli USA il mercato è più maturo, con strutture di grandi dimensioni e una forte cultura del franchising. In Europa, e soprattutto in Italia, prevalgono invece format urbani di quartiere e un tessuto ancora frammentato. Tuttavia, anche nel nostro Paese stanno crescendo formule in franchising e modelli “chiavi in mano”, spinti dalla ricerca di brand riconoscibili e supporto operativo”.

Stiamo assistendo ad un cambiamento profondo…

“La rivoluzione digitale è già in corso. App, prenotazioni online, gestione da remoto e pagamenti elettronici non sono più optional. Attraverso la piattaforma DOMUSCONNECT, i gestori possono monitorare macchine, ricavi, consumi e manutenzione da remoto, ottimizzando tempi e costi operativi. Il prossimo passo sarà l’intelligenza artificiale applicata alla manutenzione predittiva: sistemi capaci di anticipare i guasti, analizzare i consumi e migliorare la gestione grazie ai dati raccolti in tempo reale”.

Accanto alla tecnologia cresce anche il peso della sostenibilità…

“Oggi gli imprenditori chiedono minori consumi di acqua, energia e detergenti”, sottolinea Sig. Colomer. “L’attenzione si sposta infatti sul costo totale di gestione dell’impianto più che sul semplice prezzo della macchina. DOMUS punta su lavatrici ad alta efficienza, sistemi di pesatura e recupero dell’acqua, con risparmi idrici ed energetici significativi”. Secondo l’azienda, il futuro del self-service sarà sempre più ibrido e multifunzionale. Le lavanderie potranno integrare servizi assistiti, locker, vending machine, corner caffè e persino servizi dedicati agli animali o alle piccole attività commerciali. “Il modello vincente non sarà più una stanza con delle macchine, ma un ecosistema connesso”, afferma Colomer. “Nei prossimi dieci anni continueranno a convivere piccoli punti di quartiere e format più grandi e strutturati, ma tutti avranno un elemento comune: gestione intelligente, dati, sostenibilità e un’esperienza cliente progettata per la vita urbana contemporanea”, conclude.

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