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Mercato del lavoro, il ricorso alla manodopera in lavanderia industriale è un fattore critico, quali le vie d’uscita?

di
Marzio Nava

 

Negli ultimi anni il mercato del lavoro, in particolare italiano, sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da un crescente disallineamento tra domanda e offerta di manodopera. Molte imprese, in settori diversi tra loro, faticano a reperire personale qualificato e disponibile, nonostante livelli di disoccupazione che, almeno in apparenza, potrebbero suggerire il contrario. Le cause di questa difficoltà sono molteplici: cambiamenti demografici, invecchiamento della popolazione attiva, evoluzione delle competenze richieste, minore attrattività di alcune professioni e aspettative diverse da parte dei lavoratori, soprattutto delle generazioni più giovani. In particolare, il settore della lavanderia industriale rappresenta un caso emblematico. Si tratta di un comparto strategico per numerose filiere – sanità, ospitalità, ristorazione, industria e servizi. Tuttavia, le aziende del settore si confrontano quotidianamente con una cronica difficoltà di reperimento della manodopera, sia per ruoli operativi sia per figure tecniche specializzate. Ci si trova di fronte ad una carenza di competenze. Il lavoro in lavanderia industriale è spesso percepito come fisicamente impegnativo, svolto su turni e in ambienti produttivi che richiedono attenzione, precisione e rispetto rigoroso delle procedure. A queste caratteristiche si aggiunge una conoscenza ancora limitata del settore da parte del grande pubblico, che contribuisce a renderlo poco attrattivo rispetto ad altri ambiti considerati più moderni o flessibili. Di conseguenza, molte imprese si trovano a gestire carenze di personale che incidono sull’organizzazione del lavoro, sui costi e sulla capacità di rispondere tempestivamente alle esigenze dei clienti. Affrontare il tema della manodopera nella lavanderia industriale significa quindi riflettere più in generale sulle dinamiche del mercato del lavoro, sulla valorizzazione delle competenze e sulla necessità di rendere questi mestieri più riconosciuti, attrattivi e sostenibili nel lungo periodo

KANNEGIESSER ITALIA

Focalizziamo l'attenzione di questo reportage sulla questione lavoro, questa volta in modo specifico sulle lavanderie industriali e formuliamo ad Alessandro Rolli, Amministratore Delegato di KANNEGIESSER ITALIA, alcune domande.

Tra le principali criticità del settore c’è la difficoltà a reperire manodopera qualificata, in particolare manutentori, personale specializzato e addetti al controllo di gestione dei macchinari. Una carenza che mette in sofferenza molte lavanderie industriali. Da cosa dipende?
“Il problema è duplice. Da un lato c’è una difficoltà generale nel far incontrare domanda e offerta per figure altamente specializzate; dall’altro, il nostro settore risulta spesso meno attrattivo rispetto ad altri. Fatichiamo a trasmettere il valore reputazionale delle lavanderie industriali, anche perché è ancora poco conosciuta la profonda evoluzione che il comparto ha vissuto negli ultimi anni in termini di innovazione, automazione e tracciabilità dei processi”.

Nell’ambito della sicurezza sul lavoro, qual è la situazione nelle lavanderie industriali?
“Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi significativi, soprattutto grazie all’evoluzione tecnologica dei macchinari. Le macchine moderne sono sostanzialmente sicure, a condizione che non vengano manomessi o disattivati i dispositivi di protezione. È vero però che esiste ancora un parco macchine datato, che non può beneficiare delle più recenti innovazioni. Inoltre, i rischi aumentano quando il personale addetto al controllo non è adeguatamente formato o qualificato. Un esempio è la barriera linguistica: il mancato utilizzo della lingua italiana da parte di alcuni lavoratori stranieri può rappresentare un fattore di rischio, perché non tutte le informazioni vengono pienamente comprese. Detto questo, il settore ha raggiunto una buona maturità e una crescente consapevolezza del fatto che la sicurezza sia un elemento prioritario nei processi produttivi”.

Il ricorso alla flessibilità del lavoro è un tema rilevante anche per le lavanderie. Qual è la sua posizione?
“La flessibilità è fondamentale soprattutto per le aziende che lavorano con il comparto alberghiero e della ristorazione, fortemente soggetto alla stagionalità. In questo senso, sia la normativa sia il contratto collettivo mettono a disposizione diversi strumenti contrattuali per gestire i picchi di lavoro. La vera sfida, però, è riuscire a stabilizzare e motivare il personale. Dal punto di vista operativo, la continuità è essenziale: i lavoratori saltuari conoscono meno i processi produttivi e le macchine, con possibili ricadute sull’efficienza. La complessità aumenta nelle aziende in cui i volumi di lavoro variano drasticamente nel corso dell’anno: alcune passano dal lavorare due giorni a settimana in inverno al doppio turno in estate. È una sfida organizzativa enorme”.

Come valuta la proposta del Ministro del Turismo di rivedere il calendario scolastico?
“Potrebbe essere una scelta positiva, soprattutto se le ferie scolastiche non fossero concentrate esclusivamente nei mesi estivi. Una distribuzione più uniforme, come avviene in diversi Paesi del Centro e Nord Europa, consentirebbe anche alle nostre aziende di pianificare assunzioni più stabili e a tempo pieno, grazie a flussi di lavoro meno concentrati. È chiaro che la stagionalità riguarda in particolare le lavanderie che servono hotel e ristorazione, e non può essere eliminata del tutto. Tuttavia, riforme strutturali come quella ipotizzata dal Ministro potrebbero incidere sull’organizzazione del lavoro e rendere più sostenibile la gestione delle risorse umane”.

 

ZUCCHETTI CENTRO SISTEMI – ZCS

“In ZUCCHETTI CENTRO SISTEMI – ZCS non siamo soltanto produttori di sistemi, ma anche fornitori di servizi: affianchiamo le lavanderie industriali nelle loro esigenze produttive”, spiega Francesco Raffagnato, Project Manager della divisione Automation.

“Un comparto, quello delle lavanderie industriali, che vive una vera e propria “schizofrenia del mercato”, con oscillazioni improvvise della domanda e dell’offerta. A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le difficoltà operative legate alla forte eterogeneità etnica e culturale della manodopera, che spesso richiede un complesso percorso di adattamento al contesto lavorativo. A questo si somma un turnover particolarmente elevato, una criticità condivisa anche dal settore ricettivo, acuita dagli anni della pandemia.

Il Covid ha rappresentato uno spartiacque: la lunga paralisi di turismo e ospitalità ha colpito duramente le lavanderie al servizio di alberghi, ristorazione e strutture ricettive, interrompendo bruscamente il volano della domanda. Le conseguenze si riflettono ancora oggi sulla fidelizzazione della forza lavoro. “Recuperare stabilità nei rapporti di lavoro è sempre più difficile, soprattutto per figure qualificate, responsabili e disponibili a svolgere le mansioni tipiche di una lavanderia”, sottolinea Raffagnato. “Sono problemi delle lavanderie, ma anche nostri. Da qui la necessità di fornire risposte concrete alla crescente difficoltà di reperire personale. L’automazione è la soluzione più efficace”, conclude. A partire dalla fase iniziale, quella degli ordini: il dato viene acquisito, elaborato e riorganizzato in funzione di una produzione sempre più standardizzata ed efficiente”.

Cosa intende concretamente?
“Il sistema elimina la possibilità che ci siano errori nell’ordine, ma valuta anche quando è opportuno attivare la produzione per scongiurare un sovraccarico della linea produttiva; regola inoltre la capacità della forza lavoro di accogliere nuovi ordini evitando che ci sia un ricorso agli straordinari che metterebbero sotto stress il personale impiegato. Gli algoritmi ottimizzano il processo dall’ordine alla consegna, in quanto riducono gli errori ma soprattutto standardizzano il flusso di lavoro. Questi sistemi li applichiamo in lavanderia e come effetto abbiamo rilevato una riduzione del 30% della richiesta di straordinario”.

Quali sono i punti chiave del sistema?
“Una combinazione di logiche applicative e sistemi hardware avanzati. Il valore aggiunto nasce dall’analisi e dalla conoscenza approfondita delle serie storiche dei dati di produzione: clienti, volumi degli ordini e andamento operativo. Informazioni che consentono di governare in modo efficace l’intero flusso di lavoro. A questo si affianca un elevato livello di automazione, elemento chiave non solo per aumentare l’efficienza, ma anche per migliorare la qualità del lavoro. In contesti come quello delle lavanderie industriali, spesso caratterizzati da ritmi frenetici e da una frammentazione delle competenze, l’automazione contribuisce a ridurre lo stress operativo. I benefici si riflettono quindi non solo sulle performance aziendali, ma anche sul benessere e sulla motivazione del personale, alleggerendo i carichi di lavoro e assumendo un ruolo concreto di welfare aziendale”.

Vi avvalete di sistemi AI nell’ambito della lavanderia?
“Ci basiamo su molta intelligenza e poca artificialità. L’intelligenza è quella algoritmica del sistema. L’AI la stiamo sperimentando e implementando nei nostri sistemi in modo graduale. Al momento è una combinazione di intelligenza professionale e un’intelligenza artificiale che può contribuire ad efficientare il sistema”.

 

JENSEN ITALIA

“La forza lavoro rappresenta oggi uno dei nodi più critici per il settore delle lavanderie industriali. I problemi sono molteplici: dalla disponibilità di personale, che varia in base alle aree geografiche, alla scarsa attrattività di questo tipo di mansione”, spiega Matteo Gerosa, General Manager, JENSEN ITALIA.

“Le condizioni operative, spesso caratterizzate da polveri, fatica fisica e stress, rendono il lavoro poco appealing, soprattutto per le nuove generazioni, accentuando una carenza strutturale di risorse umane. In questo contesto, l’innovazione tecnologica emerge come leva strategica. A livello internazionale, i principali player del settore stanno puntando su circolarità, automazione, robotica e intelligenza artificiale per ripensare i processi produttivi. All’estero queste dinamiche sono già consolidate, mentre in Italia il percorso appare ancora incompleto”, osserva Gerosa. “Tuttavia, le agevolazioni legate a Industria 4.0 e ora 5.0 hanno contribuito a sostenere l’introduzione di soluzioni automatizzate, come i sistemi di movimentazione con sacchi sospesi e le linee robotizzate, offrendo un supporto concreto alle aziende nel fronteggiare la carenza di manodopera.

Parallelamente, le lavanderie stanno investendo nel miglioramento delle condizioni di lavoro, intervenendo su climatizzazione degli ambienti, automazione delle attività più ripetitive e gravose e maggiore attenzione all’ergonomia delle macchine, per ridur- re sovraccarichi e posture scorrette. Un ambito particolarmente significativo è quello della cernita, tradizionalmente una delle fasi più impegnative del processo produttivo. Jensen, attraverso partnership tecnologiche, ha sviluppato soluzioni completamente robotizzate che eliminano la presenza degli operatori in questa fase. Inoltre, è stato recentemente presentato il concept di “dark factory”, un modello operativo in cui la cernita avviene in modo automatizzato durante le ore notturne, con una presenza minima di personale, permettendo di ottimizzare tempi e flussi produttivi”.

In tema di ergonomia com’è la situazione negli ambienti di lavoro?
“Il tema dell’ergonomia e della qualità degli ambienti di lavoro resta centrale, ma in Italia sconta la mancanza di grandi gruppi industriali con una maggiore sensibilità culturale verso questi aspetti. In alcuni settori, come quello sanitario, l’attenzione è più elevata anche per via di normative e vincoli contrattuali più stringenti. Nel comparto delle lavanderie alberghiere, invece, il percorso di adeguamento è ancora in evoluzione”.

Quale supporto può dare al lavoro in lavanderia l’AI?
“In questo scenario, l’intelligenza artificiale si configura come un fattore abilitante. L’AI è uno strumento il cui valore dipende dalla qualità delle domande e delle analisi richieste. Se applicata correttamente, può ottimizzare le procedure operative e migliorare l’efficienza della forza lavoro. In particolare, l’AI integrata nelle macchine consente di potenziare il controllo qualità grazie a sistemi di visione artificiale e machine learning capaci di riconoscere automaticamente tipologie di capi, forme, orientamento e stato del tessuto. Scanner intelligenti individuano biancheria sporca, rotta o macchiata, trasformando i dati visivi in informazioni operative utili per guidare robot e macchinari nelle fasi di smistamento, piegatura e stiratura. Il sistema apprende progressivamente dai dati raccolti, aumentando precisione, automazione e tracciabilità dei processi”.

In ambito lavorativo uno dei problemi maggiori è fidelizzare i lavoratori…
“La difficoltà nel reperire personale riguarda figure dirigenziali e manageriali capaci di interpretare dati, gestire processi automatizzati e integrare i benefici dell’AI nei modelli produttivi ma anche in generale il personale tecnico addetto alle macchine. La lavanderia industriale è un sistema complesso che richiede competenze trasversali: dalla logistica alla conoscenza tessile, dalla chimica del lavaggio alla depurazione, fino alla gestione del personale. Anche la formazione dei manutentori rappresenta un elemento critico, aggravato dalla dispersione di competenze seguita al periodo pandemico. Senza un adeguato investimento in capitale umano e innovazione, introdurre nuove tecnologie diventa difficile”, conclude Matteo Gerosa. •

DENTRO LA MACCHINA INVISIBILE DELLA LAVANDERIA INDUSTRIALE, L’INTERVISTA A NEPROMA SERVICE

Per capire cosa accade dietro le quinte di una lavanderia industriale, ci rechiamo da NEPROMA SERVICE, nel cuore del Bresciano, e incontriamo Gianbattista Bonardi, amministratore unico dell’azienda.

Qual è oggi la principale criticità della lavanderia industriale?
“Il reperimento del personale varia molto in base al territorio. Qui nel Bresciano, fortunatamente, non abbiamo grandi difficoltà. Gran parte dei nostri collaboratori proviene dall’India e dal Pakistan. Sono in grado di gestire i macchinari e hanno buone competenze informatiche. L’azienda conta oltre 200 addetti distribuiti in quattro reparti principali. La vera sfida è integrare persone provenienti da culture e lingue diverse. Non è semplice, ma alla fine è sempre la persona a fare la differenza”.

Di cosa vi occupate in particolare?
“Abbiamo una lavanderia dedicata ai capi degli ospiti delle RSA, gestita da una cooperativa sociale di tipo B. Un’altra tratta la biancheria piana e le divise del personale sanitario. Abbiamo poi una lavanderia per il settore ristorazione e alberghiero, con personale stabile affiancato da lavoratori stagionali nei periodi di picco, e una quarta lavanderia dedicata al corredo: coperte, piumoni, cuscini, tende e tovagliato per il catering. Stiamo realizzando una quinta lavanderia per gestire il surplus stagionale”.

Come riuscite a fidelizzare il personale, vista la concorrenza con altri settori?
“Nel nostro territorio dobbiamo competere con l’industria metalmeccanica, che offre stipendi mediamente più alti e maggiore flessibilità nelle ferie. Per questo cerchiamo di compensare con premi o superminimi. Inoltre, molti lavoratori stranieri iniziano con l’obiettivo di raggiungere una stabilità economica: col tempo possono però emergere nuove esigenze, e settori meno soggetti ai picchi stagionali diventano più attrattivi”.

Qual è il ruolo della fatica e dell’ergonomia nel lavoro in lavanderia?
“L’attrattività di una mansione dipende anche dal grado di fatica richiesto. Investiamo molto sull’ergonomia e sull’automazione. Ad esempio, riduciamo il peso dei sacchi di biancheria sporca, parcellizziamo i carichi e alleggeriamo le consegne di materiale pulito. Così miglioriamo sia il benessere dei lavoratori sia l’efficienza produttiva”.

Come gestite l’inserimento dei nuovi lavoratori stagionali?
“Durante l’avvio della stagione turistica, dobbiamo inserire anche 80 persone nuove. Il processo di formazione iniziale dura alcune ore e prevede la rotazione sulle diverse postazioni per far comprendere tutte le peculiarità del lavoro. Solo dopo valutiamo l’idoneità del lavoratore”.

Come avviene il reclutamento del personale?
“Ci avvaliamo di più agenzie di somministrazione, che funzionano anche come periodo di prova. È un lavoro che richiede grande manualità, nonostante l’ausilio della tecnologia”.

Perché il settore della lavanderia industriale è considerato poco attrattivo?
“Le condizioni ambientali sono impegnative. Durante l’estate, le temperature interne possono diventare molto elevate. Non possiamo climatizzare gli ambienti perché interferirebbe con il calore dei macchinari. Inoltre, nei picchi di lavoro non è possibile concedere ferie come in altri settori”.

Quali aspetti del lavoro in lavanderia vengono spesso sottovalutati?
“La cura della biancheria e del materiale è fondamentale, ma spesso trascurata. Gli autisti ma anche il personale dei clienti non sempre trattano i carrelli e la biancheria con attenzione. Investiamo in attrezzature e formazione, ma sensibilizzare tutti resta una sfida. Non tutto ciò che arriva può essere lavato alla perfezione: a volte la biancheria è calpestata o usata impropriamente”.

Come gestite l’assunzione di lavoratori con disabilità o svantaggiati?
§“È una sfida concreta. Al momento le disabilità tra il nostro personale sono minime e compatibili con le mansioni. Limitazioni fisicomotorie renderebbero il lavoro molto più difficile, soprattutto in un contesto manuale come il nostro”.

In conclusione la lavanderia industriale è un mondo complesso, dove il successo dipende dall’integrazione di persone provenienti da culture diverse, dall’equilibrio tra tecnologia e manualità, dalla gestione dei picchi stagionali e dall’attenzione al benessere dei lavoratori. Neproma Service, con le sue cinque lavanderie e circa 200 addetti, dimostra come competenze, organizzazione e cura del dettaglio possano trasformare un settore apparentemente invisibile in un ingranaggio fondamentale per sanità, turismo e ristorazione.

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