/ Magazine / Industria 4.0, Transizione 5.0 e superammortamento, a che punto siamo?

Industria 4.0, Transizione 5.0 e superammortamento, a che punto siamo?

di
Marzio Nava

 

Nel 2026 il quadro degli incentivi legati al Piano Transizione 5.0 entra in una fase di assestamento. La misura, introdotta per sostenere nel biennio 2024-2025 gli investimenti in innovazione digitale ed efficienza energetica, continua a produrre effetti per i progetti avviati entro i termini previsti, che possono arrivare a completamento anche nel corso del 2026. Il meccanismo del credito d’imposta premia in particolare gli investimenti in beni strumentali interconnessi, sistemi di automazione, tecnologie digitali e soluzioni capaci di generare una riduzione misurabile dei consumi energetici nei processi produttivi. Accanto alle opportunità restano tuttavia alcuni elementi da non sottovalutare. Le aziende devono infatti confrontarsi con requisiti tecnici specifici, tra cui la dimostrazione dei benefici energetici ottenuti e l’obbligo di certificazioni rilasciate da professionisti qualificati. Per le imprese il 2026 si configura quindi come un anno di passaggio: da un lato la chiusura operativa delle misure legate al PNRR, dall’altro la possibile evoluzione degli strumenti di politica industriale verso modelli più strutturali di sostegno agli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità. Quali sono state le virtù e le potenzialità di questi incentivi e cosa ci può riservare il futuro?

ALGITECH

Quello dell’utilizzo degli incentivi messi a disposizione da una decina di anni da Industria 4.0 poi Transizione 5.0 e infine, oggi, l’iperammortamento riguarda le aziende più grandi ma anche le aziende con una dimensione più contenuta. Inauguriamo questo approfondimento intervistando, Alfonso Caselli, Responsabile di ALGITECH, azienda specializzata nella progettazione, costruzione e fornitura di macchine automatiche per lavanderie industriali.

Negli ultimi anni il tema degli incentivi è stato centrale per il settore. Come avete vissuto questa evoluzione?
“Come azienda costruttrice non ci occupiamo direttamente di incentivi, ma ne percepiamo chiaramente gli effetti. Lo vediamo dalle richieste di preventivo: cambiano da regione a regione, segno che alcune aree spingono più di altre. Con il piano 4.0 abbiamo lavorato moltissimo. Al contrario, il passaggio al 5.0 non ha avuto lo stesso impatto, soprattutto nel segmento medio-piccolo, che rappresenta circa il 95% dei nostri clienti. Molti hanno preferito restare sul 4.0: meno incentivo, ma più certezza. Il 5.0, invece, è stato percepito come ambiguo e quindi rischioso”.

Quindi il problema principale è stata l’incertezza normativa?
“Esattamente. Il 4.0 era chiaro, definito, senza margini di errore. Il 5.0, invece, ha introdotto ambiguità che hanno frenato gli investimenti. Quando c’è rischio, le aziende si bloccano. Oggi stiamo vedendo un ritorno di strumenti più semplici, come il libero ammortamento, che stanno tornando a funzionare proprio perché più comprensibili e sicuri”.

Che ruolo giocano altri strumenti come ZES e bandi regionali?
“La ZES è sicuramente un grande strumento, soprattutto per investimenti medio-grandi, visto che richiede una soglia minima importante. Per noi è un’opportunità concreta, anche per la nostra posizione geografica. In generale, possiamo dire che quando gli incentivi sono chiari, funzionano davvero e danno una forte spinta al mercato”.

Algitech come si è posizionata rispetto ai requisiti tecnici richiesti dagli incentivi?
“Abbiamo scelto di andare oltre i requisiti minimi. Questo inizialmente ha comportato costi e investimenti importanti, ma si è rivelata una strategia vincente. Abbiamo tutelato i clienti, soprattutto nei controlli. Le verifiche ci sono state, e anche più di una volta, ma il fatto di essere andati oltre i requisiti ha fatto la differenza: i nostri clienti sono stati messi al sicuro”.

Un tema sempre più centrale è quello della sicurezza e dell’ergonomia che peraltro rientra nell’ambito dell’agevolazione. Come lo affrontate?
“È un aspetto fondamentale. L’ergonomia incide sia sulla produttività che sulla salute dei lavoratori. Oggi, con l’aumento delle malattie professionali, è ancora più importante. Rispetto a 15-20 anni fa, il settore ha fatto passi enormi: qualità dell’aria, sicurezza, organizzazione del lavoro. Restano criticità, come la gestione delle temperature in estate, ma la direzione è chiara”.

E sul fronte della sostenibilità ambientale?
“Abbiamo notato una certa frenata, anche per influenze esterne al settore. Tuttavia, la sostenibilità resta un tema centrale. Un esempio concreto è il sistema dei locker per la distribuzione al cliente finale: capi già lavati, stirati e pronti, che evitano consumi domestici di energia e riducono l’impatto ambientale. È un modello destinato a crescere”.

Guardando al futuro, quali sono i progetti di Algitech?
“Stiamo investendo molto in innovazione: abbiamo depositato quattro brevetti in vista delle prossime fiere di settore. Inoltre, stiamo lavorando sulla certificazione Made in Italy e sulla creazione di sinergie tra aziende italiane. Crediamo molto nel valore della filiera e nella collaborazione”.

 

PONY

Incontriamo ora Andrea Astolfi, Direttore Commerciale di PONY, azienda che si occupa di progettare e realizzare macchine per lo stiro per le lavanderie professionali.

Negli ultimi anni si parla molto di digitalizzazione anche in settori tradizionali. Che impatto hanno avuto le politiche industriali sulle lavanderie professionali?
“L’impatto è stato significativo. Le politiche legate alla digitalizzazione, a partire dal Piano Industria 4.0 fino alle più recenti misure della Transizione 5.0, hanno accompagnato molte imprese nel rinnovamento tecnologico. Questo ha coinvolto non solo i processi generali, ma anche reparti cruciali come lo stiro professionale, oggi vero cuore della produttività nelle lavanderie”.

Quali strumenti hanno favorito questo processo di innovazione?
“Strumenti come l’iperammortamento e i crediti d’imposta per beni strumentali hanno avuto un ruolo chiave. Hanno incentiva- to l’introduzione di macchinari evoluti e interconnessi, capaci di dialogare con i sistemi gestionali e di monitorare la produzione. Nel reparto stiro ciò si traduce in un maggiore controllo dei flussi di lavoro, standard qualitativi più elevati e un aumento concreto della produttività”.

Cosa cambia con il Piano Transizione 5.0 rispetto alle misure precedenti?
“La grande novità è l’attenzione all’efficienza energetica. Non si parla più solo di digitalizzazione, ma anche di riduzione dei consumi. Per le lavanderie, dove l’energia incide molto sui costi, è un aspetto fondamentale. Gli incentivi premiano investimenti in tecnologie efficienti, sistemi di recupero energetico e soluzioni digitali per il controllo dei processi”.

In questo scenario, come si inseriscono le soluzioni tecnologiche per il reparto stiro?
“Si inseriscono in modo perfettamente coerente. Le soluzioni di nuova generazione sono progettate per integrare automazione, connettività e gestione intelligente. Questo consente alle lavanderie di accedere agli incentivi disponibili e allo stesso tempo migliorare le proprie performance operative”.

Quali sono i principali vantaggi per le aziende che investono in queste tecnologie?
“Oltre al vantaggio fiscale, c’è un beneficio operativo molto concreto: ottimizzazione dei tempi, riduzione dei consumi e miglioramento della qualità della finitura dei capi. Sono fattori determinanti per la competitività delle lavanderie, oggi e in futuro, ma anche per garantire la massima soddisfazione del cliente”.

Quanto è importante la scelta del partner tecnologico in questo processo?
“È fondamentale. Un partner affidabile garantisce non solo tecnologie avanzate, ma anche conformità alle normative e alle certificazioni richieste, incluse quelle previste dal Piano Transizione 5.0. Inoltre, può offrire soluzioni che assicurano un elevato risparmio energetico e un investimento realmente strategico per l’azienda”.

 

KANNEGIESSER ITALIA

Nella riforma introdotta dalla legge di Bilancio non c’è solo un problema interpretativo di carattere tecnico ma le novità di carattere fiscale, ne discutiamo con Alessandro Rolli, Amministratore Delegato di KANNEGIESSER ITALIA.

Con la nuova legge di Bilancio c’è il passaggio dal credito d’imposta all’iperammortamento. Che lettura ne date?
“Dal nostro punto di vista, ci saremmo aspettati una maggiore protezione del mercato europeo. Inizialmente si parlava di vincoli come una quota minima di produzione o sviluppo software in Europa, ma sembra che ci sia stata una retromarcia su questi aspetti o comunque ci sia stato qualcuno che abbia frenato. Questo può essere letto come un segnale di apertura, ma rischia anche di creare ulteriori difficoltà per le aziende europee, che già devono confrontarsi con costi energetici più elevati e con una minore attenzione alle politiche industriali negli ultimi decenni”.

Quindi vede un rischio competitivo?
“Una certa pressione competitiva è inevitabile. Tuttavia, è importante sottolineare un punto: il costo di una macchina incide solo in minima parte sui costi operativi e conseguentemente sul fatturato (potendo il costo dell’investimento essere spalmato su più esercizi). È importante essere focalizzati sull’affidabilità delle macchine, del fornitore, sulla qualità del servizio e sulla capacità di garantire supporto nel tempo. Spesso si attribuisce un peso eccessivo al prezzo di acquisto, mentre nel lungo periodo è l’efficienza operativa a fare la differenza”.

Dal punto di vista degli incentivi, questa nuova impostazione sarà più o meno efficace rispetto al passato?
“È sicuramente una misura più selettiva. Rispetto a Industria 4.0 o Transizione 5.0, che erano più accessibili, l’iperammortamento premia maggiormente le aziende con margini operativi più elevati. È quindi meno “democratico”, ma resta comunque uno strumento valido che ci auguriamo possa diventare strutturale e non rinnovabile con Legge di Bilancio”.

Si parla anche di continuità con le misure precedenti. È così?
“Sì, dovrebbe essere garantita una certa continuità, anche in termini di cumulabilità. Vedremo come evolveranno i dettagli normativi, ma la direzione sembra quella. In particolare vedremo cosa dirà operativamente il decreto attuativo”.

Un tema interessante riguarda la manutenzione: può rientrare tra le spese agevolabili?
“La manutenzione ordinaria in sé no. Tuttavia, ci sono attività collaterali e opere accessorie — come modifiche agli impianti o interventi strutturali — che possono rientrare nelle agevolazioni, come già avveniva in passato”.

E per quanto riguarda i macchinari non nuovi? Possono essere inclusi negli incentivi?
“Sì, anche se aspettiamo chiarimenti e procedure. Se un macchinario usato è inserito all’interno di un sistema interconnesso più ampio, può rientrare nell’agevolazione insieme agli altri elementi della linea (ammissibilità caso “complesso”). Non è una novità, ma una conferma dell’impostazione di Industria 4.0. negli ultimi anni abbiamo ampiamente visto gli investimenti sono fortemente influenzati dalle opportunità fiscali. Negli ultimi dieci anni queste misure sono diventate quasi strutturali, più che straordinarie”.

 

MACPI

Incontriamo Elena Cartabbia, Responsabile Amministrativo di MACPI a Palazzolo sull’Oglio nei pressi di Brescia. “Industria 4.0 è partita nel 2017, inizialmente con qualche incertezza interpretativa, soprattutto sugli allegati tecnici e sui requisiti richiesti. Nei primi anni si parlava di iperammortamento (quindi deduzioni fiscali), poi si è passati al credito d’imposta e oggi siamo tornati a una logica più simile a quella iniziale. La Transizione 5.0, invece, introduceva criteri legati anche alla sostenibilità, come la riduzione delle emissioni, ma nella pratica si è rivelata difficilmente applicabile”.

Che impatto hanno avuto questi incentivi sull’acquisizione dei clienti?
“Nei primi anni l’interesse era molto alto, anche grazie a incentivi più consistenti. Negli ultimi anni, con la riduzione dei benefici (intorno al 20%), l’interesse è progressivamente calato. A questo si aggiunge il fatto che molti clienti avevano già effettuato investimenti importanti: i nostri macchinari hanno una vita utile lunga, quindi il ciclo di rinnovo è naturalmente dilatato. Transizione 5.0, invece, non è stata utilizzata da nessun nostro cliente. Il problema non era il prodotto, ma la normativa: richiedeva dimostrazioni complesse, come la riduzione delle emissioni, che rendevano l’accesso al beneficio di fatto impraticabile”.

Quali opportunità vede oggi nel ritorno dell’iperammortamento?
“Le opportunità sono sostanzialmente le stesse del passato. Il vantaggio fiscale è interessante (circa il 43%), ma distribuito su un periodo più lungo. Questo sposta il ragionamento su un piano finanziario: conta molto il cash flow e la capacità di pianificazione. Un’opportunità concreta è rappresentata da quei clienti che, tra il 2017 e il 2019, non avevano sfruttato gli incentivi”.

Ci sono criticità legate a questa nuova formulazione?
“Sì. Tutto dipende dalla capacità dell’azienda di generare utile fiscale negli anni. Non tutte le imprese hanno questa visione di medio periodo, e questo può limitare l’attrattività dello strumento rispetto al credito d’imposta, che era più immediato”.

Avete già predisposto procedure per supportare i clienti?
“Noi non forniamo direttamente servizi di asseverazione o certificazione, perché devono essere svolti da soggetti terzi. Tuttavia, collaboriamo con consulenti esterni che conoscono bene i nostri macchinari. Internamente, i nostri tecnici si interfacciano con i responsabili IT del cliente già in fase di ordine, per definire i parametri necessari all’interconnessione e alla successiva perizia”.

Quanto sono preparati oggi i clienti su questi temi?
“Molto più rispetto al passato. Dopo anni di Industria 4.0, la maggior parte delle aziende ha già competenze interne o partner tecnologici di riferimento”. Il ritorno alla deduzione fiscale può favorire le vendite? “A mio avviso no, anzi può rappresentare un limite. Il credito d’imposta era più semplice e immediato: si compensava direttamente con gli F24. La deduzione, invece, richiede una pianificazione su più anni e la certezza di generare utili fiscali. Non tutte le aziende sono pronte per questo tipo di approccio”.

Nonostante ciò, state già vedendo interesse da parte del mercato?
“Sì, soprattutto da parte di aziende strutturate. Stiamo ricevendo richieste per sfruttare la nuova opportunità, quindi un certo interesse c’è”.

Quanto contano gli incentivi rispetto all’innovazione tecnologica?
“L’innovazione va avanti indipendentemente dagli incentivi. I benefici fiscali possono accelerare gli investimenti, ma lo sviluppo tecnologico è continuo e necessario per restare competitivi, a prescindere dalle politiche governative”, conclude Elena Cartabbia.

PIZZARDI

Come azienda come concepite e realizzate l’automazione in lavanderia industriale?
Lo chiediamo a Marta Pizzardi, della PIZZARDI Srl, azienda che realizza macchinari per biancheria piana e spugne e impianti per la movimentazione automatica e la supervisione dei pacchi di biancheria. “Siamo stati la prima azienda del settore a studiare e realizzare un sistema di automazione per la movimentazione della biancheria piegata, integrandolo con un’intelligenza di controllo globale del prodotto. Un’intuizione che ha cambiato per sempre l’impostazione degli impianti delle lavanderie industriali, attuando ante litteram la logica del Piano Industria 4.0. Il dato primario della gestione dei parametri è l’anagrafica del cliente. La tracciatura del prodotto inizia con il ricevimento della biancheria pulita fino all’applicazione automatica delle etichette ai singoli pacchi confezionati e, ove presente, allo smistamento automatico degli stessi. L’attività si conclude con la compilazione della bolla di consegna e la sua trasmissione al gestionale di lavanderia. In quest’ultimo periodo stiamo completando il sistema con una nuova tecnologia di lettura RFID”.

Come avete sfruttato l’evoluzione degli incentivi con Transizione 5.0?
“Le nostre sono macchine che di fatto consumano poco perché le potenze installate sono limitate; è difficile pertanto documentare un reale risparmio energetico nell’ambito di una nuova fornitura. Diverso è invece per le macchine che riguardano il lavaggio o lo stiro. Alcuni clienti hanno potuto inserire nella pratica Transizione 5.0 anche le nostre piegatrici sfruttando l’inserimento in linea con un mangano di nuova fornitura”.

Da quanto ho capito i vostri sistemi e software devono proprio ritagliarsi sulle esigenze del cliente?
“L’automazione deve soddisfare le necessità del cliente che sono estremamente variabili. Ogni cliente ha logiche di gestione del prodotto molto diverse che, non sempre, possono essere codificate preventivamente. Il nostro sistema consente ampia flessibilità ed è in grado di adattarsi alle richieste, anche “in tempo reale”.

Come interpretate le ultime novità sull’iperammortamento?
“Molto positivamente in quanto i requisiti tecnici di base sono sempre gli stessi di Industria 4.0 e Transizione 5.0 e questo incentiva le imprese a rinnovarsi tecnologicamente. Operativamente, per l’azienda che ne usufruisce, l’iperammortamento, agendo direttamente sul reddito d’impresa a differenza del credito d’imposta o di contributi diretti, favorisce investimenti a medio-lungo termine, premiando le realtà virtuose”.

L’installazione degli impianti che procedura prevede?
“Nelle lavanderie ad elevata produzione abbiamo pochissimo tempo per l’installazione. L’impianto viene allestito da noi in azienda con per il collaudo completo. Questo approccio, unitamente alla tecnologia di montaggio a connettori, ci consente un’estrema velocità ed efficienza nell’installazione presso il cliente”.

Per quanto riguarda la perizia qual è il vostro modus operandi?
“Chiediamo al cliente di interfacciarci, fin dall’inizio della commessa, con il consulente che seguirà la perizia, in modo che il lavoro sia ben impostato per tutte le parti coinvolte”. •

 

DETERGO MAGAZINE # APRILE 2026

Condividi

Leggi anche