/ Magazine / IL FATTORE “C” COSTI, IL RISPARMIO ENERGETICO E LA RIDUZIONE DEI CONSUMI IN LAVANDERIA
di
Marzio Nava
Nel contesto di una lavanderia commerciale o di una tintolavanderia, il fattore costi rappresenta una leva strategica per la redditività. La struttura dei costi è composta da costi fissi, quali affitto, ammortamento degli impianti, personale e spese amministrative, e da costi variabili legati a consumi energetici, acqua, prodotti chimici, manutenzione e materiali di consumo. Un approccio economico-gestionale richiede la misurazione del costo medio per ciclo e del costo per capo trattato, nonché l’analisi del punto di pareggio in relazione ai volumi di lavoro. Il monitoraggio degli indicatori di efficienza consente di ottimizzare l’impiego delle risorse e ridurre gli sprechi. Una gestione accurata dei costi supporta la definizione dei prezzi, migliora la competitività e garantisce la sostenibilità economica dell’attività. Inoltre, la pianificazione degli investimenti e la contrattazione con i fornitori permettono di stabilizzare i margini e migliorare il controllo di gestione utile
Per CHRISTEYNS ITALIA, player internazionale della detergenza professionale e dei metodi di lavaggio, il tema dei costi è oggi più che mai centrale. Ne parliamo con Ruggero Sammarco Operations Director Laundry dell’azienda, che negli ultimi anni ha seguito da vicino le strategie di ottimizzazione in lavanderia.
Dottor Sammarco, il taglio dei costi è davvero solo una questione di risparmio energetico?
“Negli ultimi anni mi sono occupato in modo costante della riduzione dei costi in lavanderia. L’errore più comune è esasperare una sola variabile del processo: puntare esclusivamente sul risparmio energetico, oppure solo sull’acqua o sui prodotti chimici. Se non si mettono in equilibrio tutte le componenti, si rischia di generare un danno complessivo” L’esplosione del prezzo del gas ha imposto interventi immediati. “Abbiamo reagito lavorando a basse temperature: oggi parliamo di cicli che arrivano a 45°C, mantenendo lo stesso standard qualitativo in uscita. Per farlo, abbiamo selezionato molecole efficaci anche a temperature ridotte. Tuttavia, in alcune realtà – penso ai laboratori che utilizzano acqua di pozzo – sono emersi rischi di contaminazione batterica. In questi casi, è necessario intervenire con sufflaggi chimici regolari per sanificare le macchine. Il risultato? Ciò che si risparmia sul fronte energetico può essere eroso dall’aumento dei costi chimici e dalla gestione del rischio batteriologico”.
Dunque è una questione di equilibrio?
“Assolutamente sì. Un altro esempio riguarda la riduzione dei consumi idrici. Spingere troppo su questo fronte può compromettere la qualità dello stiro. In chimica e in fisica vale un principio semplice: nulla si crea e nulla si distrugge. Un eccesso di risparmio d’acqua può incidere sulla conducibilità”.
In che senso?
“La conducibilità indica la presenza di elementi salini residui sulla biancheria in uscita. Se troppo elevata, rende lo stiro più difficoltoso e penalizza la qualità finale”.
La crescente attenzione ai consumi ha inoltre portato a riconsiderare alcune prassi consolidate, giusto?
“Non è sempre necessario portare l’acqua a 85°C per abbattere la carica batterica. Una parte rilevante dell’azione sanificante deriva dai prodotti chimici utilizzati. Inoltre, temperature troppo alte comportano un consumo energetico eccessivo e riducono la durata dei tessuti. L’acqua ossigenata, ad esempio, può operare efficacemente già a 65°C. Anche qui la parola chiave è equilibrio: si parte dalle best practice, ma occorre adattarle alle condizioni specifiche di ogni impianto”.
Cosa si intende per best practice?
“L’Unione europea ha fornito linee guida valide per piccole e grandi lavanderie: ottimizzazione dei consumi idrici, installazione di scambiatori di calore per recuperare energia dall’acqua di scarico e reimmetterla nel processo produttivo, evitando sprechi. Un vero circolo virtuoso. Anche i prodotti chimici non devono essere sovradosati: vanno calibrati in funzione dei parametri chimici dell’acqua disponibile. In conclusione, la riduzione dei costi non può prescindere da una visione sistemica: intervenire sull’energia, sull’acqua, sulla modernizzazione dei macchinari, sull’ingegnerizzazione dei prodotti chimici in linea con le nuove best practice e, non ultimo, sulla qualità e resistenza dei tessili. Solo un approccio integrato – conclude Sammarco – consente di coniugare sostenibilità economica, sicurezza igienica e qualità del risultato finale”. “Nelle piccole lavanderie ogni euro conta. Energia, acqua, detergenti, manutenzione: la marginalità si gioca sull’equilibrio tra costi fissi e variabili”, ci dice Alessia Miotto, CEO e Managing Director dell’azienda IMESA, azienda che produce macchinari per il lavaggio ad acqua. “E oggi, con l’aumento strutturale delle materie prime e dell’energia registrato dopo il 2020, la partita è ancora più complessa. Anche una realtà artigianale è un’impresa a tutti gli effetti. Le strutture più piccole, rispetto a quelle industriali, soffrono di più il peso dei costi fissi: cinque macchine incidono in modo molto diverso se il volume di ricavi è limitato”.
Quali sono i costi che impensieriscono maggiormente?
“Il capitolo più critico è quello energetico. In alcuni Paesi i costi sono cresciuti fino al 40% rispetto al periodo precedente al 2020. Oggi gli aumenti oscillano, ma raramente tornano ai livelli precedenti: diventano strutturali. Per questo non basta più guardare il prezzo d’acquisto della macchina. Bisogna ragionare sul costo per chilo trattato o per ciclo e sull’intera vita dell’impianto. In poche parole: efficienza termica (sistemi di recupero del calore, bruciatori ad alto rendimento), motori ad alta efficienza con inverter per ridurre i consumi elettrici e lo stress meccanico. Con un doppio effetto: minore consumo energetico e meno manutenzione”.
Tra i costi nascosti c’è proprio quello della manutenzione…
“La manutenzione è una voce spesso sottovalutata, ma può incidere pesantemente sul bilancio, soprattutto quando non programmata. Al costo dell’intervento si somma quello del fermo impianto. Una macchina ferma significa perdita di produttività, riorganizzazione del lavoro, talvolta outsourcing o turni straordinari. Ridurre l’usura meccanica e migliorare l’affidabilità diventa quindi una leva diretta a beneficio della marginalità”.
L’automazione quanto pesa sui conti aziendali?
“Oltre all’energia, anche acqua e detergenti pesano sui conti. Sistemi di dosaggio automatici, programmi calibrati e controllo del peso del carico permettono di ottimizzare i consumi e ridurre gli sprechi. L’investimento iniziale per l’acquisto della macchina può essere più alto, ma nel medio periodo il risparmio su gas, elettricità, acqua e chimica può essere veramente consistente”.
È necessario un cambio di mentalità?
“Il cambio di paradigma è chiaro: non più costo della macchina, ma total cost of Ownership. Se un macchinario consente di ridurre i consumi, il payback si accorcia. Guardare solo ai cinque anni di ammortamento legale è una visione parziale. In altre parole, la competitività si costruisce nel medio-lungo periodo”.
Anche la digitalizzazione può essere vista come un elemento determinante?
“Un ulteriore salto di qualità arriva dalla connettività. Macchine integrate con Wi-Fi e sistemi di monitoraggio remoto permettono di controllare in tempo reale stato di funzionamento e consumi. I vantaggi sono molteplici: diagnosi più rapide e interventi mirati, riduzione dei tempi di fermo, manutenzione più efficiente, analisi dei picchi di consumo energetico. In presenza di tariffe elettriche a fasce, ad esempio, è possibile pianificare i cicli di lavoro nelle ore più convenienti. E nel caso delle lavanderie selfservice, l’analisi dei flussi può supportare strategie promozionali nelle fasce meno frequentate, migliorando la saturazione delle macchine. Oggi non basta fornire una macchina performante”, afferma Miotto. “Serve un servizio continuo: macchine intelligenti, facili da manutentare, con interventi rapidi e qualità elevata sia meccanica sia energetica. Il “fattore costo”, dunque, si trasforma in fattore controllo: controllo dei consumi, dei processi, dei tempi e dell’organizzazione. Ed è su questo terreno che, oggi, anche la piccola lavanderia si gioca la propria competitività”.
Nel settore delle lavanderie professionali, il contenimento dei costi passa sempre più da scelte tecnologiche e impiantistiche mirate. Ne abbiamo parlato con l’Ingegner Corinna Mapelli, Amministratore Delegato di TREVIL, azienda specializzata in soluzioni per lo stiro professionale.
Ingegnere Mapelli, quando si parla di riduzione dei costi in lavanderia, da dove bisogna partire?
“Se parliamo di costi, gli approcci possibili sono diversi: si va dal risparmio energetico all’ottimizzazione del flusso produttivo, fino alla scelta degli equipaggiamenti. Oggi non si può più ragionare solo sul prezzo di acquisto di una macchina, ma sul suo costo complessivo di esercizio nel tempo”.
Il tema energetico è centrale. Quali sono le scelte strategiche più efficaci?
“Sul versante impiantistico è possibile intervenire in modo concreto. Penso, ad esempio, al recupero delle condense per lo sfruttamento dell’acqua calda e in particolare ai generatori di vapore. I nostri generatori sono dotati di economizzatore e sono progettati per massimizzare la riduzione delle dispersioni termiche. Anche la progettazione stessa del generatore è studiata per contenere le perdite di energia. Un’attenzione particolare è riservata anche alla gestione dei picchi di consumo. Le nostre caldaie Geyser – spiega Mapelli – dispongono di una gestione elettronica della potenza: attivano solo l’energia necessaria a mantenere il livello di vapore richiesto. In questo modo si evitano sprechi e si ottimizzano i consumi”.
Lo stiro della camicia è noto per essere particolarmente energivoro. Come si può intervenire?
“Lo stiracamicie è una delle macchine più energivore in lavanderia. Per questo abbiamo introdotto un economizzatore che consente di recuperare il calore delle condense del vapore in uscite, inoltre riutiilzziamo l’aria calda attraverso una cappa di ricircolo. L’aria viene convogliata sui punti della camicia più difficili da asciugare, accelerando il processo. In sintesi, la camicia si asciuga più velocemente a parità di potenza utilizzata. Un vantaggio che non riguarda solo l’energia: riducendo i tempi di asciugatura si ottiene anche un risparmio di manodopera. Tra le innovazioni più recenti, Trevil ha introdotto, inoltre, lo scarico automatico nello stiracamicie a carosello: un sistema che aumenta la produttività e incide direttamente sull’ottimizzazione del personale”.
Oltre all’energia, quali altri fattori incidono sui costi?
“L’affidabilità dei prodotti è fondamentale. Bisogna considerare il costo totale del prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita. In una parola: qualità”. Mapelli porta un esempio concreto: “Nei tavoli da stiro con caldaia integrata abbiamo scelto di posizionare la caldaia come uno “zainetto”: in caso di guasto può essere smontata rapidamente, riducendo drasticamente i tempi di manutenzione. Anche nelle caldaie Geyser installiamo più resistenze di potenza ridotta, anziché uno o due moduli di grossa taglia. Questo permette una manutenzione meno onerosa”.
Possiamo dire che l’efficienza oggi è un equilibrio tra tecnologia e progettazione?
“Assolutamente sì. Se un prodotto è qualitativamente elevato, deve prevedere tutte queste accortezze: recupero energetico, gestione intelligente della potenza, facilità di manutenzione, incremento della produttività. Sono elementi che generano risparmio reale e costi totali di esercizio inferiori”.
A Mortara, città nota anche per la sua tradizione gastronomica legata all’oca, la LAVANDERIA LAMPO rappresenta un esempio di come una piccola impresa artigiana possa evolvere in chiave manageriale. Fondata nel 1987 da Rocco Lamoglie, l’attività nasce come lavanderia ambulante: “Con il furgone andavamo a cercarci il lavoro. Non avevamo un negozio aperto al pubblico, solo un piccolo laboratorio. Avevamo ideato una sorta di lavanderia itinerante” Un modello, quello del servizio a domicilio, che oggi appare moderno ma che Lampo aveva già intuito quasi quarant’anni fa. Nel logo dell’azienda campeggiano tre parole: serietà, puntualità, professionalità. Un manifesto che nel tempo si è tradotto in una precisa strategia di ottimizzazione dei costi e stabilizzazione dei volumi.
Dalla bottega al contratto pluriennale
“La principale criticità del settore è la stagionalità. Un tempo trattavamo molta lana, cappotti e giubbotti di renna. Oggi la moda è casual, più semplice da lavare e meno presente in lavanderia”. Per superare la ciclicità del lavoro, Lampo ha scelto di puntare sui contratti con enti pubblici e strutture sanitarie. Dalle municipalizzate agli asili nido milanesi, fino alle RSA, la partecipazione alle gare d’appalto è diventata una prassi. “Oggi la parte predominante dell’attività arriva proprio dalle residenze sanitarie assistenziali: qualche migliaia di capi al giorno, a cui si aggiungono i privati, soprattutto nei cambi stagione. La lavanderia gestisce prevalentemente la biancheria personale degli ospiti, lavorata ad acqua e suddivisa per colore e tessuto. Una lavorazione standardizzata che consente efficienza e controllo”.
La struttura dei costi
“Con 11 dipendenti, la voce di costo più rilevante è il personale. A questa si aggiungono: • mezzi propri per le consegne (con noleggio solo in caso di guasto);
• leasing dell’immobile;
• macchinari e attrezzature;
• detergenza e materiali;
• energia.
Il gas incide per 2.500-3.000 euro al mese, l’energia elettrica per circa 1.500-1.800 euro. La caldaia è a gas: se fosse elettrica avremmo costi ben più alti. Grazie agli interventi di efficientamento e agli investimenti in innovazione, oggi il costo energetico pesa per circa il 5% del fatturato, solo un punto percentuale in più rispetto al periodo pre-crisi energetica”.
Industria 4.0 e tracciabilità: il chip che taglia i costi
“Gli incentivi di Industria 4.0 hanno consentito all’azienda di dotarsi di macchinari innovativi e sistemi di monitoraggio costante. La vera svolta è arrivata però con la tracciabilità dei capi destinati alle RSA qualche anno prima che arrivasse industria 4.0: ogni indumento è dotato di chip contenente i dati della struttura, del cliente e della tipologia del capo. Tutte le informazioni confluiscono nel database aziendale, automatizzando la fase di ricomposizione e preparazione delle consegne. È stato un taglio di costo fondamentale. L’automazione consente oggi di lavorare a pieno ritmo, senza tempi morti, soprattutto per i grandi clienti con scadenze quotidiane”.
Reclutamento e relazioni sindacali
Sul fronte del personale, l’imprenditore segnala difficoltà recenti nel reclutamento tramite apprendistato, formula che in passato aveva dato buoni risultati. “Spero sia stata solo sfortuna e non un trend. Il 2024 è stato un anno complesso, persino più del periodo Covid, che l’azienda aveva retto grazie alla continuità delle commesse pubbliche. In azienda è presente anche la rappresentanza sindacale, elemento non scontato in una realtà di dimensioni contenute”, aggiunge Lamoglie.
Diversificare per crescere
“Il vecchio modello di tintolavanderia tradizionale necessariamente ha bisogno di essere rivisto. Noi imprenditori di lavanderia dobbiamo cambiare pelle in relazione al cambiamento della società e delle sue richieste. Oltre al lavaggio tende, Lampo ha introdotto il servizio di smontaggio e montaggio — in subappalto — per una ventina di ospedali milanesi. È il servizio più redditizio della mia attività, quello che dà reale valore aggiunto. La diversificazione è stata decisiva per aumentare domanda e fatturato, riducendo la dipendenza dalla “bottega” tradizionale”.
Meno imprevisti, più programmazione
“Con lo spostamento del baricentro commerciale verso clienti strutturati, si sono ridotti anche i costi imprevedibili: meno giacenze, meno reclami, meno capi danneggiati. Le lavorazioni più complesse - come la smacchiatura o il trattamento di un abito da sposa - restano meno redditizie e difficili da preventivare: spesso non si conosce la natura della macchia. Il prezzo si fa solo dopo il trattamento”.
La strategia, volumi costanti contro la stagionalità
“In sintesi, la chiave dell’ottimizzazione dei costi per Lavanderia Lampo è stata la ricerca di volumi costanti, non legati alla stagionalità. Una scelta che ha permesso di:
• uniformare il flusso di lavoro;
• semplificare le lavorazioni;
• migliorare la programmazione;
• contenere l’incidenza dei costi energetici;
• ridurre gli imprevisti”.
In un settore tradizionale e spesso frammentato, l’esperienza di Mortara dimostra che anche una lavanderia artigianale può adottare logiche industriali, trasformando l’organizzazione e l’innovazione tecnologica in strumenti di competitività.
In un mercato sempre più competitivo, la sfida per le lavanderie professionali si gioca dunque su più fronti: energia, organizzazione e qualità. E, come sottolinea Corinna Mapelli, “la tecnologia deve essere uno strumento concreto per migliorare l’efficienza, non solo una voce di investimento”.
Recupero dell’acqua, minori consumi energetici, riduzione del consumo di solvente e più produttività in stiratura. È su questi quattro pilastri che si fonda la strategia di efficientamento presentata da Marco Niccolini, Global Sales And Marketing Director di RENZACCI SpA, azienda specializzata nella produzione di macchinari per il lavaggio ad acqua e a secco. Obiettivo: aiutare le lavanderie artigianali a contenere i costi senza sacrificare qualità e sostenibilità.
“Sul fronte del lavaggio ad acqua, dice Niccolini, l’azienda ha investito nel sistema Special One, una “batteria di lavaggio” che integra una lavatrice certificata Eco Care con recupero automatico dell’acqua negli ultimi risciacqui. Il sistema consente di riciclare fino al 40% dell’acqua utilizzata, senza richiedere spazi aggiuntivi in lavanderia. Lo spazio è una risorsa strategica e la razionalizzazione dei costi passa anche da qui. Al risparmio idrico si affianca quello energetico pari a circa il 15% e quello relativo ai detergenti, grazie a un utilizzo più efficiente delle soluzioni di lavaggio. Il sistema è completato da un essiccatoio a circuito chiuso con pompa di calore, che introduce tre livelli di risparmio:
• Semplificazione impiantistica, eliminando la necessità di cappe di aspirazione ed espulsione;
• Riduzione dei consumi energetici, con meno di 10 kW di potenza installata;
• Ottimizzazione dei costi di gestione, grazie alla pompa di calore che raggiunge le temperature necessarie senza ricorrere a resistenze elettriche ad alto assorbimento.
Un ulteriore vantaggio è il preriscaldamento dell’acqua: il sistema consente di ottenere acqua calda già pronta per il ciclo successivo di lavaggio, creando un circuito virtuoso tra lavatrice ed essiccatoio in chiave di autosostenibilità.
Passando al lavaggio a secco, l’ultima serie Nebula introduce il biolavaggio a secco con risultati significativi sul fronte economico. Possiamo sottolineare alcune virtù che si traducono in un taglio dei costi:
• le potenze installate si riducono di circa il 50% rispetto alle macchine tradizionali;
• i consumi per ciclo calano fino al 60%;
• si registra una diminuzione dei costi legati a energia, acqua e smaltimento rifiuti.
Determinante anche l’impiego del “natural solvent” che non evapora a temperatura ambiente. Oltre a rappresentare una maggiore tutela per la salute dell’operatore, questa caratteristica comporta una consistente riduzione dei consumi di solvente rispetto alle soluzioni di precedente generazione.
L’efficienza non si ferma al lavaggio. I capi trattati con biolavasecco risultano più distesi e soffici, con una conseguente riduzione dei tempi di stiratura stimata tra il 25% e il 30%, variabile in base alla tipologia del capo. Un dato che si traduce in un incremento diretto della produttività e in un ulteriore contenimento dei costi operativi”, conclude Niccolini.
“Nel mondo delle lavanderie, dalle realtà di quartiere fino alle strutture medio-commerciali, lo stiro rappresenta uno dei passaggi più delicati e strategici dell’intero ciclo produttivo”, ci dice Andrea Astolfi, Direttore Commerciale di PONY SpA. “Non è semplicemente la fase finale del processo, ma il vero punto di equilibrio tra investimento iniziale, organizzazione del lavoro e marginalità. Il primo nodo riguarda l’impianto. La scelta delle attrezzature deve partire da un’analisi puntuale dei flussi in ingresso: numero e tipologia dei capi – camicie, pantaloni, giacche, abiti, tessuti tecnici – determinano produttività e ritorno economico delle macchine. Ogni soluzione ha un costo definito e una capacità produttiva misurabile. L’investimento in hardware è pianificabile e ammortizzabile nel tempo e va dimensionato con precisione. Più complesso è invece il tema del costo operativo del servizio di stiro. Qui la componente umana, la forza lavoro incide in modo determinante. Se nel lavaggio e nell’asciugatura l’automazione ha ormai ridotto l’impatto diretto del lavoro, nello stiro il tempo per capo resta una variabile cruciale, importante. Anche pochi minuti di differenza possono tradursi, a fine giornata, in uno scostamento significativo sui costi. E più si alza il livello di finitura – attenzione al dettaglio, precisione delle pieghe, qualità percepita – più cresce l’incidenza del lavoro. Per questo lo stiro è una delle voci più importanti del conto economico e richiede una corretta valorizzazione nel prezzo finale al cliente.
Negli ultimi anni l’attenzione del settore si è spostata con decisione sull’efficienza energetica. L’aumento dei costi dell’energia e le politiche orientate alla sostenibilità hanno accelerato l’ingegnerizzazione delle macchine: ottimizzazione dei flussi di vapore, riduzione delle dispersioni termiche, sistemi di risparmio automatico quando l’impianto è fermo. L’obiettivo è chiaro: mantenere standard qualitativi elevati abbassando il consumo per ciclo. In questo contesto si inserisce anche il confronto tra caldaie centralizzate e soluzioni integrate nelle singole macchine. Le prime offrono performance importanti ma richiedono infrastrutture complesse, manutenzione strutturata e consumi costanti. Le seconde garantiscono maggiore flessibilità: possono essere attivate solo quando necessario, con costi di installazione e gestione più contenuti, risultando spesso più adatte alle realtà medio-piccole. Non esiste una scelta valida in assoluto: tutto dipende dai volumi trattati e dall’organizzazione del lavoro. Anche il recupero dell’aria calda e l’ottimizzazione termica stanno diventando leve decisive. Ridurre le dispersioni significa non solo contenere i costi, ma rafforzare un posizionamento orientato alla sostenibilità, oggi elemento competitivo oltre che etico. A fare da sfondo c’è un mercato in trasformazione. Crescono i capi sintetici e a basso costo, con cicli di vita più brevi, e questo modifica la domanda di servizi di alta finitura. Le lavanderie devono quindi ripensare il proprio modello operativo, trovando un equilibrio tra qualità, efficienza e competitività.
In definitiva, lo stiro resta la variabile chiave su cui si misura la solidità di una lavanderia: è qui che tecnologia, organizzazione e capacità di generare valore si incontrano, determinando la reale sostenibilità economica dell’impresa. Noi in Pony affianchiamo quotidianamente i nostri distributori e clienti per analizzare prima e trovare poi le soluzioni di finitura adeguate ad ogni esigenza di stiro ed ambiente”. conclude Astolfi.
Per MONTEGA® azienda che si occupa di detergenza, dialoghiamo con Francesca Iannone, Responsabile in del settore Lavanderia. “In Montega®, ci dice, cerchiamo di ridurre i costi attraverso prodotti più concentrati e utilizzando materie prime che funzionano anche a bassa temperatura. Queste sono le due metodiche che utilizziamo da anni con i nostri clienti. La ricerca in questo senso è sempre stata attiva non solo come nostro obiettivo ma anche perché è stato sempre richiesto dai clienti. Ad esempio, qualche anno fa abbiamo messo sul mercato il prodotto Rapid Dry, additivo da utilizzare nell’ultimo risciacquo che abbassa i tempi e la temperatura di asciugatura, portando quindi ad un risparmio di energia del Tumbler. Il prodotto ha avuto tantissimo successo, ne abbiamo venduto tantissimo. La ricerca è iniziata mesi prima dell’aumento notevole del costo del metano, e siamo riusciti a finire i test interni e immetterlo sul mercato proprio in quel periodo. Ottimizzare i lavaggi con prodotti più concentrati, temperature ridotte, risparmiando anche acqua mantenendo un rapporto bagno più basso, e ciò vuol dire anche dosaggi più alti nel lavaggio. Montega® mette a disposizione il proprio Know-how per i propri clienti, con il laboratorio, i commerciali e i tecnici”.
Quali sono nei particolari le materie prime che forniscono e le molecole che costituiscono un valore aggiunto per il trattamento dei tessili anche a bassa temperatura?
“Le materie prime che permettono un trattamento dei tessili anche a bassa temperatura sono tensioattivi specifici, sia si origine vegetale sia di origine sintetica. Nei nostri test in laboratorio facciamo sempre una cernita di materie prime più forti a diversi livelli di concentrazione e temperatura, scegliendo quelli che hanno risultati migliori”.
Entriamo in modo più minuzioso nel Rapid Dry quali le peculiarità tecniche?
“Il Rapid Dry abbassa del 15-20 % i tempi di asciugatura del tessuto in spugna (gli asciugamani detto più in gergo di uso comune). È un additivo che va messo nell’ultimo ciclo di lavaggio ed oltre ad avere questa caratteristica porta anche una morbidezza e profumazione sui tessuti. È stato testato in numero lavanderie ed è un prodotto che vendiamo e produciamo con numerosi feedback ancora positivi”.
A basse temperature sussistono maggiori rischi batteriologici?
“Si, ciò è vero, però è anche vero che tutte le lavanderie utilizzano additivi candeggianti come cloro, ossigeno, peracetico, tutte sostanze che uccidono batteri anche a bassa temperatura. Quindi i rischi batteriologici sono sostanzialmente assenti in qualsiasi lavaggio dei lavandai. In più numerosi detersivi hanno additivi che contrastano questi rischi batteriologici. Questi additivi non sono solo conservanti ma anche solventi che hanno potere di “pulizia” ma anche di conservazione”.
Risparmio di acqua, energetico e chimico: la ricerca su cosa punta e come è orientata?
“La ricerca punta in questo senso da molti anni, si cerca sempre di migliorare e aumentare questo risparmio, ma la cosa fondamentale rimane sempre la qualità del lavaggio, è quindi importante sottolineare come la rimozione delle macchie debba essere sempre il primo obiettivo per noi che facciamo detergenza. Il resto rimane tutto in secondo piano, seppur ha un piano importantissimo”, conclude Francesca Iannone.
Nella lavanderia industriale e professionale la “C” di Costi non è più soltanto una voce da comprimere a fine esercizio, ma un vero indicatore di competitività. Energia, acqua, chimica, gestione dei processi: ogni variabile incide sul costo al chilo trattato e, di conseguenza, sui margini. In uno scenario in cui le tariffe energetiche restano instabili e la pressione sui prezzi è costante, ridurre i consumi senza compromettere le performance rappresenta la sfida strategica del settore. Ne parliamo con ÈCOSÌ, realtà specializzata in soluzioni chimiche e sistemi di controllo per la lavanderia professionale. In particolare dialoghiamo con Antonio Ciccarella, Responsabile Divisione Laundry dell’azienda.
Quando si parla di risparmio energetico, il primo pensiero va alle basse temperature. Non c’è il rischio di abbassare anche i risultati?
“È un falso mito duro a morire. Le basse temperature non sono sinonimo di minore efficacia. Oggi, grazie a formulazioni evolute e a un corretto bilanciamento dei parametri chimici e meccanici, è possibile garantire standard elevati di lavaggio e disinfezione anche a temperature ridotte. Le nostre soluzioni sono validate secondo normative UNI EN, a garanzia dell’efficacia microbiologica anche a basse temperature, nel pieno rispetto dei protocolli richiesti dai settori più sensibili, come sanitario e hospitality. L’innovazione non sta solo nel prodotto, ma nella capacità di governare l’intero processo: tempo, azione meccanica, concentrazione e qualità dell’acqua devono dialogare in modo armonico per ottenere il risultato desiderato”.
Qual è il vantaggio concreto per una lavanderia?
“Portare un ciclo di lavaggio a 30°C significa incidere in modo significativo sui consumi energetici e, di conseguenza, sulle emissioni indirette di CO2. L’impatto sul costo per chilogrammo trattato è immediato e misurabile. Ma sarebbe riduttivo pensare che tutto si risolva abbassando la temperatura. Il vero salto di qualità avviene quando si progetta il processo nel suo insieme, eliminando sprechi e inefficienze strutturali. Questo approccio consente non solo di contenere i costi, ma anche di prolungare la vita dei tessili, ridurre i fermi macchina e migliorare la prevedibilità dei risultati”.
In che modo intervenite operativamente sugli impianti?
“Il punto di partenza è sempre un audit tecnico approfondito. Analizziamo la qualità dell’acqua, la tipologia di sporco, la struttura dell’impianto e i flussi produttivi. Sulla base di questi dati, definiamo un piano di ottimizzazione che include prodotti specifici, sistemi di dosaggio automatico e programmi di lavaggio calibrati sulle reali esigenze del cliente. Abbiamo inoltre sviluppato un software proprietario di monitoraggio e calcolo previsionale dei costi. Questo strumento consente di simulare scenari, confrontare parametri, stimare i risparmi e mantenere sotto controllo nel tempo le variabili economiche. Non si tratta solo di consuntivare, ma di prevedere e correggere”.
Quindi il fattore “C” è anche controllo?
“Esattamente. Controllo che nasce dalla consapevolezza: dei parametri di processo, dei consumi, delle performance. Senza dati non c’è gestione, e senza gestione non c’è competitività. La nostra filosofia è chiara: non vendiamo solo chimica, ma un metodo. Efficienza energetica, riduzione dei consumi e validazione delle prestazioni fanno parte di una strategia integrata che rende la lavanderia più solida dal punto di vista economico e più sostenibile sul piano ambientale”. In un mercato in cui ogni centesimo al chilo conta, la differenza la fa chi riesce a trasformare il costo in leva strategica. E la “C”, oggi, significa anche cultura del processo.
Ora ci avventuriamo in una interessante intervista con con Paulo Arneiro, Global Vice President Business Division Industrial Solution di CHT GERMANY.
In quale modo la Smart Technology di CHT contribuisce al risparmio di costi ed energia, oltre a ridurre i consumi?
“Con il nostro concetto innovativo e olistico della Smart Technology di CHT, i nostri clienti possono lavare in modo ancora più efficiente, sicuro e sostenibile. La nostra soluzione intelligente combina un sistema di lavaggio rivoluzionario con un sofisticato concetto di servizio e tecnologie digitali dei dati”.
In cosa consiste esattamente la Smart Technology?
“La Smart Technology è composta da quattro moduli, che possono essere utilizzati singolarmente, in combinazione o come pacchetto completo. Tutti e quattro hanno l’obiettivo di offrire ai nostri clienti una qualità di servizio perfetta e a lungo termine. Inoltre, permettono di mantenere una panoramica dei processi di lavaggio e quindi di ridurre i tempi di inattività e le fluttuazioni della qualità”.
Può spiegare nel dettaglio i quattro moduli?
“Certamente.
• Smart UV Power funziona con tecnologia UV C e garantisce eccellenti risultati di lavaggio, contribuendo al contempo a risparmiare risorse preziose e a ridurre l’inquinamento ambientale.
• Smart Dosing è una nuova tecnologia che può essere impostata da remoto sul sistema di dosaggio per adattare ricette individuali.
• Smart Energy è un concetto energetico integrato che utilizza una termocamera per visualizzare le perdite di calore nelle aree del sistema di lavaggio e del mangano.
• Smart Lab descrive la competenza dei nostri laboratori analitici, che forniscono alle lavanderie analisi dei dati, valutazioni e raccomandazioni preziose, dai prodotti chimici ai tessuti fino all’acqua” conclude Arneiro. •
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