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Depurazione Acque, quale la tecnica più opportuna in lavanderia?

di
Marzio Nava

 

La depurazione delle acque può riguardare aziende che producono reflui in differenti settori produttivi. In questo contesto ci occupiamo della depurazione delle acque nelle lavanderie, nei laboratori e nelle lavanderie industriali. Negli ultimi anni è affiorata una grande attenzione ai reflui proprio perché oltre alla normativa anche l’attenzione degli enti, Comuni e ATS, in particolare, si è fatta sempre più pressante e capillare.  La depurazione delle acque nelle lavanderie industriali è un processo essenziale per ridurre l’impatto ambientale dei reflui, ricchi di tensioattivi, oli, metalli pesanti e sostanze organiche. Per trattare queste acque si utilizzano diverse tecniche, spesso combinate: filtrazione meccanica per rimuovere i solidi, trattamenti chimico-fisici per separare gli inquinanti disciolti e processi biologici per degradare la materia organica. In molti impianti si adottano anche tecnologie avanzate, come l’ultrafiltrazione o l’osmosi inversa, che permettono un’elevata qualità dell’acqua trattata e, in alcuni casi, il suo riutilizzo nel ciclo produttivo. Quale tecnica di intervento privilegiate? Quale la best practice in una lavanderia di piccole, medie o grandi dimensioni di cui volete parlare o comunque che riteniate un fiore all’occhiello dei vostri interventi?

CHRISTEYNS

“Abbiamo come CHRISTEYNS concepito e realizzato HydRO for laundries che è una soluzione plug-and-play utile per recuperare, trattare e riciclare le acque reflue prodotte dalle lavanderie”. Con queste parole Jacopo Persico, Water & Energy Project Leader dell’azienda inaugura questo approfondimento sulle tecniche utilizzate per la depurazione delle acque reflue in lavanderia. “L’acqua è una risorsa scarsa e sempre più costosa quindi poterla riutilizzare è un valore aggiunto sia in termini economici che ambientali. Inoltre la normativa e i regolamenti sulla limitazione del volume delle acque reflue si fanno sempre più rigorosi e i controlli sempre più stringenti.

Con HydRO il nuovo sistema di depurazione di Christeyns è possibile ridurre il consumo di acqua potabile almeno dell’80%. La nostra pluridecennale esperienza nell’ambito della detergenza professionale ci permette di avere una capillare conoscenza di tutti gli elementi che gravitano nel refluo a seguito del lavaggio. Dall’efficacia del lavaggio all’efficacia del trattamento del refluo ma anche del riutilizzo dell’acqua”.

Come si configura l’impianto?

“È una soluzione a monoblocchi modulabili, anche sovrapponibili (massimizzando lo spazio a disposizione) per il trattamento acque in relazione alle differenti esigenze della clientela, peraltro, mutevoli nel tempo. È nella sostanza un’unità contenitore “plug-&-play che recupera, tratta e ricicla l’acqua proveniente dal lavaggio per trasformarla in acqua di migliore qualità da utilizzare per un nuovo lavaggio”.

Come funziona nello specifico?

“Funziona come fornitura idrica a circuito chiuso. La fase 1 consiste nel trattamento dell’acqua di scarico. Consideriamo che l’apporto di acqua potabile è ridotto dell’80% e quindi il consumo idrico si attesta a 0,5 litri per Kg di biancheria.

La fase 2 viene fatta tecnicamente per mezzo di un sistema a piastre che permette di utilizzare le materie presenti nei detergenti come ad esempio tutti i componenti siliconici antischiuma, che diversamente, il tradizionale sistema a membrana non permette o comunque ne limita l’utilizzo. Questo è uno dei vantaggi di affidarsi a Christeyns che conosce l’intero processo, da ciò che viene immesso nell’acqua, fino al trattamento finale.

L’ultima fase è relativa allo scarico di meno del 20% di acqua proveniente dal lavaggio senza che contenga sostanze come microplastiche, metalli pesanti e batteri. Inoltre l’acqua presenta una bassa conducibilità garantendo una migliore efficacia del risciacquo e più brillantezza.

In questo modo c’è un risparmio del consumo di gas del 25% grazie a recupero del calore. Focalizzandosi anche sulla gestione dell’acqua, Christeyns diventa in questo modo la figura unica di riferimento per il cliente per ogni fase processuale in lavanderia, accreditandosi e diventando di fatto un superconsulente”.

L’installazione è standard e utilizzabile per ogni lavanderia?

“È una soluzione che garantisce grande flessibilità ed è facilmente installabile, naturalmente il sistema è personalizzabile in quanto appositamente ritagliato sulle esigenze del cliente in relazione alla quantità di acque reflue da trattare.  Inoltre disponiamo anche del modulo per il trattamento dell’acqua primaria in modo da garantire tutte le specifiche richieste nel lavaggio, desalinizzatore, addolcitore, ecc. essenziale per il trattamento dell’acqua primaria e di caldaia.

In questo modo copriamo la gestione dell’intero processo produttivo dio una lavanderia”, conclude Persico.

DEPUR PADANA ACQUE

“La depurazione delle acque reflue è sempre finalizzata al rispetto della normativa vigente in materia, ovvero il D.Lgs N. 152/2006. Lo scarico avviene comunemente in pubblica fognatura in taluni casi laddove la fognatura non dovesse raggiungere il sito produttivo c’è l’alternativa dello scarico in acque superficiali (corso d’acqua). Ciò che sta prendendo piede è il riutilizzo delle acque trattate che in lavanderia è argomento di attualità in quanto realtà industriale di grande consumo d’acqua”, ci racconta Giovanni Pio Responsabile Tecnico/Commerciale di DEPUR PADANA ACQUE.

Qual è statisticamente la percentuale di riutilizzo dell’acqua? 

“La percentuale massima a cui si può aspirare è intorno al 65-70% ma per arrivare a questo risultato oltre all’impianto di depurazione è necessario inserire altre fasi di affinamento, con l’installazione di un impianto ad osmosi a valle del processo di depurazione biologica. I nostri impianti monoblocco ECOBLOCK® si avvalgono della tecnologia “MBR” (a membrane di ultrafiltrazione) e questa tecnologia permette di riciclare fino al 25% delle acque depurate senza l’ausilio dell’impianto di osmosi.

Recentemente siamo intervenuti in una importante realtà industriale conosciuta su tutto il territorio nazionale alla quale abbiamo dedicato qualche mese fa un importante approfondimento (https://detergo.eu/articoli-blog/depur-padana-acque) ma anche il nostro recente intervento presso il grande laboratorio di Tierre Group di San Martino Buon Albergo (Verona) nel quale abbiamo installato un impianto biologico MBR - ma la particolarità si è avuta proprio perché non potendo installare l’impianto all’esterno abbiamo realizzato una soluzione tecnica sartoriale – all’interno del laboratorio”.

Come è stato possibile e quali difficoltà si sono manifestate?

“Abbiamo adottato tutte le soluzioni ad hoc, grande attenzione è stata posta ad evitare l’eventuale emissione di odori nell’ambiente di lavoro, individuando le possibili fonti, sigillandole e isolandole, e veicolando le esalazioni verso l’esterno, attraverso un opportuno sistema di aspirazione ed abbattimento. Un impianto molto performante grazie all'utilizzo di una tecnologia all’avanguardia”.

ÈCOSÌ

ÈCOSÌ da sempre orienta la propria ricerca verso formulati con tensioattivi a biodegradabilità rapida ed efficace, riducendo l’impatto ambientale già alla fonte, sottolinea Antonio Ciccarella, Responsabile Divisione Lavanderia, dell’azienda.

Qual è la concezione di sostenibilità per ÈCOSÌ?

“L’esperienza ci ha insegnato che la sostenibilità non si gioca solo sugli impianti di depurazione, ma anche a monte, nelle scelte quotidiane di lavaggio. Per questo promuoviamo ricette e dosaggi consapevoli, calibrati sulle reali necessità, evitando eccessi che finiscono per appesantire i sistemi di trattamento delle acque reflue”.

Quindi il metodo di lavaggio è strettamente correlato alla depurazione delle acque reflue?

“La combinazione tra detergenti studiati per degradarsi facilmente e un uso attento delle quantità rende più efficiente l’intero ciclo, dal lavaggio alla depurazione, e contribuisce a ridurre costi operativi, fanghi e consumi energetici. Un approccio che trasforma la cura del tessile in un gesto di responsabilità condivisa verso l’ambiente e le generazioni future.

Un ulteriore punto di forza della filosofia di ÈCOSÌ è l’impiego, nella quasi totalità dei nostri detergenti, di tensioattivi di origine vegetale. Questi ingredienti, derivati da oli e grassi naturali, sono più rapidamente biodegradabili rispetto agli equivalenti di origine petrolchimica, alleggerendo il carico organico sugli impianti di trattamento e riducendo la persistenza nell’ambiente. In questo modo non solo si tutela la qualità delle acque, ma si favorisce un ciclo più circolare e virtuoso, che valorizza risorse rinnovabili e riduce la dipendenza da fonti fossili.

Scegliere di puntare su materie prime vegetali, unite a un rigoroso lavoro di formulazione e controllo dei dosaggi, significa dare un contributo concreto alla sostenibilità del settore lavanderia.

È una visione che ÈCOSÌ porta avanti con coerenza, perché crediamo che la vera innovazione sia quella capace di unire performance, rispetto dell’ambiente e responsabilità sociale”.

DALMON WATER SOLUTIONS

“Alla domanda, “Depurazione acque, qual è la tecnica più opportuna?” per noi, che collaboriamo quotidianamente al fianco degli operatori di lavanderia, la risposta è: “Dipende…”: i puntini di sospensione sono tantissimi come i fattori e gli elementi che contraddistinguono ogni realtà produttiva che la rendono unica”, ci dice Ilenia Pozza, Technical Dept. Manager di DALMON WATER SOLUTIONS. Basti analizzare fattori come il volume del carico idraulico da trattare, la provenienza del prodotto lavato, i limiti da rispettare e le performance richieste, l’ubicazione geografica, le variazioni dei carichi in base alla stagionalità, la geometria del sito produttivo e del ciclo dell’acqua in uso, fino alle materie prime utilizzate per la detergenza o ai macchinari per il lavaggio”.

Mi sembra di capire che la parola d’ordine sia personalizzazione, giusto?

Assolutamente corretto.

Correlando tra loro questi elementi si comprende perché standardizzare non è possibile ed ogni impianto è irripetibile e unico. Ogni giorno milioni di metri cubi d’acqua contaminata richiedono trattamenti con requisiti specifici: l’esperienza maturata ci ha permesso di acquisire un sapere ingegneristico all’avanguardia diventando partner, e non meri fornitori, di centinaia di clienti. E di questi milioni di metri cubi una buona parte ce ne prendiamo cura noi.

In un settore così ampio e dinamico, come emerge anche dallo studio Cerved per Assosistema Confindustria, la sfida è soddisfare le esigenze spesso della realtà più piccole, ma virtuose, come anche per le grandi nella volontà di tutelare la materia prima che non può essere sostituita: l’acqua”.

Qual è quindi la tecnica più opportuna?
“È quella che tutela l’ambiente con impianti efficienti che preservano i corpi idrici recettori dalle sostanze inquinanti in conformità delle normative vigenti. È quella che si distingue con impianti adeguati ad un’economia circolare che non è solo recuperare e riutilizzare l’acqua ma ridurre i consumi energetici con apparecchiature efficienti, performare l’esistente con revamping e minimizzare con le nuove tecnologie volumi e spazi occupati”.

Statisticamente i vostri interventi quale tecnica privilegiano?

“Il 90% delle richieste sono soddisfatte con il trattamento a fanghi attivi, quelli convenzionali o di nuova concezione, come gli MBR, sono tutti flessibili alle portate ed efficaci per ridurre il carico organico biodegradabile. Quest’ultimi offrono in più la possibilità di recuperare gran parte dell’acqua con rendimenti fino all’80% del volume scaricato. Combinati, poi, a processi di pretrattamento specifici la sostenibilità dal punto di vista ambientale si colora di verde e blu. It takes a lot of Blue to save the Green”.

ITALHYDRO

Infine, parliamo con ITALHYDRO e in particolare con Luca dal Lago, CEO dell’azienda di Thiene (Vicenza).

“Dopo oltre vent' anni di esperienza, riteniamo che l'approccio migliore per offrire una soluzione ottimale nel trattamento acque di scarico da lavanderia inizi con una valutazione specifica di alcuni fattori fondamentale per avere un quadro organico sulle necessità di intervento. Elementi essenziali che contemperano le esigenze del cliente, che sono per lo più di natura produttiva ma anche vincoli normativi e amministrativi.

Analisi delle acque da trattare, area disponibile nella quale collocare il sistema di depurazione, limitazioni paesaggistiche ed edilizie, tipologia del prodotto trattato, continuità di lavorazione ma anche attività stagionale, esigenza di recupero e riutilizzo dell’acqua nel processo di lavaggio, impianto esistente da ampliare, corpo ricettore refluo depurato. Non abbiamo formulato una lista della spesa in quanto procedendo all’analisi di tutte queste variabili è possibile sviluppare un progetto e una relazione customizzata e personalizzata considerando anche possibili upgrading su impianti esistenti.

Introdurre un sistema di depurazione che non consideri anche il recupero dell’acqua può far perdere opportunità di competitività e di ottimizzazione del processo produttivo”.

In che cosa consiste e qual è il valore aggiunto?

“Oggi molti enti pubblici o gruppi importanti richiedono servizi che rispondano a riciclo/salvaguardia ambientale, poter recuperare il 70% dello scarico è un notevole punto di forza. In periodi di siccità poter recuperare permette di garantire il servizio”.

Usufruire della tecnologia sviluppata per l'assistenza e la gestione a distanza ha segnato un notevole passo in avanti, permettendo di ridurre costi e inconvenienti. quali sono le virtù e i punti di forza?

“Monitoraggio e sistemi software evoluti sono diventati una tecnologia irrinunciabile”.

Come funzionano? Gli installate su tutti gli impianti?

“I nostri impianti sono tutti dotati di sistemi software per la teleassistenza e monitoraggio con pannello di controllo. I nostri tecnici in back office giornalmente verificano lo stato dell'impianto: portate, pressione, parametri ossigeno, acidità ph, livelli, ecc. Tutto ciò permette di anticipare anomalie e fermi impianto, organizzare manutenzioni programmate e molto altro”.

WTP - Water Treatment Process

Per WTP - WATER TREATMENT PROCESS Srl, azienda specializzata nella progettazione e costruzione di impianti di trattamento reflui, parliamo con Federico Guidetti, Responsabile Ufficio Tecnico dell’azienda di Città di Castello. “La depurazione delle acque reflue rappresenta oggi un tema centrale per le lavanderie, siano esse di piccola, media o grande dimensione. Le acque di scarico derivanti da queste attività contengono infatti carichi inquinanti significativi: tensioattivi, oli e grassi, metalli pesanti provenienti dai capi trattati e sostanze organiche di varia natura. Un corretto trattamento non è soltanto un obbligo normativo sempre più stringente, ma soprattutto una scelta di responsabilità ambientale che riduce i rischi di contestazioni e consente un utilizzo più sostenibile delle risorse idriche. WTP, azienda specializzata nella progettazione e costruzione di impianti di trattamento reflui, propone soluzioni mirate in base alle caratteristiche specifiche del cliente e alla tipologia di refluo”.

Differenziate gli interventi in base alla dimensione della lavanderia?

“Per le lavanderie di piccola dimensione si privilegiano impianti chimico-fisici, efficaci nel rimuovere tensioattivi, oli e solidi sospesi con ingombri ridotti e gestione semplificata. Per realtà medio-grandi, caratterizzate da carichi organici più elevati e maggiore continuità di scarico, la soluzione ottimale è spesso rappresentata dai processi biologici a fanghi attivi o, nei casi più complessi, da impianti a membrane MBR (Membrane BioReactor), che consentono rese depurative superiori e maggiore stabilità di processo”.

Il trattamento prevede il riutilizzo dell’acqua?

“Accanto al trattamento primario, WTP integra sistemi di affinamento e post-trattamento finalizzati al riuso delle acque depurate, attraverso tecnologie che spaziano dai filtri a sabbia e carbone attivo, fino all’ultrafiltrazione e all’osmosi inversa, garantendo un refluo di qualità idonea ad essere reimmesso nei cicli produttivi. La “best practice” che proponiamo è dunque un approccio su misura, capace di coniugare conformità normativa, affidabilità gestionale e sostenibilità. Ogni impianto diventa così non solo una garanzia di rispetto ambientale, ma anche un valore aggiunto per l’azienda che lo adotta”.

TECHNOACQUE

“Dalla depurazione al riuso, è questo l’impegno e l’obiettivo TECHNOACQUE per le lavanderie”, così esordisce l’ingegnere Francesco Sardella, Responsabile Progettazione e Avviamento Impianti, dell’azienda di Fasano nei pressi di Brindisi.

Come si combina il grado di biodegradabilità del refluo delle lavanderie con l’efficacia della depurazione dell’acqua di processo?

“Il refluo generato dai processi di lavaggio nelle lavanderie industriali contiene materiale organico asportato dai tessuti, detersivi, ammorbidenti, tensioattivi e residui tessili. In passato la bassa biodegradabilità dei detergenti sintetici ne rendeva complessa la depurazione, mentre oggi l’impiego di prodotti più sostenibili ha consentito l’applicazione con successo di trattamenti biologici tradizionali a fanghi attivi, sequenziali (SBR) o a membrane (MBR), in grado di assicurare il rispetto delle normative sugli scarichi.

Se la depurazione rappresenta il requisito indispensabile per la compliance, si apre oggi una prospettiva più strategica: la valorizzazione del refluo attraverso il recupero. In questo ambito Technoacque propone un approccio integrato che va oltre l’abbattimento degli inquinanti, puntando alla riduzione dei consumi idrici, energetici e chimici, e al miglioramento della qualità dei prodotti finiti”.

FAQ

Cosa si intende per Compliance aziendale?

La compliance aziendale è l'insieme di processi, procedure e indirizzi che un'azienda attua e mette in opera per garantire la conformità a leggi, regolamenti applicabili al settore di appartenenza. L’obiettivo principale è prevenire illeciti, proteggere l'azienda da rischi legali e reputazionali, migliorare l'efficienza operativa e rafforzare la fiducia di clienti. Tutto ciò cioè l’intero “pacchetto” contempla la conformità di normative su privacy, sicurezza, trasparenza finanziaria.

Dal punto di vista operativo, ci illustri un vostro intervento degno di nota?

“In un recente intervento presso una lavanderia industriale, è stato realizzato un impianto multistadio che abbina micro- e ultrafiltrazione, osmosi inversa, disinfezione e stabilizzazione. Dimensionato per 500 mc/d, ha consentito di produrre acqua a bassissima salinità per alimentare le caldaie e per la preparazione dei bagni di lavaggio. I benefici sono stati immediati: riduzione del 90% degli spurghi di caldaia, risparmio annuo di circa 25.000 € in chemicals, minore consumo di coloranti a parità di resa cromatica e una qualità superiore dei capi trattati. Lo scarto della dissalazione, opportunamente trattato, è stato riutilizzato nei risciacqui, massimizzando la circolarità del ciclo idrico.

Per le lavanderie industriali, quindi, la best practice non è più solo depurare per scaricare, ma trasformare l’acqua reflua in una risorsa da recuperare, coniugando sostenibilità ambientale, competitività economica e qualità del servizio”.

DETERGO MAGAZINE # OTTOBRE 2025

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