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Diventare imprenditore di pulitintolavanderia, quali le chiavi del successo?

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MARZIO NAVA

Diventare imprenditore nel settore della pulitintolavanderia richiede una visione chiara, competenze gestionali e una forte attenzione ai dettagli. Il successo in questo ambito non si limita alla semplice capacità di lavare e stirare in modo puntuale i capi, ma si realizza con un insieme di fattori strategici che, se ben orchestrati, possono fare la differenza tra una lavanderia qualunque e un’attività di riferimento. La scelta della collocazione territoriale è importante. Fondamentale è la qualità del servizio. Per garantire questo, è necessario investire in macchinari moderni, manutenzione costante e prodotti professionali, possibilmente ecologici, dato che oggi l’attenzione alla sostenibilità è un elemento peculiare della competitività. La pulitintolavanderia old style segna il passo e la chiave dello sviluppo si deve ricercare anche nell’allargamento dei servizi e dei prodotti offerti ma anche nella puntualità del servizio, come la consegna a domicilio dei capi trattati. In sintesi, il successo di un imprenditore della pulitintolavanderia si realizza giorno per giorno attraverso una miscela di strategia, qualità del servizio, attenzione al cliente e capacità di innovare. Chi riesce a coniugare questi elementi, realizza la quadratura del cerchio. Chiediamo alle imprese fornitrici, quali potrebbero essere le chiavi di successo e di sviluppo delle lavanderie artigianali?

GRANDIMPIANTI

Intervistiamo Gabriele Giotto Sales and Product Manager di GRANDIMPIANTI, azienda che realizza principalmente macchine per il lavaggio ad acqua al quale chiediamo: quali sono secondo il vostro punto di vista le vie di sviluppo per un’attività di lavanderia artigianale? Quale il modello virtuoso?
“Noi abbiamo clienti di pulitintolavanderia tradizionale ma anche clienti che hanno sviluppato attività più grandi con un laboratorio con più punti di raccolta e di riconsegna soprattutto all’estero, come in Slovenia, Croazia, ma anche Inghilterra e Olanda. Alle piccole lavanderie consigliamo sostenibilità, semplicità e versatilità. Come Grandimpianti disponiamo del brevetto della pesatura in macchina e con il nostro sistema non è obbligatorio utilizzare la macchina a pieno carico in quanto è in grado, essa stessa, di determinare la reale quantità di biancheria all’interno e dimensionare detergenza, tempo ed elettricità. La lavanderia può disporre così di una macchina grande per i picchi di lavoro ma nello stesso tempo non è antieconomica in caso di piccoli carichi. Le nostre macchine sono dotate del sistema elettronico Wavy che permette di dimensionare i giusti rapporti di carico in relazione alla biancheria o ai capi trattati e contestualmente permette risparmio energetico e sostenibilità. La semplicità di utilizzo è data dal nostro sistema Wavy, dotato di icone semplici per il programma di utilizzo. Persino il programma di detergenza è inoltrabile e installabile da remoto. Oltre al lavaggio vi è l’asciugatura ma il fatto di utilizzare il medesimo sistema di controllo utilizzato nel lavaggio consente all’operatore di semplificare enormemente l’attività. Siamo nella sostanza riusciti a replicare su due macchine (lavaggio e asciugatura) il medesimo processo, stesse icone e scelte indipendentemente dalle macchine. I programmi possono essere automatici ma anche personalizzabili”.
Per quale motivo in Italia le tintolavanderie rispetto all’estero sono di più piccole dimensioni?
“Credo che ci siano in Italia difficoltà sia di natura burocratica sia alcuni limiti di natura logistica. È un dato di fatto che la centralizzazione del laboratorio permette un taglio dei costi operativi ottimizzando il lavoro ma è chiaro che la logistica deve essere fluida ed efficiente. All’estero vedo molta specializzazione ci sono in molti casi lavanderie che trattano solo capi sportivi, altre che si specializzano nel trattamento delle spugne. La parola d’ordine è specializzarsi. In Italia, invece, prevale un modello tradizionale in cui la clientela si affida volentieri alle tintolavanderie tradizionali poiché predilige il rapporto diretto e continuativo con il titolare dell’attività”.

TREVIL

Parliamo con Corinna Mapelli, comproprietaria di TREVIL, azienda che si occupa di tecnologia applicata allo stiro, la quale fa fotografia “sociologica” della realtà: “Ci sono attività di tintolavanderia all’interno delle città, ma anche realtà imprenditoriali in centri più piccoli. Cambiano i ritmi, le dinamiche e le necessità delle persone, ma anche la densità di popolazione. Basti pensare al problema dei parcheggi all’interno dei grandi centri urbani. La lavanderia artigianale è strettamente legata al tessuto sociale del territorio. I territori, così come la presenza imprenditoriale, sono molto variegati, e una risposta univoca non esiste. Sarebbe anche inopportuna e fuori luogo. Ci sono molte risposte e formule possibili. Una è quella, senza dubbio, dell’industria: con lavanderie di sola raccolta e distribuzione, propria e/o per conto terzi sul territorio, che affidano il lavaggio e lo stiro a grandi laboratori. In questo caso c’è oggettivamente lo sfruttamento delle economie di scala. Per noi produttori, lavorare con queste realtà è avvincente, in quanto alla maggiore capacità di investimento si associa anche un’attività di cosviluppo. Non svolgiamo solo un ruolo da fornitore, ma indossiamo l’uniforme del consulente. Sono imprenditori che hanno particolari esigenze, in primis quella dello sviluppo dell’attività, migliorando soprattutto le performance in termini di numero dei capi trattati. La realtà imprenditoriale del mercato della pulitintolavanderia è costituita da piccole attività, spesso con un organico ridotto e molto diffuse sul territorio. Anche alle piccole realtà artigianali è necessario fornire uno strumento di lavoro prestante, confortevole e durevole. La nostra policy è quella di fornire un prodotto con un contenuto qualitativo elevato, anche a fronte di richieste semplici. Questo è il nostro posizionamento sul mercato. Peraltro, la realtà di mercato è fatta dalla coesistenza di attività con grandi volumi, che forniscono servizi più standard, e altre in cui il servizio è più ricercato, per una clientela disposta a spendere qualcosa in più per un servizio più accurato.”

RENZACCI

Chiediamo a Marco Niccolini Global Sales And Marketing Director di RENZACCI, azienda produttrice di macchinari per il lavaggio a secco e ad acqua, la sua opinione su come concepisce la figura dell’imprenditore di Pulitintolavanderia e quali possano essere le chiavi di successo?
“Come Renzacci pensiamo sia necessario attrarre i potenziali investitori puntando ai canali di comunicazione frequentati maggiormente dai giovani, come i social media.
Per comunicare cosa?
Per dire nella sostanza due cose fondamentali. Innanzitutto, oggi, accostarsi alla pulitintolavanderia significa svolgere un’attività legata all’economia circolare ma anche ad un concetto di pulito inscindibilmente legato al benessere della persona. Siamo convinti che le tecnologie che mettiamo a disposizione del cliente e poi all’utilizzatore finale siano in grado di corrispondere a tutto ciò. La lavanderia è un’impresa di servizi che ha un ruolo cruciale in quanto tocca l’essenza di ogni individuo. Oltre a ciò che mangiamo e beviamo che cosa c’è di più intimo e personale di ciò che si indossa? Ci rivolgiamo ai giovani che devono pianificare il loro futuro, ma anche a coloro che devono riorganizzare la propria vita professionale facendo capire loro che questo settore è un ambito in cui innovazione, modernità e utilità del servizio debbono andare necessariamente a braccetto. Bisogna puntare ad un’attività che innovi, semplifichi e garantisca la qualità del servizio. Necessario trasformare dei negozianti old style in imprenditori di successo che puntino alla qualità del servizio. Come Renzacci abbiamo puntato sulle macchine a natural solvent, per intenderci il Biolavaggio a secco che necessariamente amplia il raggio di azione del “prodotto” trattabile: differenti capi di vestiario, borse, scarpe, ecc. Ma anche per quanto riguarda il lavaggio ad acqua la nostra tecnologia è caratterizzata da macchinari professionali e detergenza professionale per ottenere un risultato qualitativamente elevato. Un lavaggio ad acqua sensibile alla salvaguardia dell’ambiente ancora di più con Plastic Guard, il sistema di filtraggio di microplastiche Renzacci di cui andiamo particolarmente orgogliosi. Combinare l’impiego di tecnologia adeguata con la sostenibilità permette di accrescere la considerazione per il nostro mercato e contestualmente essere più attrattivi agli occhi delle nuove generazioni sia in termini di imprenditorialità sia in termini di ampliamento della clientela”.

MACPI

Eleonora Cartabbia Marketing Manager di MACPI GROUP, azienda che si occupa di stiro nell’ambito della lavanderia e della confezione, sostiene che “le tintolavanderie al giorno d’oggi per essere competitive debbano investire su automazione, tecnologia, macchine efficienti sia da un punto di vista produttivo che energetico ma anche fare investimenti su macchinari ergonomici che garantiscano postazioni di lavoro adeguate ai propri collaboratori. Macpi offre diverse soluzioni che raggruppano questi fattori garantendo maggior efficienza produttiva, ma senza rinunciare ad ergonomia e risparmio energetico. Avere macchinari ottimizzati ed efficienti permette di avere costi e consegne più competitive e pertanto avere un vantaggio sui competitor nel territorio. Tra i modelli di Macpi si possono trovare macchinari automatici come il Tunnel o macchinari organizzati in quattro stazioni di lavoro (carico - vaporizzazione - soffiaggio - scarico automatico) sia per camicia che per pantalone che restituiscono capi senza pieghe e pronti per la consegna. Molto semplici da utilizzare, grazie al sistema di soffiaggio attivo anche durante la rotazione dei manichini la tecnologia è progettata per ottimizzare ogni fase di lavoro garantendo un aumento della produttività raggiungendo lo stiro di 150 capi ora con un solo operatore e il drastico abbattimento dei tempi di fermo. Sono macchinari che sostituirebbero 4 manichini singoli che comporterebbero un consumo di circa 60 kW in totale, mentre le macchine automatiche a 4 stazioni ne consumano circa 15 kW. Oltre ad ottenere un aumento di produttività si consegue anche un risparmio energetico notevole. Infine garantiscono maggior ergonomia anche all’operatore il quale si deve occupare solo del carico del capo senza doverlo stirare a mano o comunque occuparsi dello scarico essendo macchinari che hanno uno scarico automatico. Altezza e struttura della macchina sono studiate per garantire movimenti non usuranti all’operatore e le macchine sono dotate di un sistema di ricircolo del vapore che oltre al recupero dello stesso garantiscono un luogo di lavoro più fresco per coloro che lavorano”.

ELECTROLUX PROFESSIONAL

“Come Consulente e Formatrice di ELECTROLUX PROFESSIONAL e contestualmente imprenditrice in questo settore penso che dare un buon servizio al cliente sia già un ottimo punto di partenza”, ci dice Maddalena Peccerillo. “Con la mia attività ho puntato al trattamento specifico anche dei capi di alta moda. Al momento tratto i capi unicamente con machine ad acqua utilizzando il wet-cleaning con le macchine Lagoon Advanced Care di Electrolux Professional. Ho pensato negli anni di diversificare l’attività ampliando l’offerta anche alla produzione e vendita di camiceria con il marchio del negozio e alle riparazioni sartoriali. È necessario che il cliente quando entra nel mio negozio possa trovare un servizio completo e di qualità. Con l’attività di lavanderia tratto circa 200 capi al giorno, anche molto particolari con materiali nuovi, colorati e inserti in pelle e tessuti misti. Sono capi anche molto costosi che devono essere trattati con cura. Un servizio elevato a prezzi adeguati. Servo da anni aziende di alta moda, come Max Mara, Luisa Spagnoli, che mi contattano per lavare capi particolari ma così anche i privati.
A Marco Oleoni, Sales Director Laundry Italy di ELECTROLUX PROFESSIONAL chiediamo: che cosa lo colpisce maggiormente in un’attività di lavanderia artigianale e cosa può fare la differenza?
L’attrattività del negozio in termini di layout e di buon profumo all’interno, attraggono senza dubbio la clientela. La diversificazione dell’attività, puntare su macchinari tecnologicamente avanzati e garantire uno standard di qualità elevato. Noi con il lavaggio ad acqua trattiamo anche gli abiti “delicati” dei professionisti che non solo devono essere puliti ma che hanno bisogno di essere anche rinfrescati ad acqua”, conclude Oleoni.

 

 

PONY

“Il trend prevalente è in direzione dei servizi e nei centri urbani il valore aggiunto è ritirare e consegnare la biancheria e i capi trattati direttamente a casa come avviene per la consegna della spesa settimanale da parte della grande distribuzione”, ci dice Andrea Astolfi Direttore Commerciale di PONY. Non esiste una ricetta valida e unica per tutto e per tutti, spesso la chiave di volta e/o la soluzione è data da un insieme di misure da adottare. La velocità di consegna e la puntualità sono fattori importanti. Il modello da considerare è quello delle consegne di Amazon che rientrano nel concetto di comodity e, dunque, la gestione del tempo diventa un fattore cruciale. Tutto ciò è possibile se c’è un buon volume di lavoro in sinergia con una opportuna politica dei prezzi applicati alla clientela. Da qui scaturisce la necessità da parte della lavanderia di puntare sull’automazione delle macchine in particolare per il trattamento delle camicie. Esistono anche in Italia innumerevoli casi di successo e di sviluppo anche partendo da realtà piccole che progressivamente sono cresciute e sono diventate sempre più grandi e importanti”.
Quali consigli?
“È necessario fare un passo alla volta dando un servizio che sia più possibile aderente alle richieste della clientela. Puntare sulla camicia perché rappresenta l’elemento più attrattivo sul quale creare altro volume di lavoro. Non esiste un’equazione che sia la chiave di sviluppo di queste attività. Partiamo dal tipo di servizi che si vogliono dare e poi anche dalla qualità. C’è stato un cambiamento “sociologico” negli ultimi anni che ha riguardato l’utilizzo degli abiti e della camicia. L’avvento del casual ha sparigliato il campo, così come lo sviluppo dello smart working in parte compensato dal fatto che spesso le unità familiari sono costituite da single e che sempre più spesso nelle nuove famiglie si è sempre meno disponibili a stirare. Come Pony ci siamo messi nell’ottica di fornire macchine automatiche, veloci e che garantiscano uno standard qualitativamente elevato. A fronte di un mercato che presenta notevoli problemi di offerta di manodopera qualificata, l’unico elemento in grado di sopperire a tale lacuna è l’automazione. E quindi come Pony dobbiamo dare la garanzia di fornire prodotti e macchinari che garantiscano performance elevate compatibilmente al risparmio energetico, visto che i prezzi energetici gravano sempre di più sulle aziende”, conclude Astolfi.

UNION

Incontriamo per UNION, azienda che si occupa di realizzare macchine per il lavaggio a secco, Gabriele Cuppini, Head Of Sales al quale formuliamo subito una domanda, come Union avendo una clientela internazionale, quali sono i trend e le esperienze prevalenti fuori dai confini nazionali? “In Italia rispetto all’estero la situazione è molto articolata, si parte, in sintesi dal budget a disposizione e dalle idee. Da qui scaturisce la considerazione della collocazione territoriale dell’attività, del budget plan, il bacino utenti e il target di riferimento. All’estero la situazione è molto diversa da Paese a Paese, ci sono aree in grande fermento come in Nord America e negli Emirati Arabi. In questi Paesi si combina la richiesta di un servizio con la grande disponibilità economica sia dal lato della domanda che dell’offerta. È necessario partire dal tipo di servizio richiesto stabilendo un prezzo congruo per i servizi. È assolutamente inutile mettersi in concorrenza con le attività di self service, la tintolavanderia deve offrire un servizio che rappresenti un valore aggiunto, puntuale e di qualità”.
Ma quale potrebbe essere la chiave di successo di un’attività imprenditoriale di questo tipo?
“Naturalmente la risposta deve essere studiata caso per caso e da Paese a Paese. Alcuni anni fa (ma avviene ancora oggi) abbiamo avuto come cliente un’azienda giapponese che trattava capi ricercati e di grande valore per i clienti da tutto il Giappone. Questa azienda intratteneva con i clienti un rapporto commerciale unico. Il ricevimento e la consegna della merce avvenivano solo per corrispondenza. Il modello è quello di Amazon che ha permesso loro di allargare enormemente il perimetro della loro attività. Consideri anche che nelle grandi città dove gli spostamenti sono proibitivi in termini di tempo con la raccolta e la riconsegna per corrispondenza si supererebbe alcune difficoltà dovute agli spostamenti fisici. Pensiamo alla TIDE modello “drive in” in franchising di alta gamma in voga negli Stati Uniti e che ormai da molti anni ha un grande successo in quanto incontra le esigenze dei consumatori americani. La TIDE negli Stati Uniti propone un servizio, un’immagine che è molto forte. Basti pensare allo sviluppo delle profumazioni legate al pulito e create appositamente da Procter & Gamble. Parliamo di laboratori creati con un investimento di 1 milione di dollari. Il franchising ha preso piede anche in Europa come ad esempio in Francia mentre in Italia è un modello che non riesce ancora a decollare”, conclude Cuppini. •

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