/ Magazine / Editoriale / Per rilanciare la politica industriale…
Marzio Nava
Il dado è tratto, come disse Cesare nel 49 a.c decidendo di varcare in armi il Rubicone. La sfida è stata lanciata o meglio la promessa è stata formulata dal ministro Adolfo Urso, “entro fine giugno ci saranno i decreti attuativi”.
Ma i decreti per attuare cosa? Transizione 5.0, si intende. È troppo tempo che il mercato sta aspettando auspicando che la misura rappresenti il combustibile necessario per rilanciare la politica industriale. Come messo sapientemente in luce dal nostro esperto Roberto Diaferia nelle pagine interne di Diritto, Fisco&Lavoro (il quale fornisce una ricostruzione completa del provvedimento), i tempi sono strettissimi e agli imprenditori, agli operatori e agli utenti interessati sale l’ansia
La dead line è il 31 dicembre 2025. È necessario adeguare le macchine ai nuovi criteri, spingere gli ordini, ottimizzare la produzione, consegnare le macchine e, dulcis in fundo, supportare il cliente nell’asseverazione del sistema. Cosa si intende per perizia asseverata?
La perizia asseverata è una relazione tecnica di conformità redatta da un perito esperto che attesta le caratteristiche tecniche, qualitative e quantitative di un bene strumentale al fine di usufruire delle agevolazioni previste. Tutto per evitare grattacapi e contestazioni post. Un elemento essenziale, l’asseverazione, per non incorrere in problemi futuri essendoci in ballo denaro sonante attraverso i crediti d’imposta. Al momento il piatto piange, la domanda dei macchinari è stagnante e i produttori galleggiano con difficoltà proprio a causa dell’incertezza. In economia l’incertezza è paralizzante in quanto è correlata all’assenza di informazioni. Incertezza che è geopolitica a causa del conflitto mediorientale, dell’Europa dell’est in fiamme e delle imminenti scadenze elettorali in Europa e negli Stati Uniti. Ma è anche incertezza regolatoria come abbiamo detto.
Transizione 4.0 è al lumicino e rimane un bel ricordo mentre Transizione 5.0 è in perenne attesa. A rendere difficile la situazione, per la vecchia 4.0, si è inserita la decisione del governo di prevedere l’obbligo di comunicazione preventiva del valore dell’investimento e della ripartizione del credito di imposta rispetto alle quote annuali – richiesta dalla Ragioneria di Stato – che ha destabilizzato il mercato e creato diffidenza tra gli imprenditori pur decisi a investire.
Del resto Transizione 5.0 prevede un credito d’imposta che può arrivare fino al 45% mentre il provvedimento per il 4.0 si ferma a quota 20%. E i due incentivi non possono essere cumulati. L’incertezza regna sovrana speriamo che l’estate porti un po’ di chiarezza
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