/ Magazine / Editoriale / Lavanderie industriali, da un’economia del ribasso a un’economia del valore?
Marzio Nava
Il lavoro nelle lavanderie industriali è invisibile, ma indispensabile. Senza di esso, ospedali, ristoranti, alberghi e industrie si fermerebbero.
Dietro ogni lenzuolo sterile e ogni divisa sanificata c’è una filiera produttiva complessa, sostenuta da migliaia di lavoratori. Un settore strategico che regge pezzi cruciali dell’economia reale, ma che continua a restare ai margini del dibattito pubblico.
Se ce ne fosse ancora bisogno, vale la pena ribadirlo con chiarezza: nelle lavanderie industriali che operano nella sanità non c’è spazio per ambiguità. Il loro ruolo è assoggettato alla disciplina dello sciopero nei servizi pubblici essenziali prevista dalla legge 146/1990. Una cornice normativa che non si limita a fornire indicazioni, ma impone obblighi stringenti. Prestazioni indispensabili, livelli minimi di servizio, contingenti obbligatori, precettazione: non sono formule astratte, né margini di interpretazione. Sono vincoli giuridici, imperativi operativi, condizioni non negoziabili. In altre parole, anche quando il conflitto sindacale esplode, il servizio non può fermarsi.
Passiamo ora al nodo lavoro. Ritmi serrati, temperature elevate, rumore costante, mansioni ripetitive: la quotidianità delle lavanderie industriali è fatta di fatica fisica e pressione produttiva. A fronte di questo, il riconoscimento economico e professionale è spesso limitato. Salari contenuti, precarietà contrattuale e scarse prospettive di carriera alimentano insicurezza, turnover e perdita di competenze. Eppure, proprio qui si gioca una partita decisiva: l’automazione e la digitalizzazione stanno trasformando il settore, offrendo nuove opportunità per migliorare produttività, sicurezza e attrattività del lavoro.
Sul fronte economico, il quadro è altrettanto complesso. Le lavanderie industriali operano in un contesto di costi in costante crescita: energia, acqua, prodotti chimici, manutenzione. In un settore fortemente energivoro, ogni oscillazione dei prezzi si traduce in un impatto diretto sui margini. A questo si aggiunge una concorrenza spesso fondata sul ribasso dei prezzi, che comprime la redditività e frena gli investimenti in innovazione, qualità e sicurezza. Il risultato è un paradosso: un settore essenziale costretto a lavorare con margini sempre più sottili.
La transizione ambientale rappresenta un’ulteriore sfida. Riduzione dei consumi idrici, contenimento dell’impatto chimico, rispetto di standard sanitari sempre più stringenti: la sostenibilità non è più un’opzione, ma una condizione di sopravvivenza. Per alcune imprese è un’opportunità strategica, per altre un costo difficile da sostenere. In ogni caso, è una linea di confine che separa chi investe nel futuro da chi rischia di restare indietro. Uscire da questa impasse richiede una visione industriale. Investire nel capitale umano, migliorare le condizioni di lavoro, valorizzare le competenze. In questo numero di Detergo abbiamo intervistato sulla “questione lavoro” giuslavoristi, produttori e lavanderie industriali convinti come siamo che le difficoltà vanno superate insieme ed in modo sistemico.
Accelerare sull’innovazione tecnologica e sulla digitalizzazione. Superare la logica della competizione basata esclusivamente sul prezzo per costruire un modello fondato su qualità, sostenibilità e responsabilità sociale.
In altre parole: passare da un’economia del ribasso a un’economia del valore. Il futuro delle lavanderie industriali si gioca su questa trasformazione. Perché un settore che lavora nell’ombra può continuare a sostenere l’economia solo se smette di essere invisibile anche nelle scelte strategiche.
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