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GESTIONE INTEGRATA DELL’ACQUA NEI PROCESSI TESSILI, IMPATTO AMBIENTALE E RECUPERO ENERGETICO

di 
MARZIO NAVA

 

Nel tessile, la gestione dell’acqua sta diventando un tema centrale di innovazione e competitività. Tintura, lavaggio e finissaggio richiedono risorse significative e producono reflui complessi, rendendo indispensabile un approccio che superi la logica della sola depurazione. Ridurre i consumi, recuperare e riutilizzare l’acqua di processo, ottimizzare i trattamenti: sono oggi passaggi chiave per contenere l’impatto ambientale. A questa sfida si aggiunge quella energetica, con la possibilità di recuperare calore dai reflui e valorizzare i sottoprodotti dei processi. La gestione integrata di acqua ed energia apre così la strada a un modello più circolare, efficiente e sostenibile, capace di trasformare un’esigenza ambientale in un’opportunità industriale. Qual è la quadratura del cerchio della gestione dell’acqua nella cura del tessile? Una domanda a cui chiediamo la risposta in particolare a player che realizzano macchine per il lavaggio, imprese della detergenza professionale e del trattamento dell’acqua ci dicono la loro

MONTEGA

Conciliare igiene, tutela dei tessuti e sostenibilità è oggi una delle principali sfide nel lavaggio industriale e domestico. Per Walter Montanari Amministratore Delegato MONTEGA Srl, azienda di Misano Adriatico che si occupa di sviluppare prodotti per la detergenza professionale, la “quadratura del cerchio” passa da una gestione più efficiente dell’acqua, risorsa indispensabile per rimuovere sporco e contaminanti ma sempre più preziosa. “Ridurre i litri d’acqua per chilogrammo di tessuto non significa semplicemente accorciare i consumi”, spiega Montanari. “Occorre preservare l’azione meccanica, l’efficacia dei detergenti e la capacità di eliminare correttamente i residui nelle fasi di risciacquo. Il tema è anche energetico: meno acqua da riscaldare significa infatti minori consumi, costi ed emissioni. A questo si aggiunge la necessità di contenere l’impatto degli scarichi, attraverso cicli ottimizzati, dosaggi calibrati e sistemi di filtrazione capaci di intercettare anche parte delle microfibre, particolarmente rilevanti nel caso dei tessuti sintetici. La vera innovazione, dunque, non consiste nel “lavare con meno acqua”, ma nel gestire meglio l’intero processo. Impianti efficienti, detergenti ad alte prestazioni, recupero delle acque e sistemi di controllo consentono di utilizzare solo le risorse realmente necessarie, mantenendo elevati gli standard di pulizia e protezione dei tessuti”.

ITALHYDRO

A Luca Dal Lago, Amministratore e Responsabile Tecnico/Commerciale di ITALHYDRO, azienda specializzata nel trattamento dell’acqua anche in lavanderia industriale poniamo alcune domande specifiche.

Quali sono oggi i principali ostacoli al riutilizzo dell’acqua nei processi di lavaggio tessile?

“Il primo è ancora il costo della materia prima. In Italia l’acqua, nonostante gli aumenti degli ultimi anni, ha un costo relativamente basso rispetto ad altri Paesi europei. Chi dispone di pozzi autorizzati, quindi, può avere meno convenienza a investire nel recupero. Al contrario, stanno crescendo i costi di scarico, rendendo sempre più interessante ridurre i volumi di refluo. Conta anche la dimensione dell’impianto: all’aumentare dei quantitativi trattati, l’investimento incide proporzionalmente meno”.

Quali tecnologie utilizzate?

“Noi lavoriamo con sistemi a membrane, cioè tecnologie a taglio molecolare, che consentono di ottenere un’elevata qualità dell’acqua recuperata. In base alle caratteristiche dell’impianto, possiamo intervenire dopo un trattamento biologico oppure utilizzare sistemi a membrane anche nella fase di depurazione. Possiamo recuperare tra il 60 e il 70% di acqua. In alcuni casi arriviamo all’85%, ma aumentando il recupero crescono anche investimento e consumi energetici. La scelta va quindi calibrata sulle esigenze dell’azienda e sulla disponibilità e la natura dell’acqua. Se correttamente trattata, l’acqua, può essere riutilizzata anche continuativamente e, in alcuni casi, presenta caratteristiche migliori dell’acqua di rete in termini di salinità e durezza. Un parametro fondamentale da monitorare è la conducibilità, che consente di controllare la salinità e verificare il corretto funzionamento del processo”.

Acqua ed energia possono essere recuperate insieme?

“Assolutamente. L’acqua di scarico può raggiungere anche 60-65 °C: attraverso scambiatori di calore recuperiamo parte di questa energia per preriscaldare l’acqua di rete o quella recuperata. Inoltre, l’acqua recuperata mantiene una temperatura superiore a quella di rete, offrendo un ulteriore contributo al risparmio energetico. Infine, lavoriamo sull’ottimizzazione dei consumi attraverso inverter, sensoristica e sistemi di controllo”.

RENZACCI

La gestione integrata dell’acqua è sempre più centrale nei processi tessili, soprattutto nel lavaggio.

Qual è oggi la principale criticità e come può trasformarsi in opportunità industriale?

Marco Niccolini, Global Sales & Marketing Director di RENZACCI SpA, ci dice: “la priorità è consumare meno acqua possibile e, allo stesso tempo, restituire al sistema la maggiore quantità possibile di acqua pulita. La vera sfida è individuare le tecnologie più efficaci per raggiungere entrambi gli obiettivi. Nel lavaggio interveniamo sui consumi attraverso sistemi di dosaggio precisi, programmi personalizzati e tecnologie capaci di adattare il ciclo al tipo e alla quantità di tessuto. Ma non basta consumare meno: bisogna recuperare e riutilizzare l’acqua. Il recupero deve essere integrato nella macchina, senza richiedere spazi aggiuntivi significativi. Con sistemi come EcoCare Renzacci recuperiamo l’acqua direttamente nel processo, garantendone anche la qualità, per evitare problemi legati a batteri, impurità e residui chimici. I programmi devono inoltre essere calibrati sul peso dei capi, sul tessuto e sul tipo di lavaggio. Un altro tema fondamentale è la qualità dell’acqua restituita all’ambiente. Per questo è indispensabile collaborare con i produttori di prodotti chimici e lavorare sull’intera filiera. Da molti anni siamo impegnati anche nella riduzione delle microplastiche. Con Plastic Guard puntiamo a rendere la filtrazione sempre più accessibile. È per noi un investimento in ricerca, innovazione e sostenibilità”.

In che modo il recupero del calore può contribuire a ridurre i consumi energetici?

“Anche il recupero del calore è decisivo. Con Special One abbiamo integrato lavaggio e asciugatura, utilizzando acqua già preriscaldata, fino a circa 40 °C, e riducendo così l’energia necessaria per raggiungere la temperatura richiesta”.

Come coniugare qualità, risparmio, sostenibilità e competitività?

“Servono soprattutto ricerca, sviluppo e formazione. La tecnologia deve ridurre consumi, recuperare risorse e garantire la qualità, ma deve essere anche utilizzata al massimo delle sue potenzialità. Per questo produttori e utilizzatori devono collaborare e investire nella formazione. Solo così la sostenibilità può diventare non un semplice obiettivo ambientale, ma un concreto fattore di efficienza e competitività industriale”.

IMESA

La gestione dell’acqua è ormai una delle sfide centrali per il tessile. Per Alessia Miotto, Amministratore Delegato di IMESA SpA, la risposta passa da un cambio di paradigma: dalla logica del consumo a quella del ciclo, integrando acqua, energia, tecnologia e dati.

Conciliare efficienza e sostenibilità…

“Significa innanzitutto ridurre il fabbisogno all’origine e utilizzare solo l’acqua realmente necessaria. Poi viene il riuso: l’acqua proveniente da alcune fasi può essere recuperata e destinata a processi meno esigenti. Sistemi di filtrazione e trattamento, comprese le tecnologie a membrane, permettono oggi di recuperare quote molto elevate di acqua. Ma non conta inseguire la percentuale più alta: bisogna valutare anche energia, costi e impatto complessivo”.

E il risparmio energetico come si inserisce in questo contesto?

“Acqua ed energia sono due facce dello stesso problema. Riscaldare l’acqua richiede energia e, quando la scarichiamo calda, disperdiamo entrambe le risorse. Per questo il recupero termico è strategico: il calore dell’acqua in uscita può essere recuperato e utilizzato per preriscaldare i cicli successivi”.

Questo così detto circuito virtuoso in lavanderia si ferma qui?

“No, può estendersi ad aria calda, vapore, asciugatura e finissaggio. La domanda non è più soltanto quanta acqua consumi una macchina, ma quante risorse servono per trattare un chilogrammo di tessile”.

La tecnologia in tutte le sue espressioni può avere un ruolo rilevante in quest’ottica?

“Senza dubbio. Sensoristica, automazione e software trasformano la macchina in un sistema intelligente. Possiamo misurare acqua, energia, tempi, detergenti e performance. E non possiamo migliorare ciò che non siamo in grado di misurare. La prospettiva successiva è l’Intelligenza Artificiale: analizzando i dati, può riconoscere anomalie, ottimizzare i cicli e supportare la manutenzione predittiva”.

ÈCOSÌ

“Nel trattamento professionale del tessile, l’acqua non è più soltanto una risorsa da utilizzare e depurare a fine processo: è un elemento centrale dell’efficienza produttiva”, ci dice Antonio Ciccarella, Laundry Division Manager. “Per questo ECOSI affianca alla proposta di prodotti chimici specifici, formulati in funzione delle esigenze del cliente e delle caratteristiche dell’acqua utilizzata, soluzioni e sistemi tecnologici capaci di intervenire sull’intero processo. È in questa logica che nasce WOS+, la soluzione dedicata al recupero delle acque di processo, sviluppata per ridurre i prelievi, ottimizzare i consumi e reimmettere acqua recuperata nel ciclo produttivo. Recuperare acqua significa diminuire il fabbisogno di nuova risorsa e ridurre i volumi da trattare, migliorando l’efficienza complessiva dell’impianto. A questa visione si affianca Microcapta System, il sistema che utilizza la tecnologia Captoplastic per intercettare e catturare fino al 98% delle microplastiche e microfibre che possono riversarsi negli scarichi e nei fanghi. Grazie a una partnership strategica, ÈCOSÌ detiene l’esclusiva per il mercato italiano della tecnologia Captoplastic”.

Quindi un sistema integrato di gestione dell’acqua…

“WOS+ e Microcapta System esprimono così un approccio che va oltre il prodotto chimico: chimica, tecnologia e conoscenza del processo lavorano insieme per valorizzare gli impianti dei clienti, migliorarne le performance e ridurne l’impatto ambientale. Una gestione integrata dell’acqua che trasforma una criticità in una leva concreta di efficienza e innovazione”.

ELECTROLUX PROFESSIONAL

Ridurre il consumo d’acqua, limitare la dispersione di microplastiche e, allo stesso tempo, contenere i consumi energetici. È questa la direzione indicata da Electrolux Professional per rendere più sostenibile e competitiva la manutenzione tessile. Marco Oleoni, Sales Director Laundry Italia di ELECTROLUX PROFESSIONAL SpA, intervenuto sul tema, racconta le soluzioni sviluppate dall’azienda per affrontare una delle principali criticità del lavaggio professionale: la gestione dell’acqua. “Abbiamo la possibilità di fornire alla lavanderia un sistema innovativo per eliminare le microplastiche dall’acqua. Si tratta di CoralCare, una tecnologia di microfiltrazione e riciclo che collegata a una o più lavatrici, ne analizza in tempo reale l’acqua scaricata, separando quella da rilasciare nelle condotte fognarie da quella che può essere nuovamente riutilizzata. Il sistema punta a ridurre fino al 90% la presenza di microplastiche e consente di recuperare fino ad massimo del 50% dell’acqua scaricata, una percentuale che dipende dalla qualità dell’acqua trattata. Un approccio che affronta contemporaneamente due questioni: la protezione dell’ambiente e la riduzione del consumo di una risorsa sempre più strategica per l’industria. La sostenibilità passa però anche dalla fase successiva al lavaggio. Con la nuova generazione di lavatrici professionali, Electrolux Professional interviene infatti sulla centrifugazione per ridurre l’umidità residua nella biancheria. La nuovissima gamma di lavatrici Compact Power della Generazione 7000, porta il fattore G da 450 a 600, consentendo di passare da un’umidità residua del 45% al 40%. Quel 5% in meno può sembrare poco, ma è tantissimo”, sottolinea Oleoni. Meno acqua trattenuta nei tessuti significa infatti meno tempo necessario per l’asciugatura e, di conseguenza, minori consumi energetici. La strategia è quindi agire sull’intero processo: utilizzare meno acqua nel lavaggio, estrarne una quantità maggiore durante la centrifuga e ridurre l’energia necessaria nella fase di asciugatura. È una logica che lega innovazione tecnologica, efficienza e sostenibilità: non sacrificare la qualità del risultato, ma ottenere lo stesso livello di performance utilizzando meno risorse. “Non è la stessa lavatrice di vent’anni fa”, osserva Oleoni: “per Electrolux Professional, la competitività passa anche dalla capacità di ripensare ogni fase del processo produttivo in chiave più efficiente”.

CHT GROUP

Con oltre 300 sistemi UV-C installati nelle lavanderie, SMART UV POWER rappresenta una soluzione concreta per rendere più efficienti e sostenibili i processi di cura dei tessuti. Ne parliamo con Pascal Kienle, Global Portfolio Manager Textile Care di CHT GROUP.

Quali esigenze del settore risponde SMART UV POWER?

“La tecnologia nasce dall’esigenza di combinare prestazioni di lavaggio e sostenibilità. Integrando chimica e fisica, permette di ridurre consumi di acqua, energia e prodotti chimici, mantenendo elevati standard qualitativi”.

Qual è il suo principale elemento distintivo?

“SMART UV POWER consente di ridurre la temperatura e il dosaggio dei prodotti chimici senza aumentare né l’azione meccanica né i tempi di processo. È un’evoluzione del tradizionale cerchio di Sinner. Il sistema è inoltre certificato VAH a 60 °C con perossido di idrogeno. Inoltre, l’impiego della tecnologia UV-C contribuisce a migliorare la qualità delle acque reflue, riducendo COD e TOC. A questo si aggiungono il minor utilizzo di prodotti chimici e la riduzione dei rilavaggi”.

Come agisce l’UV-C durante il lavaggio?

“L’energia UV-C attiva il perossido di idrogeno, consentendo di abbassare la temperatura da 70 °C fino a 60 °C o, in determinate condizioni, a 40-50 °C, senza ricorrere a cloro o peracidi. Le prestazioni restano elevate: ottima rimozione di sporco e macchie, fino al 30% in meno di prodotti chimici, elevati valori di bianchezza e un minore impatto sulle fibre. La combinazione di UV-C e perossido di idrogeno garantisce inoltre un’efficace azione disinfettante”.

Qual è, quindi, il valore della tecnologia per il futuro del settore?

“Rendere il processo più efficiente significa consumare meno risorse senza compromettere qualità e igiene. È questo il contributo di SMART UV POWER a un modello di textile care più sostenibile”.

DALMON WATER SOLUTIONS

Passiamo ora ad un altro operatore del trattamento acque, DALMON WATER SOLUTIONS, e parliamo con Giorgio Longo, Technical Dept dell’azienda. “Oggi il principale ostacolo al riutilizzo dell’acqua nei processi di lavaggio tessile non è un singolo fattore, ma l’equilibrio tra qualità richiesta, variabilità dei reflui, consumi energetici e complessità impiantistica. La qualità dell’acqua è però determinante: colore, tensioattivi, sostanza organica e sali devono essere controllati in funzione del processo e del tessuto trattato”.

La tecnologia più efficace secondo voi?

“Le tecnologie più efficaci prevedono generalmente una combinazione di trattamenti: filtrazione e chiarificazione per la rimozione dei solidi, trattamenti biologici o ossidativi per la sostanza organica, membrane (in particolare ultrafiltrazione e osmosi inversa) per ottenere acqua di elevata qualità. Per il colore possono essere impiegati processi di ossidazione avanzata o sistemi specifici di assorbimento. La scelta dipende sempre dalla composizione del refluo e dal livello di qualità richiesto”.

L’acqua può essere recuperata?

“In condizioni adeguate, è realisticamente possibile recuperare una quota significativa dell’acqua di processo, anche nell’ordine del 70-90%. Non esiste però una percentuale ottimale il vero obiettivo è individuare il massimo recupero economicamente ed energeticamente sostenibile. L’acqua recuperata può essere reimmessa direttamente oppure miscelata con acqua fresca, in funzione della qualità ottenuta e della sensibilità del processo. Nei cicli ripetuti è fondamentale monitorare parametri come conducibilità, pH, colore, torbidità, COD e carica microbiologica, evitando accumuli che potrebbero alterare il lavaggio o il tessuto. L’integrazione tra recupero idrico e energetico rappresenta un ulteriore passo avanti: recuperare contemporaneamente acqua e calore consente di ridurre sia i prelievi sia i consumi termici, migliorando l’efficienza complessiva dell’impianto. La vera “quadratura del cerchio” non è quindi il massimo recupero in assoluto, ma il punto di equilibrio in cui risparmio idrico, qualità del processo, energia, affidabilità e sostenibilità economica convergono. È questo, a nostro avviso, il vero obiettivo di un sistema di recupero industriale”.

 

DETERGO MAGAZINE # OTTOBRE 2026

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