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Dalla denatalità alle difficoltà a reperire forza lavoro, quale futuro?

Marzio Nava

Mundus bellis turbatus dicevano i romani a proposito dei focolai di guerra in giro per il mondo. Da est al medio oriente la tensione è a livelli altissimi e i cieli di queste aree del mondo sono tutti un bagliore, presagio di morte e disperazione.

In un mondo così in subbuglio è complicato pianificare le attività d’impresa e fare girare l’economia senza grossi scossoni. I riflessi nefasti dei conflitti si vedono già sui prezzi dei carburanti alla pompa di benzina ma arrivano anche “lancia in resta” determinando un’innalzando dei prezzi per tutte le fonti energetiche. Ci sono delle preoccupazioni cicliche e congiunturali come le guerre ad impensierire l’economia e i mercati ma ci sono anche elementi e criticità strutturali. Nel nostro Convegno a Maranello (Modena) 23-25 maggio, in preparazione di EXPODETERGO INTERNATIONAL 2026, nei momenti dedicati all’approfondimento tematico per la lavanderia artigianale e lavanderia industriale, ciò che è emerso in tutta la sua dirompenza è la difficoltà a reperire personale qualificato a lavorare in lavanderia. Una piaga che affligge sia la piccola che la grande lavanderia industriale. In modo differente si cerca di fare fronte ai picchi di attività. L’automazione e l’innovazione tecnologica riescono a colmare solo in parte questa mancanza.

Da cosa scaturisce questa strutturale difficoltà? Come sostiene da molti anni il giuslavorista Pietro Ichino le criticità del mercato del lavoro sono dovute ad un difetto di formazione, informazione e mobilità: in sintesi, da una mancanza o sistematica difficoltà a formare personale qualificato, ma anche ad un difetto di matching tra domanda e offerta di lavoro e, in ultimo, anche ad una scarsa disponibilità del lavoratore (per molti motivi) a spostarsi anche di molto per cercare lavoro. Come è emerso anche nel corso del dibattito, sul banco degli imputati, in primis, va messo il mutamento demografico, e in particolare il calo della natalità. “Se nascono sempre meno bambini e chiudiamo le frontiere agli immigrati, l’Italia non avrà più gambe per camminare né risorse per assicurare reddito e cure ai propri anziani”, ci dice il prof. Maurizio Ferrara dalle Colonne del Corriere della Sera.

Le cause sono diverse e il problema non è di facile ed immediata soluzione. I progetti di vita e le libertà di scelta di fare figli o meno fanno parte della libera consapevolezza delle persone, tuttavia generano squilibri sociali rilevanti. Il peso crescente dei vecchi e il crescente schiacciamento dei giovani sono evidenti. Sappiamo che si tratta di un trend mondiale. A conferma del nostro essere un’unica entità che reagisce in modo simile a stimoli simili, questo trend ha già contagiato la Cina, l’India e arriverà anche in Africa. Quindi? I tentativi di invertire la tendenza vanno messi in atto. Primo, aiutare subito gli anziani non autosufficienti (10 milioni in Italia) per rispondere a bisogni sempre più acuti, in particolare per chi vive solo. Secondo, sostenere la genitorialità realizzando il piano nidi del PNRR e contestualmente rafforzando la conciliazione vita/lavoro.

La questione è oggettivamente spinosa e di non facile soluzione, come detto, se non con terapie d’urto. Non ci resta al momento che affrontare la questione abbozzando un sorriso e ricordando quello che disse la nota attrice italiana di “Roma città aperta” Anna Magnani, “Non togliermi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care”.

 

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