/ Magazine / Altri articoli / Lavanderia Italia a Genova, quando l’industria è memoria!
di
MARZIO NAVA
Una storia tutta genovese che ha come protagonista Lavanderia Italia ubicata ai tempi nel porto di Genova, ma anche Servizi Italia, lavanderia appartenente al Gruppo Coopservice che all’inizio degli anni 2000 ne ha acquisito la proprietà. Dal porto di Genova a Bolzaneto, dalla Lavanderia Italia a Servizi Italia, dal servizio esclusivo per le navi al servizio dedicato alla sanità. Evoluzione della specie, del mercato ma soprattutto cambio di proprietà e svolta nella mentalità manageriale. Dal 2003 la vecchia lavanderia Italia è stata acquisita ma solo dal 2011 la lavanderia si sposta a Bolzaneto, luogo forse meno evocativo ma molto più funzionale dal punto di vista logistico.

Ne parliamo con Chiara Peterlini, Responsabile della Comunicazione di Servizi Italia - colei che ha avuto l’idea e la pervicacia di valorizzare la memoria - che ci racconta storia e aneddoti della Lavanderia Italia nel porto di Genova.
“Lavanderia Italia è nata all’inizio del secolo scorso quindi ha operato a pieno regime già dall’inizio del ‘900 quando fare i lavandai era lavoro duro, faticoso, prevalentemente manuale, senza alcun aiuto tecnologico. Una lavanderia al servizio delle navi mercantili ma anche dei transatlantici che facevano la spola fra Genova e l’America”.
Da dove ha preso le mosse l’idea di imbastire questo docufilm su una lavanderia (nel Porto che oggi da molti anni non esiste più?)

“Guardando vecchie fotografie della lavanderia del Porto con donne che sedute a terra erano intente a dividere le lenzuola ma anche a preparare il cordame e a pulire l’argenteria, lavori che non rientrano propriamente nel menage di una lavanderia industriale. Siamo riusciti a comporre il nostro docufilm grazie alle autorizzazioni dell’autorità portuale ma oggi gli edifici che ospitavano la lavanderia sono ai limiti dell’agibilità e stanno cadendo a pezzi”.
Cosa sarà di quello spazio fronte mare?
“Se ne è discusso moltissimo, dall’idea di realizzare un’area museale all’ipotesi che Renzo Piano potesse progettare delle residenze di lusso, ma fino ad oggi – a quanto ne so – nulla si è mosso. Per una realtà industriale come la nostra è importante preservare la propria storia e questo progetto va esattamente in quella direzione: valorizzare i ricordi e la memoria della lavanderia del porto. Una piccola realtà a dimensione familiare i cui racconti ci hanno permesso di raccogliere molte tessere, di rimettere insie- me un mosaico fatto di persone, relazioni lavorative, aneddoti, storia e dinamiche di realtà produttiva”. Fatica, orgoglio, successi, difficoltà, un crogiuolo di passioni e aspirazioni, uno spaccato eloquente di vita vissuta, prevalentemente lavorativa. “L’ispirazione mi è venuta ascoltando il podcast di Luca Bizzarri “La ballata dell’Andrea Doria” perché poi, in effetti, nella lavanderia del Porto venivano lavate le lenzuola proprio dell’Andrea Doria.
Allora ho deciso di raccogliere informazioni, documenti, testimonianze. Sono stata alla Biblioteca Civica Berio che è la biblioteca centrale del Comune di Genova, e sfogliando e risfogliando il Corriere Mercantile ho raccolto tutto ciò che mi era utile per iniziare questa impresa culturale. Orari, tratte e viaggi dei transatlantici a Genova.
Ho messo insieme un racconto intervistando il Monsignor Luigi Molinari, allora responsabile della fondazione A.R.M.O., Assistenza Religiosa Morale Operai, cappellano del lavoro il cui obiettivo era quello di promuovere, supportare e tutelare i lavoratori secondo la visione cattolica. Anche l’Autorità portuale del mar Ligure occidentale ci ha concesso alcune autorizzazioni e anche documenti che ci hanno consentito di dare corpo e ossigeno al nostro progetto”.
Avete incontrato delle difficoltà nel reperire materiale, documenti e testimonianze?
“La parte più difficile è stata quella di rintracciare le persone che volessero raccontare le loro esperienze perché alcuni avevano collocato i loro vissuti lavorativi in lavanderia nelle riserve della memoria mantenendo una sorta di ritrosia a rivelarli, altri, invece, ci hanno fornito un grande contributo e si sono aperti al racconto.
Il docufilm è stato poi regalato alla città, alle istituzioni, alle autorità, l’obiettivo di Servizi Italia era quello di preservare e valorizzare un pezzo della storia della città di Genova. L’abbiamo presentato quest’anno anche al Premio Film d’impresa e siamo stati selezionati fra oltre 200 docufilm per essere votati da una giuria popolare e anche se alla fine non siamo arrivati fra i tre titoli finalisti questo risultato è già stato per noi un grande successo e riconoscimento”.

Cosa rimane di quell’esperienza per certi versi epica?
“Lavanderia Italia come abbiamo già detto non c’è più da molti anni. Oggi la lavanderia di Bolzaneto serve gli ospedali di Liguria, Piemonte, Emilia Romagna e parte della Lombardia processando circa 13 mila tonnellate di capi l’anno con un organico di 340 dipendenti. Certo è cambiata la ragion d’essere, la proprietà, la collocazione logistica, il modo di lavorare, però noi di Servizi Italia siamo riusciti a preservare almeno la memoria, un ponte che mantiene vivo il legame con la nostra storia e con il territorio che ci ha visti crescere”, conclude Chiara Peterlini.
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